Una riforma scolastica per bocciare più studenti. In questa breve sintesi si può concentrare il significato della rivoluzione voluta dal ministro dell’Istruzione francese, Edouard Geffray. «Bisogna aspettarsi una caduta piuttosto drastica del tasso di successo», ha affermato, annunciando l’effetto più vistoso della trasformazione del brevet des collèges, assimilabile al nostro esame di terza media. Un cambiamento che strizza l’occhio alla destra e a un clima di insoddisfazione per quelli che sono percepiti come standard sempre più bassi. La semplificazione delle prove rispetto al passato è diventato un tema dominante, che si è anche intrecciato con la retorica della crisi del Paese.
I contenuti della riforma
«Alla fine otterrà il brevet solo il 75% degli allievi – ha spiegato il ministro Geffray – anche perché si tratta di non illudere i ragazzi sul loro livello, altrimenti si rischia di incoraggiare il risentimento nei confronti degli insegnanti quando poi incontrano difficoltà una volta arrivati al liceo». Un livello paragonabile a quello raggiunto nel 1999. L’anno scorso gli studenti che hanno superato l’esame sono stati l’85%.
La difficoltà però non dipende da un maggiore carico di studio o un più importante lavoro di approfondimento richiesto agli studenti. La riforma modifica le regole per determinare il voto finale. Il peso delle valutazioni di tutto l’anno cala dal 50% al 40%, e non dipende da un giudizio complessivo sulle competenze raggiunte ma dalla media aritmetica dei voti ottenuti nelle varie verifiche. La prova finale conterà, invece, per il 60%. Per il governo francese questa riforma promuove la meritocrazia scolastica.
Le critiche
Non è mancata disapprovazione. Uno spunto interessante, contro la retorica della meritocrazia, lo ha dato Saïd Benmouffok, professore di filosofia e consigliere comunale eletto nella lista del sindaco socialista Emmanuel Grégoire. Per il docente – in un articolo su Le Monde – «la meritocrazia non corregge le diseguaglianze, le riqualifica moralmente». Non si modificano le disuguaglianze sociali, anzi si crea un sistema in cui si fa credere ai primi di essere migliori e agli altri di non essersi dati abbastanza da fare.
Alain Boissinot, ex rettore ed ex presidente del Consiglio superiore dei programmi, avverte: «Si fa una confusione totale tra la logica dell’esame e quella del concorso». Per il primo l’obiettivo deve essere un alto tasso di superamento, mentre per il secondo il valore sta nel numero di chi fallisce. Ed è qui che si trova il vero cuore della questione. La massificazione dell’istruzione e un’elevata percentuale di superamento degli esami non è il vero problema, finché gli studenti ricevono un’educazione completa e adeguata.