ATTENTATO A TRUMP FRA INDAGINI E SOSPETTI ANCHE DEL FRONTE MAGA

Dopo l’attentato a Donald Trump durante la cena dei corrispondenti di Washington del 25 aprile, influencer, opinionisti e utenti, compresi i sostenitori MAGA, hanno inondato i social media con teorie del complotto, ipotizzando che in realtà l’attacco fosse tutto una messa in scena per rafforzare il consenso al Presidente. Ma è stato davvero così?

LE PROVE COMPLOTTISTE

#staged. Inscenato. Come ha riportato Wired nella sua inchiesta, è con questo hashtag che online (tra X, Instagram e Bluesky) si sta diffondendo sempre più la convinzione che erano preparati a tavolino i colpi di pistola sparati dal californiano Cole Thomas Allen. L’uomo è stato poi subito fermato dagli agenti all’esterno della sala dove si trovavano i giornalisti, il presidente Donald Trump con la First Lady Melania, il vicepresidente J.D. Vance e vari ministri, tra cui Scott Bessent e Pete Hegseth. Diversi gli elementi che non tornano secondo i complottisti. A partire dalle parole che Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, ha detto alla rete Fox News poco prima del gala. Preannunciando che quella sera ci sarebbero stati «fuochi d’artificio. Saranno sparati dei colpi stasera». Anche se si stava riferendo al discorso che il tycoon avrebbe tenuto durante l’evento, le frasi sono state interpretate diversamente da alcuni.

E ancora tra le “prove” ci sono le foto che ritraggono il segretario della Guerra Pete Hegseth e il direttore dell’FBI Kash Patel. Sono fermi e tranquilli mentre i giornalisti si buttano sotto i tavoli o dietro le colonne. Addirittura in un’altra foto Hegseth avrebbe un sorriso definito dai complottisti “sospetto”, come se sapesse che quello che stava accadendo non rappresentava davvero un pericolo. Così come suscita qualche dubbio il video di un uomo che continua a mangiare, mentre gli altri giornalisti presi dal panico si nascondevano. O ancora, il pianto di Erika Kirk, vedova di Charlie Kirk ucciso il 10 settembre 2025 durante un comizio sul palco della Utah Valley University, è stato giudicato online “troppo teatrale”.

DIVERSIVI PER AUMENTARE CONSENSO

Altri utenti hanno fatto riferimento a una clip di Fox News in cui la corrispondente Aishah Hasnie parlava dall’hotel Hilton. La donna ha detto che, prima della sparatoria, il marito della portavoce Karoline Leavitt le avrebbe detto: “Devi stare molto attenta”, prima che la chiamata venisse interrotta. Non convince neanche il fatto che l’attentatore sia riuscito ad avvicinarsi così tanto al tycoon ad una cena in cui la sicurezza era massima.

Alla base di questa teoria c’è l’idea che Trump avrebbe intentato questi assalti per suscitare nel pubblico una sorta di captatio benevolentiae nei suoi confronti. Attirando così le simpatie americane in un momento in cui l’elettorato si sente distante dalla guida americana. Va specificato, però, che al momento non c’è nessun elemento concreto che avvalorerebbe la tesi dei complottisti.

IL TENTATO OMICIDIO A BUTLER

Non è la prima volta che teorie complottiste di questo genere circolano. Per molti era stato inscenato anche l’attentato a Butler del 13 luglio 2024, in cui “The Donald” era stato colpito ad un orecchio da un proiettile. Subito dopo trionfante, aveva alzato il pugno con il sangue che gocciolava sul viso, incitando i suoi fedeli Maga mentre veniva portato al sicuro. L’immagine era diventata subito storica.

La differenza tra il 2024 e il 2026 è che se prima solo i progressisti ostili al Presidente credevano che la sparatoria a Butler fosse una farsa, adesso l’idea è sostenuta anche tra i suoi stessi seguaci repubblicani. Sintomo che qualcosa nella sua amministrazione si sta spezzando. È da tempo ormai che nei sondaggi per rilevare il consenso al tycoon emerge un malcontento Maga. Dalla guerra in Iran ai dazi, sta dilagando la frustrazione per le azioni di Trump, che tradiscono le promesse di pacifismo e isolazionismo fatte in campagna elettorale.

Donald Trump dopo il tentato omicidio durante un comizio elettorale a Butler in Pennsylvania nel 2024

A far tornare di moda la tesi della messinscena di due anni fa è stato proprio un pezzo grosso degli ex Maga, diventato un accanito contestatore del tycoon, Tucker Carlson. L’ex commentatore di Fox, nel 2025 nel suo podcast aveva sostenuto, senza fornire prove, che l’Fbi avesse insabbiato i dettagli della sparatoria. È dello stesso parere Tim Dillon, altro podcaster repubblicano che invita Trump a confessare che «il tentato omicidio fu inscenato per dimostrare alla gente quanto fosse importante votare per lui e fino a che punto fosse disposto ad arrivare per loro». C’è chi giura che persino il sangue di Trump fosse fake, prodotto di un trucco cinematografico.

PRESIDENTI AMERICANI UCCISI IN PASSATO

È una lunga storia quella degli attentati contro i presidenti degli Stati Uniti. A partire dal 1865 con l’omicidio di Abraham Lincoln, il primo presidente repubblicano, ucciso dal sudista John Wilkes Booth alla fine della Guerra di Secessione. Per poi arrivare al 1880, quando era stato ucciso James Garfield, alla stazione ferroviaria di Washington, pochi mesi dopo l’inizio del suo mandato. Nel 1901 era stata la volta di William McKinley, ucciso dall’anarchico Leon Czolgosz, punito poi con la sedia elettrica. Ma uno dei casi che più aveva scosso l’opinione pubblica era stata quella del 1963, quando fu assassinato il presidente JF Kennedy a Dallas, colpito da spari mentre si trovava a bordo della limousine del corteo presidenziale. A commettere il crime c’era Lee Harvey Oswald, un operaio con simpatie sovietiche.

Manuela Perrone

Da sempre innamorata del giornalismo, mi appassiona scrivere di Spettacoli e di Esteri. Chi mi conosce lo sa: passo la giornata ad ascoltare musica e a parlare di musica, anche se ogni tanto Donald Trump interrompe la mia routine. Ho collaborato con la redazione Spettacoli di News Mediaset, realizzando servizi tv per Studio Aperto.

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