Coppa Italia, la Lazio supera l’Atalanta ai rigori e raggiunge l’Inter in finale

I biancocelesti superano l’Atalanta di Raffaele Palladino e staccano il biglietto per la fase finale della Coppa Italia dopo i calci di rigore. Protagonista assoluto della serata il portiere della Lazio, Edoardo Motta. Il 21enne para quattro dei cinque rigori calciati dai nerazzurri e manda in estasi il settore ospiti della New Balance Arena.

Sarà un incrocio tra gemellate, perché ad attendere gli uomini di Maurizio Sarri c’è l’Inter di Cristian Chivu, che nell’altra semifinale ha battuto il Como con un ribaltone per 3-2 a San Siro. Il 13 maggio all’Olimpico andrà in scena l’atto finale della coppa nazionale: l’Inter per il doblete (Campionato più coppa nazionale), mentre la Lazio si giocherà l’ottava Coppa Italia della sua storia.

Al cardiopalma

Memore della partita di campionato disputata al Sinigaglia, a San Siro Fabregas prova ad imbrigliare il gioco dell’Inter con un’inedita difesa a tre e un blocco offensivo molto alto. Un 3-5-2 che in fase di possesso avversario si trasforma rapidamente in un 5-3-2. I lariani impongono il proprio ritmo frenetico e un pressing alto asfissiante, soprattutto sulla fascia di un opaco Dimarco.

Al 32′ l’episodio che stappa il match: Van Der Brempt salta secco Dimarco e mette al centro per Baturina, che non perdona. All’inizio del secondo tempo Da Cunha firma il raddoppio su assist di Nico Paz. Il Como si trova di nuovo in vantaggio per 2-0 contro l’Inter. Stavolta sembra fatta, gli uomini di Fabregas sono a un passo da quella che sarebbe la prima finale di Coppa Italia in 119 anni di storia del club. Al 60′ Chivu però estrae i jolly dal mazzo. Il tecnico romeno opera due cambi: fuori Dimarco e Zielinski, dentro Diouf e Sučić, quest’ultimo cruciale.

Il centrocampista croato serve prima due assist per un ispiratissimo Hakan Çalhanoğlu, e poi, con un colpo da funambolo, realizza il gol del sorpasso. 3-2, rimonta completata. Una pazza Inter manda in frantumi i sogni dei comaschi e punta ora alla doppietta stagionale. Fabregas esce a testa bassa da San Siro sfiorando l’impresa e buttandola via, perché dopo i gol di Baturina e Da Cunha, non l’ha chiusa, sprecando anche diverse occasioni, su tutte quelle di Diao, nella ripresa.

Obiettivo doppietta

Non sarà oro, ma l’argento ha comunque il suo fascino. Se l’Inter dovesse alzare la Coppa Italia il 13 maggio, cucirsi sul petto la decima coccarda tricolore varrebbe quanto una stella. Non dorata come quelle dello scudetto, d’argento, ma per questo non meno preziosa. Sarebbe anche un traguardo storico per Cristian Chivu: nessun allenatore è riuscito a vincere il doblete al suo debutto assoluto come allenatore.

«Eravamo consapevoli di quello che è il Como, che ha anche la miglior difesa, perché questi ragazzi hanno il DNA Inter dentro e rimontare il Como due volte in dieci giorni lo può fare solo la pazza Inter», spiega Chivu. Il tecnico poi ha anche spiegato la scelta di tenere Dumfries, l’autore della doppietta che ha portato alla vittoria per 4-3 in campionato, in panchina: «Aveva un problema fisico al tendine, poi ha dato disponibilità di entrare anche per pochi minuti. Non volevo forzarlo».

«Ci siamo guadagnati tutto questo con il lavoro, perché questi ragazzi sentono la responsabilità della maglia che indossano». E sui paragoni con Mourinho: «Servono solo per i titoli, io sono Cristian e cerco di ripagare la fiducia di chi ha creduto in me», conclude il tecnico.

One man show

Se a San Siro è stata una rimonta prodigiosa a fare notizia, a Bergamo è stata una parata, anzi, quattro, a riscrivere la serata. Spinta dal proprio pubblico, l’Atalanta di Palladino costruisce e si affaccia spesso nell’area biancoceleste, ma trova un muro. La Lazio di Maurizio Sarri invece è più attendista, cerca di reggere gli attacchi dei bergamaschi e alla prima occasione utile la sblocca. Con un guizzo da attaccante vero, Alessio Romagnoli firma la rete dell’1-0, al primo tiro in porta. Peccato che la gioia duri veramente poco. All’Atalanta bastano meno di due minuti per trovare la rete del pareggio con Mario Pašalić.

Al 95′, su un cross di Zappacosta, Scamacca colpisce di testa, ma a negargli la gioia del gol è l’uomo della serata: Edoardo Motta. Il 21enne di Biella, con un passato tra le giovanili di Juventus e Monza, vola in cielo e devia la sfera sul palo. Una parata plastica che mantiene in vita le speranze dei biancocelesti. Si va ai supplementari. Ad avere il pallino del gioco è ancora la squadra di Raffaele Palladino, che trova il gol con Giacomo Raspadori. Ma anche qui l’euforia dura poco. L’azione viene rivista dal VAR, alla New Balance Arena il pubblico aspetta col fiato sospeso. L’arbitro apre il microfono e annulla il gol: al momento della rete l’attaccante dell’Atalanta è in fuorigioco, di mezza figura. Il tempo scorre inesorabile.

Si decide tutto ai calci di rigore. La tensione è alle stelle. I padroni di casa danno inizio alla serie e trasformano il primo penalty. Dagli undici metri va Nuno Tavares, che si fa parare il rigore da Carnesecchi. La pressione ora è tutta su Motta. Edoardo stringe i guantoni, sbatte i tacchetti sul palo e si mette sulla linea di porta: si va in scena. Li ipnotizza tutti, uno dopo l’altro. Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere. Quattro rigori consecutivi parati. Motta entra in un club ristrettissimo: prima di lui solo Duckadam, Safonov e Kelly ci erano riusciti. La Lazio vola all’Olimpico sulle sue mani.

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

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