Il mondo della tecnologia entra in Tribunale a Oakland. Da una parte Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, dall’altra Sam Altman, co-fondatore di OpenAI e per questo definito “papà” di ChatGpt. Il motivo? Musk accusa Altman di aver tradito la missione originaria dI OpenAI, nata come progetto no-profit e diventato poi una struttura for-profit.
Il cambiamento
L’inizio di tutto è da ricercarsi nel 2024: il patron di Tesla avvia un’azione legale contro OpenAI e il suo amministratore delegato, appunto Altman. Nel 2015, quando l’organizzazione stava per essere lanciata, Musk sarebbe stato coinvolto a sostenerla, investendo 38 milioni di dollari. Lo scopo iniziale sarebbe stato creare un’intelligenza artificiale generali (AGI) a beneficio dell’umanità, quindi come struttura no-profit. Una struttura aperta e trasparente che poteva differenziarsi dai colossi privati del settore, come DeepMind di Google. Con il tempo, però, l’obiettivo sarebbe lentamente cambiato, diventando una struttura a scopo di lucro, ovvero for-profit, con rendimenti limitati per gli investitori. E soprattutto, sostenuta da accordi miliardari, attirando capitali utili per i costi elevati derivanti dallo sviluppo dell’AI. Per esempio, Microsoft ha preso parte al progetto per finanziare la propria AI con 13 miliardi di dollari.
Lo scontro

Il cambio di rotta secondo Musk è stato un oltraggio e tradirebbe le aspettative originali per cui lui aveva investito i suoi soldi. Di conseguenza, il patron di Tesla ha citato in giudizio sia OpenAI sia Microsoft. Ma di fronte alle accuse di Musk, Altman non ha esitato a rispondere, affermando che la causa è solo «una campagna di molestie guidata da ego, gelosia e dal desiderio di rallentare un concorrente». OpenAI, infatti, ha un impero tecnologico valutato circa 852 di miliardi di dollari e prepara il suo ingresso in Borsa. E quotidianamente il chatbot di Altman, ChatGPT, domina il mercato dell’AI in diretta competizione con Grok, creata dal laboratorio xAI di Musk. La richiesta di Musk è semplice: il ritorno a quella struttura no-profit promessa nel 2015, la rimozione sia di Altman sia del co-fondatore di OpenAI Greg Brockman e la fine della collaborazione con Microsoft. A cui si potrebbero aggiungere danni fino a 150 miliardi di dollari.
La risposta di Altman
In aula non si scontreranno solo le parole dei due miliardari, verranno consultati anche alcuni appunti personali del 2017 di Brockman. Per esempio un passaggio in cui il co-fondatore ipotizzava la riorganizzazione di OpenAI con il fine di ridurre il peso decisionale di Musk e creare una struttura basata sul sostegno di investitori esterni. A tali accuse, il gruppo di Altman risponderà con un tema delicato per Musk. Stando alle documentazione della difesa, nel 2017 proprio il patron di Tesla avrebbe proposto una struttura for-profit, con anche una fusione tra OpenAI e Tesla. L’idea sarebbe stata bocciata da Altman e da lì Musk avrebbe iniziato la sua campagna in contrasto con la spinta verso il profitto.

Inoltre, in uno scambio di e-mail tra il gruppo OpenAI e Musk del gennaio 2016, la responsabile della ricerca avrebbe spiegato a Musk che il progetto partiva senza uno scopo di lucro, ma «man mano che ci avviciniamo alla costruzione di un’intelligenza artificiale avanzata, avrà senso essere meno aperti. L’‘open’ di OpenAI significa che tutti dovrebbero beneficiare dei risultati dell’IA una volta sviluppata, ma è del tutto accettabile non condividere la ricerca…». E a questo messaggio Musk avrebbe risposto dando il proprio consenso.
Il futuro dell’AI
Il procedimento è iniziato lunedì 27 aprile davanti alla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, della Corte distrettuale per il Distretto Nord della California e segna un cambio importante nel mondo dell’AI. Dopo 11 anni di alleanza, due degli uomini più potenti del mondo si sfideranno con accuse reciproche per quattro settimane di udienze di fronte a una giuria di nove persone. La conclusione si attende per maggio e la decisione finale potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’industria dell’intelligenza artificiale. Se Musk risulterà il vittorioso, per la prima volta si attesterà che un’azienda tecnologica ha violato i propri obblighi diventando una struttura no-profit. Se il Tribunale darà ragione a OpenAI, invece, si avrà la conferma che lo scopo dichiarato al momento della fondazione di un’azienda può essere cambiato, a patto che investitori e consigli siano d’accordo.