FESTIVAL DEL GIORNALISMO DI PERUGIA: IL RACCONTO DI MASTERX

File che si allungano sotto il sole di aprile. Qualcuno in piedi a lavorare con il telefono, altri seduti sui gradini con il laptop sulle ginocchia. Lingue diverse che si sovrappongono in piazza. Prima ancora di iniziare ad ascoltare, si ha la sensazione di essere entrati in una redazione a cielo aperto, temporanea e affollata, dove il giornalismo prova a raccontarsi mentre cambia. È Festival del Giornalismo di Perugia, giunto alla sua 20esima edizione. E quest’anno, nove giornalisti di MasterX sono stati lì a documentarlo.

Il viaggio

Tutto inizia da un viaggio in treno che sembra infinito. Una di noi arriva da Busto Arsizio, un’altra da Lissone, alcune da Romolo. Uno addirittura dalla fisioterapia appena terminata. Ma poi siamo lì, tutti insieme a Milano Centrale, carichi ed entusiasti per i giorni che ci avrebbero atteso. La prima parte del viaggio sarebbe dovuta iniziare alle 13:48. E il condizionale è d’obbligo. Se inizialmente il nostro treno sembra in orario, in pochi minuti la nostra speranza è rotta dalla voce metallica: “Il treno partirà con un ritardo di 40 minuti per un problema alla stazione di Milano Rogoredo”. Poi, finalmente partiamo.

La redazione di MasterX arrivata a Perugia

Quattro ore scandite tra musica, chiacchiere, giochi con le carte e tentativi di portarsi avanti con qualche consegna del Master. Così arriviamo alla stazione di Terontola, con la prima amara scoperta: abbiamo perso la coincidenza e dobbiamo aspettare un’ora prima del prossimo treno per Perugia. Ma non ci perdiamo d’animo, anzi. Il nostro primo pensiero è: «Facciamo aperitivo?». E così abbiamo fatto: pizza e birra, seduti sulle panchine davanti alla stazione. Poi arriva il nostro treno e verso le 20:30 arriviamo finalmente a destinazione. Mercoledì 15 aprile inizia così la nostra avventura al Festival.

Perugia si muove a ritmo dei panel

Durante questi giorni la tranquillità di Perugia è sostituita dalla frenesia di migliaia di giornalisti che si muovono da un teatro all’altro, da un cinema a una vecchia chiesa. Un panel alle 10:30, un altro alle 12. Sul conflitto a Gaza, sull’Intelligenza artificiale, sulla propaganda israeliana. La nostra esperienza inizia proprio da lì: in una sala teatrale per affrontare il paradosso della censura israeliana e il controllo dell’informazione nell’era dell’intelligenza artificiale.

Uno dei panel del Festival

Da una parte giornalisti di lunga data che si appuntano le parti più interessanti degli incontri su un’agenda, controllano il programma sui depliant e si muovono per Perugia grazie alla mappa. Dall’altra giovani giornalisti come noi, che tentano di inserirsi in un settore sempre più in difficoltà. Una nuova generazione che si affaccia con un approccio diverso: prende appunti con il telefono, scatta una foto per il reel di Instagram e capisce come spostarsi grazie a Google Maps. Si potrebbe pensare che senza la tecnologia siano persi, ma quella è solo la superficie. Dietro c’è la volontà di indagare i temi, di ascoltare e di trovare un proprio spazio di espressione.

Negli oltre 200 eventi gratuiti e nelle sale si alternano speaker internazionali tra inviati dai fronti di guerra, reporter investigativi, podcaster e giornalisti freelance. MasterX è riuscito ad accaparrarsi qualche intervista. Per esempio a Jess Michaels, vittima del pedofilo defunto Jeffrey Epstein, Adel Zaanoun, giornalista dell’Agence France-Presse che lavora a Gaza e Thibeaut Bruttin, direttore di Reporters Without Borders.

L’incontro tipo

Ogni incontro è un’esperienza diversa. Alcuni più coinvolgenti e ritmati, altri mettono alla prova la resistenza dinanzi all’abbiocco post pranzo. Talvolta i moderatori sanno incalzare gli ospiti, riuscendo a strappare qualche aneddoto curioso. Non mancano però i discorsi troppo lunghi e arzigogolati, che si intrecciano su loro stessi senza arrivare al dunque. E che bruciano un argomento altrimenti molto interessante. La lingua, inoltre, rappresenta una barriera: i panel sono tutti in inglese e, nonostante quasi tutti lo comprendano, questo rende più difficile seguire passo dopo passo gli interventi. Soprattutto se non si è nelle prime file o quando l’intervistato si mangia molte delle parole che pronuncia.

 

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Dopo gli eventi

Alla fine dei 50 minuti di incontro, due fiumi di persone svuotavano la stanza. Una parte dei presenti prova a strappare qualche battuta agli ospiti, l’altra si dirige, zaino in spalla e telefono in mano, verso il prossimo panel. E mentre si cammina, si incrocia frequentemente chi ha finito il proprio intervento e si appresta a diventare a sua volta ascoltatore.

Un cambio di abito figurato, da protagonista a comparsa. Per strada torna la frenesia, tra chi pubblica ed edita mentre si sposta, chi ferma i passanti per delle domande e quelli che, più semplicemente, non vogliono perdersi nemmeno un istante dell’incontro che intende seguire.

L’off-programme

Il festival cambia ritmo a margine dei vari panel. Il Fuori Programma, infatti, rivela l’essenza dell’evento. Aperitivi e pranzi organizzati dal Festival, camminate per scoprire Perugia con l’occhio dei fotogiornalisti e incontri informali. MasterX ha partecipato anche a questi momenti. Per esempio alla sessione di yoga, in cui ci siamo ritagliati un’ora per focalizzarci su noi stessi e sulle sensazioni del nostro corpo.

Durante gli Off-Programme

Lo dice lo stesso Festival: “Con l’aumento delle pressioni, lo stress è cresciuto come mai prima d’ora. Prendersi cura di sé come giornalista o redattore non è più facoltativo, ma essenziale per mantenere viva la tanto necessaria arte giornalistica”. Proprio in queste occasioni lo scambio si amplifica, le conversazioni diventano più sciolte e non si interagisce più solamente per i pezzi da consegnare. Si condividono esperienze umane, sensazioni, stati d’animo e timori. Ed è in quei momenti che sorgono le vere domande. Riuscirò a essere un bravo giornalista? Come potrò fare carriera? Riuscirò a dare dignità alle notizie che riporto?

Il Festival da ragazzi

Dai panel agli off-programme, tutto si ripete, da mercoledì 15 a sabato 18 aprile. La casalinga di Perugia che si affaccia alla finestra alle 11 e alle 16, per quattro giorni vede la stessa scena. Lo scorrere del tempo è scandito dal programma del Festival. Almeno fino a quando il sole non comincia a tramontare, e con lui anche la giornata “giornalistica”. Si smette di essere colleghi, si diventa amici e conoscenti. Non si pensa a cosa ascoltare, ma piuttosto dove e cosa mangiare. «Raga, che ristorante scegliamo?». «Questa Osteria va bene?». E il dubbio principale diventa scegliere tra un primo e un secondo, un calice di rosso della casa o di bianco.

Mentre durante il giorno la routine di ogni giornalista si assomiglia maledettamente, di sera è diverso. Alcuni mettono qualcosa di veloce sotto i denti per poi buttarsi nel letto, stanchi dalla giornata trascorsa. MasterX, invece, passa in albergo a cambiare i vestiti sudati, prima di uscire a cena. E vive una città che vede per la prima volta. Chiese, piazze, castelli e punti panoramici. E poi, per noi giovani, la vita notturna offre molte opportunità. Karaoke, pub, locali dove ballare. Lasciando da parte per qualche ora il lato giornalistico e lavorativo, facendo invece riemergere quello di ragazzi festaioli che non temono la sveglia presto del giorno seguente.

Noi dopo Perugia

Ma cosa ci lascia questo Festival? A questa domanda possono rispondere i “noi” giornalisti e i “noi” ragazzi di 20 anni. Per la nostra carriera ci lascia una maggiore consapevolezza della complessità del nostro mestiere e un primo approccio a un contesto in cui non siamo protetti come nelle mura dell’università. Ma anche la grandezza del nostro lavoro: la possibilità di raccontare una notizia sotto mille aspetti diversi, l’eredità che ci affidano i più esperti, i nuovi modi che abbiamo per spiegare il mondo e soprattutto la sensazione che, nonostante tutto, valga ancora la pena procedere su questa strada.

MasterX durante una serata al Festival

Il Festival ci porta anche un’altra consapevolezza. Ma questa volta lo fa al “noi” esseri umani. Siamo abituati a vederci quotidianamente per oltre 9 ore al giorno tra le mura del Master, a lavorare in gruppo e a uscire alla sera. Perugia, però, è stata diversa: 24 ore su 24 per 4 giorni di fila con le stesse persone. Insieme a fare colazione, a prepararci per uscire, a scegliere dove mangiare, a decidere chi fa cosa, a ballare nei pub e a chiacchierare nelle camere prima di dormire. Neanche un momento di stop tra di noi.

Nove teste che dovevano andare d’accordo nonostante la differenza di caratteri, abitudini e interessi. Abbiamo conosciuto lati di noi ancora inediti o avuto certezze su ciò che pensavamo. Abbiamo riso, riflettuto e litigato. Nel bene e nel male, questo è stato il nostro Festival. 

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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