La Marina israeliana intercetta e blocca la Global Sumud Flotilla II a mille chilometri da Gaza

Una distanza approssimativa di mille chilometri. È quella che intercorre tra le coste di Israele e quelle dell’isola di Creta, in Grecia. Proprio in questo tratto di mare la marina israeliana ha intercettato la seconda Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria partita da porti come Augusta e Barcellona per sfidare il blocco navale e portare aiuti alla popolazione di Gaza. L’operazione militare, scattata durante la notte, ha segnato una prima battuta d’arresto nella navigazione della flotta che contava circa 58 imbarcazioni e centinaia di attivisti a bordo.

L’abbordaggio in alto mare e i numeri del sequestro

L’intervento della marina israeliana si è sviluppato come un’operazione su vasta scala durata diverse ore. Sebbene inizialmente il Ministero degli Esteri israeliano avesse fornito dati discordanti, le ultime conferme parlano dell’intercettazione di 21 imbarcazioni sulle 58 totali e del fermo di circa 175 attivisti, successivamente trasferiti verso il territorio israeliano. I media israeliani hanno riportato la diffusione di un video governativo che mostrerebbe il ritrovamento di materiale compromettente come droghe e preservativi a bordo di uno dei natanti, una versione duramente contestata dagli organizzatori che la leggono come un tentativo di screditare la missione umanitaria. Da parte loro gli attivisti hanno denunciato un violento raid avvenuto in acque internazionali, ben lontano dalle acque territoriali israeliane, parlando di una vera e propria azione di forza contro civili disarmati.

 

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Danni sistematici e civili alla deriva

I dettagli dell’abbordaggio descrivono scene di tensione con l’uso di laser e armi per intimidire i naviganti, costretti a restare ammassati sui ponti delle barche. Secondo le testimonianze degli organizzatori, i militari non si sarebbero limitati al sequestro, ma avrebbero sistematicamente messo fuori uso i motori e i sistemi di navigazione di diverse barche prima di ritirarsi, lasciando centinaia di persone alla deriva senza energia e senza possibilità di comunicare, proprio mentre una tempesta si stava avvicinando alla zona. “È surreale e vergognoso che barche civili con aiuti umanitari possano essere sequestrate in questa maniera”, ha ribadito la portavoce italiana Maria Elena Delia, sottolineando come l’attacco mirasse a neutralizzare fisicamente la capacità di movimento della flotta.

 

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La condanna per violazione del diritto internazionale

L’organizzazione Freedom Flotilla Italia ha espresso una solidarietà incondizionata verso le persone coinvolte, definendo l’episodio come un intervento armato illegittimo contro un’imbarcazione civile. Si tratterebbe di una violazione palese del diritto internazionale, un atto di estrema gravità che ha spinto gli attivisti a chiedere un intervento immediato dei governi e dell’Unione Europea. Molti osservatori definiscono l’azione come una pirateria di stato, dato che il rapimento di civili è avvenuto a quasi mille chilometri da Gaza, sotto gli occhi della comunità internazionale. Un funzionario israeliano ha giustificato la scelta tattica spiegando che, data l’imponenza della Flotilla, era necessario intercettarla a grande distanza per ragioni di sicurezza nazionale.

Le reazioni diplomatiche e il fronte internazionale

Le ripercussioni politiche non si sono fatte attendere, con la Turchia che ha guidato il fronte della condanna definendo l’attacco un atto di pirateria che viola i principi umanitari. In Italia il ministro Tajani ha attivato l’Unità di crisi e le ambasciate in Israele e Grecia per raccogliere informazioni certe e garantire la tutela dei cittadini italiani presenti sulla flotta. La Farnesina ha richiesto spiegazioni ufficiali al governo israeliano, mentre cresce la pressione su Bruxelles affinché prenda una posizione netta su quelle che vengono descritte come incursioni militari in zone di mare considerate corridoi internazionali verso l’Europa.

In aggiornamento

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