La sfuriata di Florentino Pérez nello spogliatoio della squadra dopo la sconfitta con il Bayern in Champions. Kylian Mbappé che diserta le sessioni di recupero per una fuga in Sardegna. Una petizione online con più di 44 milioni di firmatari che chiede la cacciata dell’attaccante francese «per il bene del Real Madrid». Due allenatori in una sola stagione e l’ombra di un terzo per la prossima annata. Due risse in due giorni, in particolare quella di ieri, 7 maggio, tra Tchouaméni e Valverde, con quest’ultimo che sarebbe stato portato in ospedale privo di conoscenza: è l’episodio più grave che si è mai verificato a Valdebebas nella storia del club stando a quanto riportano i media spagnoli.
Il Real Madrid si appresta a concludere la seconda stagione consecutiva senza titoli in una situazionecompletamente allo sbando. Lo spogliatoio è fuori controllo, con uno scontro frontale tra il presidente dei blancos e la squadra. Le merengues sono nel caos più totale e domenica 10 maggio c’è El Clásico, dove gli eterni rivali del Barcellona si giocano il primo match point per il titolo de La Liga. Un eventuale trofeo alzato in faccia da parte dei blaugrana potrebbe essere la miccia per l’esplosione definitiva dell’ambiente Real.
La ricostruzione
Quello che è accaduto a Valdebebas si è sviluppato in due giorni, con una dinamica che ha dell’incredibile per un club del calibro del Real Madrid. Il mercoledì, 6 maggio, c’era già stato un primo diverbio in allenamento tra Tchouaméni e Valverde, il capitano dei blancos. La situazione poi era rientrata senza conseguenze, solo un diverbio verbale tra i due.
Il giorno successivo, il 7 maggio, il francese aveva teso la mano a Valverde cercando una riconciliazione. L’uruguaiano ha rifiutato la stretta, lo ha ignorato, e da quel momento la tensione è schizzata alle stelle. Durante la sessione di allenamento, Valverde avrebbe continuato a fare falli duri e reiterati sul francese, convinto che fosse stato proprio Tchouaméni a far trapelare alla stampa il diverbio del giorno prima. Il centrocampista, stanco delle provocazioni, ha ricominciato a rispondere. La spirale è degenerata fino a quando, all’ingresso degli spogliatoi, i due sarebbero passati apertamente alle mani.
Il caso
Le versioni su chi abbia colpito per primo divergono, ma secondo testate vicine al club, come El Chiringuito e Marca, Valverde sarebbe caduto a terra e avrebbe battuto la testa come conseguenza della rissa con il compagno di squadra. Secondo alcune ricostruzioni, El Pajarito avrebbe perso conoscenza, riportando un trauma cranioencefalico diagnosticato successivamente in ospedale.

Il club ha aperto procedimenti disciplinari per entrambi, li ha trattenuti a Valdebebas per una riunione d’urgenza e ha emesso un comunicato ufficiale volutamente asettico, come se si trattasse di un infortunio qualunque. Valverde ha poi provato a ridimensionare tutto con un post su Instagram. L’uruguaiano negando i pugni e attribuisce la ferita a una caduta accidentale contro un tavolo. Al contempo accusa qualcuno dello spogliatoio di aver «corso veloce col pettegolezzo». Il che, paradossalmente, ha confermato la profondità del clima di sospetto e tradimento interno.
La partenza di figure storiche come Kroos, Modric, Nacho e Lucas Vázquez non può non essere una delle cause che ha aggravato le dinamiche interne allo spogliatoio. Quei giocatori, gli ambasciatori, erano i mediatori silenziosi capaci di tenere unito il gruppo. La loro assenza ha lasciato campo libero a dinamiche di potere personali come quelle di Mbappé e Vinícius, dove i due recitano la parte dei protagonisti incompatibili. E la rissa tra Valverde e Tchouaméni, in questo senso, non è un episodio isolato. È il sintomo di un clima generale avvelenato, in cui ogni giocatore antepone i propri interessi a quelli comuni.
Giorni bui
Florentino Pérez si ritrova inevitabilmente al centro di gravità attorno a cui ruota l’intera crisi, e gli articoli delle testate spagnole non gli risparmiano nulla. Questi vengono definiti i giorni peggiori del Real Madrid da quando tornò alla presidenza il 1° giugno 2009, secondo Marca. In quell’occasione lui stesso aveva accompagnato il ritorno con una frase di autocritica diventata storica. «Ho viziato i giocatori», pronunciata dopo il fallimento dei Galácticos della prima era.
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Dopo l’eliminazione per mano del Bayern, Florentino ha fatto mea culpa pubblicamente. Ha ammesso di essersi sbagliato su Xabi Alonso, di aver delegato la scelta dell’allenatore invece di gestirla personalmente. Successivamente ha riconosciuto il fallimento di Arbeloa, che pur avendo inizialmente recuperato il gene competitivo della squadra è stato poi sommerso da uno spogliatoio che nemmeno lui riusciva più a controllare.
Il presidente si trova ora in una trappola: è appena stato rieletto fino al 2029, quindi le dimissioni sono politicamente impossibili, ma i fronti aperti sono talmente tanti che qualsiasi iniziativa sembra essere stroncata sul nascere. Il gabinetto di crisi attivato con il direttore generale José Ángel Sánchez sembra più un tentativo di contenere l’emorragia che una vera strategia di rilancio.
Nel caos
Quello che sta vivendo il Real Madrid è, secondo gli articoli, qualcosa di storicamente inedito nell’era Florentino. Gli episodi si sono accumulati uno sull’altro in modo devastante. Il colpo di Rüdiger a Carreras, lo scontro tra Mbappé e Vinícius, la fuga del francese da infortunato, le sconfessioni pubbliche di Arbeloa da parte di Asensio e Carvajal, e infine la citata rissa con trauma cranico dopo una sessione di allenamento.
🗣️“Florentino dimisión” y la realización se va al palco del Bernabéu
📹@denis__iglesias pic.twitter.com/esRGMZy6Ig
— Diario SPORT (@sport) January 17, 2026
Il tutto fino a formare un quadro che ha costretto un club storicamente reticente a esporsi pubblicamente a emettere comunicati ufficiali, uno dietro l’altro. Il momento simbolicamente più pesante della stagione rimangono i fischi del Bernabéu dopo la vittoria per 2-0 contro il Levante. Un momento di contestazione rivolto non solo alla squadra, ma al palco presidenziale, soprattutto nei confronti di un presidente che ha inciso indelebilmente il suo nome nella storia del club più titolato del mondo a suon di trofei nazionali, europei e intercontinentali.
Da faro di compostezza e di quell’eleganza che l’ha sempre distinto, il Real Madrid appare ora come un nobile decaduto. Lo spogliatoio è in guerra e la dirigenza insegue gli eventi senza riuscire a governarli. Questo indebolisce la posizione di Florentino Pérez su ogni fronte. Un contrasto stridente con le sei Champions League conquistate in soli dodici anni (2014, 2016, 2017, 2018, 2022, 2024), simbolo di una grandezza che oggi sembra lontanissima da quanto accade quotidianamente a Valdebebas.