Se qualcuno si aspettava una replica dello spettacolo dell’andata, è rimasto sicuramente deluso. Il risultato finale ne è testimone. Se il pirotecnico 5-4 dell’andata è stato il manifesto del giochismo, la gara di ritorno è il contraltare perfetto. Un pragmatico 1-1 gestito alla perfezione dal Paris Saint-Germain che raggiunge l’Arsenal in finale di Champions League con merito e lo fa con i favori del pronostico. Dopo aver rincorso, e alzato finalmente la coppa dalle grandi orecchie con la goleada contro l’Inter il 31 maggio scorso 2025, i parigini ora sognano una storica doppietta, riuscita nella storia della competizione solo a sette squadre.
Un pragmatico giochismo
Tattica, una parola che sembrava difficilmente accostabile allo stile di gioco delle due sfidanti ma che una, il PSG, ha saputo mettere in pratica alla perfezione. Luis Enrique questa volta veste i panni dell’abile stratega, del Napoleone alla conquista dell’Europa. Studia il campo di battaglia e individua il punto debole dell’avversario: la fascia destra del Bayern Monaco. Ѐ proprio in quella zona del campo che si decide la partita dopo tre minuti appena. Memore della partita di andata al Parco dei Principi, il tecnico spagnolo organizza il piano d’attacco coinvolgendo la sua catena di sinistra, l’asse Kvara-Nuno Mendes.
Da quel lato le due frecce del Paris Saint-Germain colpiscono subito alla prima sortita. Laimer sale alto per pressare il portatore di palla dei parigini, ma cade nella trappola, lasciando completamente sguarnito il fianco destro della difesa. Kvaratskhelia scambia con Fabian Ruiz e punta la profondità, bruciando sul posto Upamecano. Dal fondo vede l’arrivo di Dembelé e lo serve. Il pallone d’oro calcia di prima intenzione e fulmina Neuer sul posto con un tiro che sfiora il volto dell’estremo difensore tedesco. Sembrano esserci tutti i presupposti per una replica dell’andata.
Ingabbiati
Ѐ qui che ci si aspetta una reazione del Bayern, che però sembra privo di energie e idee. Le stelle dei bavaresi non brillano: Kane perde qualche pallone di troppo, Olise è opaco e anche Musiala non offre la migliore delle prestazioni. Dall’infortunio dell’anno scorso, il 23enne di Stoccarda non è più riuscito a recuperare la forma fisica che gli ha permesso di affermarsi come uno degli astri nascenti del calcio mondiale. Il merito però è anche del PSG, che stronca sul nascere le iniziative dei padroni di casa. Luis Enrique studia una gabbia difensiva a tre soprattutto su Luis Diaz. Orfano di Hakimi, su quella fascia sceglie Zaïre-Emery, che con Marquinhos e Fabian Ruiz neutralizzano il colombiano.
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Specularmente il piano tattico si ripropone anche dall’altra parte del campo. Pacho, Nuno Mendes e João Neves marcano stretto Michael Olise senza concedergli spazi. La catena difensiva poi si muove a elastico in fase di non possesso per schiacciare l’avversario verso la linea laterale. Il fallo laterale diventa così una sorta di “difensore aggiunto” che nega ogni corridoio e soffoca la manovra. Questo è stato il grande merito del Paris Saint-Germain, spegnere quel fuoco offensivo che quest’anno ha messo a segno ben 174 reti nelle 51 precedenti uscite stagionali.
La rete dell’1-1 al 90+4’ di Kane è l’ultimo sussulto in questa Champions League del Bayern. I parigini centrano la seconda finale consecutiva e ora sognano la doppietta. A Budapest il PSG non arriva più come outsider affamato, ma come detentore consapevole della propria forza. Luis Enrique ha dimostrato in due settimane di saper essere tutto: spettacolare quando serve, cinico quando basta. L’Arsenal troverà dall’altra parte una squadra che ha già imparato a vincere.