Con il loro album omonimo del 1999 gli American Football si erano affermati tra i massimi esponenti del neonato midwest emo, per poi sciogliersi l’anno successivo. I fan che avevano amato il loro esordio hanno dovuto attendere fino al 2014 per vedere la band di nuovo insieme. Venerdì 1 maggio sono tornati con American Football (LP4), il loro quarto album in studio.
Il riscatto di un genere
Il midwest emo prende il nome dall’area degli Stati Uniti in cui è nato. All’inizio del nuovo millennio ha dato origine a una delle scene musicali più prolifiche e impattanti di quel periodo. Oggi invece è principalmente conosciuto per via dei meme che circolano su TikTok. Basta prendere l’audio di qualcuno che parla, montarlo sopra a un loop di arpeggi malinconici, ed ecco una canzone midwest emo! Ora, però, i suoi padrini sono tornati per salvarlo. Con American Football (LP4) la band ha voluto superare quegli stilemi che porgevano il fianco alle caricature, pur mantenendo intatta l’evocatività originale. L’ apertura con Man Overboard sembra addirittura andare in una direzione del tutto nuova. La batteria è potente, circonda e stordisce, la voce rimane in primo piano per diverso tempo prima di essere sommersa da una muraglia di chitarre distorte.

Lo stile ritorna a essere riconoscibile con No Feeling, ma è più maturo. Gli American Football sono riusciti a trovare quel respiro etereo che cercavano da sempre. Finora l’effetto era riuscito a metà, limitato dagli arpeggi ipnotici che spesso si ripetevano per tutta la durata dei brani. Ora sono riusciti a raggiungere l’ampiezza massima. In Blood on My Blood c’è anche un tocco di shoegaze, che contribuisce a una resa finale dalla magniloquenza inedita.
Tra i brani sono stati inseriti due brevi intermezzi strumentali. Sono lì per spezzare un ritmo che nei progetti precedenti diventava ripetitivo verso la fine. Finiscono, però, per essere incoerenti con il resto dell’album. E poi in questo caso non ce n’era bisogno. Nella seconda metà dell’album, le canzoni che iniziano a sembrare noiose si sanno risollevare da sole con elementi inaspettati, come le piccole cacofonie in Patron Saint of Pale e l’assolo di Wake Her Up.
il brano No Feeling
La produzione
Se l’album suona così è anche grazie al produttore Sonny DiPerri. La sua esperienza con i DIIV e i My Bloody Valentine senz’altro spiega le diverse incursioni shoegaze. Il suono però non è banalmente copiato da quello di altre band e non è nemmeno qualcosa di totalmente nuovo. È lo stile degli American football, solo al massimo del suo potenziale. La produzione trova il connubio perfetto tra chorus e distorsione, tra l’atmosfera intima dei synth e arrangiamenti più orchestrali.
Con le tracce finali, soprattutto Desdemona, si inizia a percepire un sound meno pieno, che tende a richiudersi su sé stesso. Per fortuna non una chiusura totale, il che permette all’album di avere una degna conclusione con No Soul To Save. In quasi tutti i brani succedono un mucchio di cose, ma tutte sono al posto giusto, non è un disco confusionario, è semplicemente completo. Il midwest emo è ancora un genere rimasto congelato nel suo tempo? Un album di questo tipo spingerà molte persone a rivalutare le loro convinzioni.