Tra Stati Uniti e Iran lo stallo continua e lo stretto di Hormuz si fa sempre più stretto. Dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan, l’Iran ha proposto una sospensione dell’arricchimento dell’uranio per cinque anni, ma l’amministrazione Trump ha rifiutato, chiedendo almeno 20 anni. Nella giornata di lunedì Trump ha quindi annunciato il blocco totale dello stretto, mettendo a rischio il cessate il fuoco.
Il nuovo blocco dello stretto

Poco dopo il blocco statunitense un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione ha annunciato che il regime avrebbe «introdotto nuovi metodi di guerra» nel caso di minacce sui porti iraniani. Il motivo del blocco dichiarato e voluto da Donald Trump è quello di prevenire che l’Iran guadagni sull’export di petrolio. «Non permetteremo all’Iran di guadagnare vendendo petrolio a chi gli piace e non a chi non gli piace, o qualunque cosa sia», ha affermato il presidente Usa. Ora ci sono 15 navi che accerchiano l’Iran. Oltre all’effetto auspicato di far ripartire le trattative, c’è la temuta possibilità che questo porti ad un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio e la conseguente rabbia della comunità internazionale.
Come la Marina Militare porterà avanti il blocco

Questo blocco navale ha pochi precedenti storici, ma la Marina americana ha un piano su come portarlo a termine. Il Commando Centrale statunitense, che governa le operazioni militari nel Medio Oriente, ha ristretto l’ambito dichiarando che avrebbe bloccato ogni nave da o per i porti iraniani. Per non impiegare un numero troppo alto di navi da guerra su tutta la costa meridionale, il commando centrale potrebbe mantenere un contingente fisso di cacciatorpediniere su entrambi i lati dello stretto di Hormuz per ispezionare le navi e monitorare i porti. Non appena un’imbarcazione viene identificata come un “contatto di interesse”, un cacciatorpediniere potrebbe essere inviato per intercettarla. Gli Stati Uniti potrebbero anche pensare di abbordare la nave in questione, tramite motoscafi per approcciare l’imbarcazione o sorvolandole con elicotteri per poi calare funi intrecciate fino al ponte.
La posizione di Pechino

Gli analisti si dividono: c’è chi sostiene la mossa trumpiana, che mette pressione sul regime (come Dennis Ross, storico negoziatore di Bill Clinton). E c’è chi sostiene che invece il blocco faccia il gioco iraniano, prolungando la morsa sull’economia globale, spiega Vali Nasr, esperto di Iran. Intanto un altro colosso si immette nei giochi. Xi Jinping ha presentato una proposta in quattro punti volta a promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente a Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi. Pechino ha dichiarato che il blocco è «pericoloso e irresponsabile. Non fa altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco. Mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto».
È chiaro che ci sono in gioco interessi nazionali cinesi. Gli Usa avevano finora consentito il passaggio parziale dello stretto soprattutto per il petrolio destinato a India e Cina. Era un modo per abbassare e tenere controllato il prezzo del petrolio. Ma ora il blocco totale metterebbe in crisi Pechino, che acquista dall’Iran circa 1,4 milioni di barili al giorno. Il risiko politico si gioca tutto su un campo stretto, strettissimo.