È stato lanciato il primo tribunale AI per testare le affermazioni fatte dai media. Il suo nome è Objection e l’obiettivo del fondatore, Aron D’Souza, è quello di offrire a tutti un modo «rapido, conveniente e basato sull’evidenza di contestare le dichiarazioni» fatte da giornalisti. Un progetto che si propone come rivoluzionario a favore della verità oggettiva contro qualunque tipo di fake news. Una crociata quella di D’Souza, che prima del lancio di questa piattaforma, era famoso per due vicende: il suo ruolo nella campagna legale che ha portato al fallimento del tabloid di gossip Gawker Media e per essere il fondatore degli “Enhanced Games”, le Olimpiadi del doping. A sostenere questo progetto ci sarebbe anche Peter Thiel, il miliardario fondatore di Palantir technologies e molto vicino agli ambienti conservatori.
Il funzionamento

Oggettività, obiettività e convenienza. Sono questi i tre principi cardini sui quali Objection vuole lavorare. «Oggi, chiunque può pubblicare accuse. Quasi nessuno può permettersi di sfidarli. Objection lo cambia». L’imprenditore ha preso quanto imparato durante il caso Gawker Media e lo ha applicato al sistema digitale, creando una procedura replicabile e riutilizzabile. Sarebbero sufficienti – riporta Fanpage – duemila dollari per poter usufruire del servizio, molto meno rispetto a quanto richiesto da una vera causa legale per diffamazione, che può durare anche anni.
Ma come funziona? Chi si rivolge ad Objection deve presentare l’articolo incriminato. Questo viene esaminato da un team di esperti – umani – che indagano il documento riga per riga e la sua storia. Il giornalista può rispondere all’obiezione allegando tutti i dati su cui si è basato il suo lavoro, includendo anche le fonti anonime. L’AI mette a confronto le argomentazioni ed emette un verdetto finale. Secondo il fondatore l’intelligenza artificiale applicherebbe la legge sempre in modo coerente, a differenza dei giudici umani che lo farebbero solo la metà delle volte.
La questione sulla libertà di stampa
Il sito di Objection risulta in aggiornamento e accedendo compare la frase «A causa dei feedback ricevuti, stiamo ricostruendo il progetto per un futuro basato su rigore epistemico e fonti primarie. Restate sintonizzati per gli aggiornamenti». Sullo sfondo un volto femminile, creato con l’AI, con due occhi marroni che si muovono in modo artificiale. A voler esser maliziosi non può che tornare alla mente la celebre frase di Orwell «Il Grande Fratello vi guarda». Un pensiero che allontana dalla propagandata oggettività e terzietà, ma – come scrive Fanpage – «ci sono diversi elementi che sono un’evidente minaccia all’autonomia del lavoro giornalistico».
Ci sono diversi dubbi sulle valutazioni del software alle argomentazioni prodotte dai giornalisti: secondo Techcrunch – un blog statunitense sulla tecnologia e startup – documenti ed email ufficiali avranno un peso maggiore rispetto alle fonti anonime. Le informazioni ottenute in questo modo sono alla base del giornalismo d’inchiesta. Inoltre costringere a rivelare una fonte anonima significa togliere al giornalista gli strumenti più importanti del suo lavoro e anche mettere a rischio la vita professionale e privata delle fonti stesse.