Nella filosofia sono diversi i grandi esponenti che hanno affrontato il tema della ciclicità della storia. Giambattista Vico, teorizzando i corsi e ricorsi nella sua Scienza Nuova, ammetteva che la storia dell’umanità si ripete nei suoi caratteri generali, ma mai uguale a sé stessa. Un po’ come quella citazione, attribuita a Mark Twain, secondo cui «la storia non si ripete, ma spesso fa rima con sé stessa». Perché tutto questo? Perché esattamente dieci anni dopo, il Thun ha appena regalato alla Svizzera la propria personale favola-Leicester. Proprio mentre, quasi per un beffardo scherzo del destino, le Foxes scendono in terza divisione per la seconda volta nella loro storia.
Il campionato del Thun
I biancorossi hanno infatti dominato la Super League svizzera 25/26, conquistando matematicamente il primo titolo della loro storia con tre giornate d’anticipo e un vantaggio di ben 11 punti sul San Gallo, attualmente secondo. Proprio una sconfitta dei biancoverdi ha permesso al Thun di festeggiare il titolo da casa. I numeri della squadra allenata da Mauro Lustrinelli sono assolutamente fuori scala: 24 vittorie su 35 partite, miglior attacco in campionato per distacco. E una striscia di 10 vittorie consecutive, 7 delle quali arrivate segnando più di 3 gol. Con un 4-1 rifilato nel derby allo Young Boys da incorniciare per i tifosi del Bernese.

Ancor di più se si considerano quelli che erano i valori alla vigilia della prima di campionato. Al 15 luglio, prima dell’inizio del torneo, secondo Transfermarkt il Thun aveva l’ultima rosa della Super League per valore: €8.10 mln, un ammontare che rendeva i neopromossi dalla Challenge League (la seconda serie nazionale) i principali candidati alla retrocessione finale. Ad oggi, dopo la matematica del successo, il valore della rosa è salito a 22.43 mln, con un incremento del 177%.
In una macchina che quest’anno ha funzionato alla perfezione, ci sono chiaramente alcuni elementi che spiccano più di altri. Da Rastoder, punta capocannoniere del club in stagione con 13 reti, a Ibayi, suo compagno di reparto più esperto e anche lui in doppia cifra. Passando per dei ragazzi cresciuti calcisticamente nel club e che per la prima volta sono riusciti a mettersi veramente in mostra, come Meichtry (2005 alto 1.86, grande forza fisica, grinta e propensione all’inserimento) e Matoshi, nativo della città di Thun che ha attirato l’attenzione di Lecce e Genoa in Serie A. Fino ad alcuni dei leader in rosa, come il capitano Marco Bürki e il mediano Leonardo Bertone – 10 gol in campionato, 5 su rigore e diversi con importanti colpi personali: un po’ il Çalhanoğlu di questa squadra.
Mauro Lustrinelli
Principale direttore di quest’assurda quanto unica orchestra è Mauro Lustrinelli. Nato a Bellinzona, il tecnico siede sulla panchina dei biancorossi dal 2022, quando ha avuto inizio quella che di fatto era la sua prima esperienza da allenatore in una prima squadra. Sotto la sua guida è arrivato prima un sesto posto in Challenge League nel 2022/23, seguito dalla sconfitta ai playoff promozione contro il Grasshoppers al termine della stagione successiva, dopo aver terminato il campionato a tre punti dal Sion, promosso invece direttamente.
Nel 2024/25, poi, l’inizio della favola. Prima la promozione diretta in Super League; subito dopo, l’incredibile stagione del primo titolo nella storia del club, da neopromossi. E pensare che il miglior piazzamento del Thun in massima serie era stato un secondo posto, ottenuto nella stagione 2004/05. E che aveva permesso al club di raggiungere la sua prima (e finora, unica) qualificazione in Champions League. A trascinare quella squadra, con i suoi 20 gol in campionato, c’era un attaccante in particolare. Il suo nome? Mauro Lustrinelli.

Gli underdog
Insomma, una neopromossa che vince un campionato è un qualcosa che non si vede spesso. In Italia, ad esempio, non si è mai visto. L’ultimo esempio di un’impresa simile è quello regalato dal Kaiserslautern nel 1998, con un titolo arrivato al termine di una lotta contro il Bayern Monaco. In quella squadra figuravano, tra gli altri, un giovane Michael Ballack e un Andreas Brehme alla sua ultima stagione da calciatore.
La squadra che più si è avvicinata a compiere una tale impresa in Italia è stata il Vicenza. I biancorossi, nella stagione 1977/78, trainati dai 26 gol di un ventenne Paolo Rossi arrivarono a sfidare seriamente la Juventus per il titolo che, alla fine, sarebbe però andato ai bianconeri per cinque punti.
Indimenticabile, infine, la cavalcata del Leicester nel 2015/16. Pur non essendo una neopromossa, le Foxes avevano rischiato concretamente di retrocedere nel finale della stagione precedente, salvo poi compiere un miracolo nel centrare la salvezza. Miracolo che, sotto la guida di Claudio Ranieri e con i colpi di Vardy, Mahrez e Kante tra gli altri, si sarebbe poi espanso in un qualcosa di difficilmente parametrabile nella storia del calcio con la vittoria della Premier League.
Poco dopo il decennale di questo traguardo, oggi che il Leicester è retrocesso in League One per la seconda volta in tutta la sua esistenza, ecco che un’altra favola calcistica arriva al suo compimento. E se quella degli uomini di Ranieri resterà per sempre la più grande impresa nella storia di questo sport, la stagione del Thun sarà comunque incisa negli annali del calcio svizzero. I corsi e ricorsi storici…