Quaranta giorni di guerra in Iran. Novanta minuti dalla scadenza dell’ultimatum di Donald Trump. Dal Medio Oriente sembra arriva uno spiraglio di luce: Washington, Tel Aviv e Teheran hanno accettato la proposta di un cessate il fuoco di due settimane. Una tregua che ha ripercussioni non solo per i tre Paesi coinvolti, ma per l’intero mondo.
La tregua
La richiesta è stata presentata dal Pakistan, Paese mediatore, che ha avanzato due condizioni. Sospendere i bombardamenti per 14 giorni e riaprire lo Stretto di Hormuz, fondamentale per esportare petrolio e gas naturale liquefatto in tutto il mondo. «Questo sarà un cessate il fuoco bilaterale – ha detto Trump – abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo molto avanti nella definizione di un accordo definitivo per una pace di lungo periodo con l’Iran e per la pace in Medio Oriente». Secondo Axios, infatti, venerdì 10 aprile inizieranno le trattative a Islamabad, in Pakistan, e nelle prossime due settimane si dovrebbe arrivare a finalizzare l’accordo. Sebbene sia un passo in avanti nella guerra dell’ultimo mese e mezzo, non è chiaro come succederà.
Lo Stretto di Hormuz
L’Iran ha presentato un piano in 10 punti, che sarebbe stato in parte approvato da Trump in quanto «una base praticabile su cui negoziare». Secondo quanto scrive Iran Daily News, i punti dell’accordo sono:
- Impegno di non aggressione
- Mantenimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz (ma il passaggio prevederà un pedaggio, hanno annunciato i media americani).
- Accettazione dell’arricchimento dell’uranio
- Revoca di tutte le sanzioni primarie
- Revoca di tutte le sanzioni secondarie
- Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
- Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio dei Governatori
- Pagamento di un risarcimento all’Iran
- Ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione
- Cessazione della guerra su tutti i fronti, compreso quello contro Hezbollah in Libano (punto che il premier israeliano Netanyahu ha già detto di rifiutare).
Dall’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani, Teheran aveva preso il controllo di Hormuz, consentendo la sua attraversata solo alle navi considerate non ostili. E soprattutto solo con il pagamento di un pedaggio. Lo Stretto dovrebbe così essere riaperto, ma per attraversarlo sarà necessario «coordinandosi con le forze forza armate iraniane». E la tassa potrebbe essere mantenuta.
Israele in Libano
Se in Iran si vivrà un periodo di tregua, non sarà lo stesso per il Libano. Il premier Benjamin Netanyahu, infatti, ha specificato che anche Israele ha accetto il cessate il fuoco di due settimane a Teheran, ma che non coinvolgerà Beirut. Il Libano, infatti, continua a subire gli attacchi israeliani. Le parole del leader, però, sono state smentite dal parlamentare libanese Ibrahim al-Moussawi, che in un’intervista alla tv Al-Jadeed ha affermato che l’accordo «include il Libano secondo il testo e l’Iran ha insistito su questo».
The United States has told Israel that it is committed to achieving these goals, shares by the US, Israel and Israel’s regional allies, in the upcoming negotiations.
The two-weeks ceasefire does not include Lebanon.
— Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) April 8, 2026
Il cambio di rotta
La tregua arriva dopo 48 ore di aggressioni verbali da parte di Trump. Su Truth il tycoon aveva usato parole gravissime affermando che se l’Iran non avesse riaperto lo stretto, «un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà». Minaccia a cui i Guardiani della rivoluzione hanno risposto con la privazione di gas e petrolio agli Stati Uniti e ai loro alleati per molti anni. L’annuncio della morte dell’intera popolazione iraniana è stato però prontamente smentito dallo stesso Trump. «Accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane. Si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz» ha scritto su Truth. Dall’altra parte la proposta è stata accettata dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei, che secondo il New York Times è stato esortato dalla Cina.
Il petrolio
La ritirata è stata vista come un primo passo in avanti nel conflitto in Medio Oriente e ha ribadito l’appellativo del tycoon di “Taco”: “Trump always chickens out”, ovvero “Trump si tira sempre indietro”. Ma soprattutto ha già avuto un suo impatto sull’economia mondiale con le Borse asiatiche in volata e il greggio che registra una brusca frenata. Hormuz è un passaggio fondamentale per la vendita del greggio nei Paesi asiatici, ma le conseguenze della sua chiusura hanno avuto ricadute su tutto il mondo con l’aumento del prezzo del carburante fino al 67% rispetto a prima della guerra. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il petrolio WTI, quotazione di riferimento per il mercato statunitense, è passato da 112 a 96 dollari al barile in poche ore. Mentre il petrolio Brent, riferimento per il mercato europeo, è calato del 14% (da 109 a 95 dollari al barile). Nonostante la tregua e la riapertura dello Stretto, però, potrebbero volerci anni per far tornare le quotazioni internazionali ai livelli pre-conflitto. Ovvero sotto i 70 dollari al barile.

Il settore dell’aviazione civile, inoltre, non può festeggiare subito la distensione. Il direttore generale dell’International Air Transport Association (IATA), Willie Walsh, ha infatti specificato che le compagnie aeree dovranno attendere mesi prima di vedere un effettivo ripristino delle scorte di carburante. Secondo Walsh, anche se il flusso di petrolio dovesse riprendere con i ritmi precedenti alla guerra, la filiera produttiva dovrà attendere settimane prima di riallinearsi.