Violenza in classe: 13enne accoltella l’insegnante dopo un piano annunciato online

Era mattina. Luca (nome di fantasia) si è svegliato e ha scelto cosa indossare: una maglietta bianca con la scritta rossa “vendetta” e dei pantaloni mimetici. Nello zaino, però, non ha messo matite e quaderni, come farebbe qualsiasi tredicenne, ma un coltello e una scacciacani. Poi si è diretto a scuola. Non era un giorno come un altro. Era il giorno in cui aveva deciso di uccidere la sua professoressa di francese.

Che cosa è successo

13 anni, terza media. E’ questa l’età del ragazzo che mercoledì 25 marzo, ha accoltellato Chiara Mocchi, professoressa di 57 anni. L’ha colpita prima al collo, mentre lei era di spalle, e poi al fianco, all’addome e a una gamba, nella scuola di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, lasciandola gravemente ferita. L’aggressione, avvenuta nelle prime ore della mattinata scolastica, si è consumata nei corridoi del secondo piano della scuola media “Leonardo da Vinci”. Una situazione surreale, lontana dalla realtà italiana a cui siamo abituati, ma che purtroppo, dopo il caso di La Spezia, dove lo scorso gennaio un compagno di classe ha ucciso a coltellate un altro, non sembra più così isolata.

Scuola Leonardo da Vince di Trescore Balneario

Un episodio che ha lasciato tutti sbigottiti: i ragazzi, subito dopo il fatto, si sono barricati nelle classi in attesa dei soccorsi. Il giovane dopo l’aggressione, ha tentato di scappare. E’ stato bloccato da un insegnante. Mentre la professoressa è stata trasportata in elisoccorso, il ragazzo è stato portato in una comunità protetta e sottoposto a un interrogatorio durato sette ore. Una giornata che nessuno dimenticherà, ma che fortunatamente si è conclusa con una notizia positiva: dopo un delicato intervento, la professoressa è sopravvissuta e si trova ora in ospedale

Il manifesto 

Un tentato omicidio premeditato, compiuto da un ragazzo incensurato. Un gesto preparato, pensato, perfino annunciato. Non solo nella realtà, ma anche online. L’azione è stata trasmessa in diretta su Telegram. Lì, il giovane aveva pubblicato un lungo messaggio, dal titolo inquietante: “La soluzione finale”, in cui dichiarava apertamente le sue intenzioni.

La maglietta utilizzata dal ragazzo per compiere l’aggressione

«Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione» e ancora «Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata» Alla base del gesto, secondo quanto emerso, ci sarebbero episodi che, presi singolarmente, possono sembrare di poco conto: un voto più basso del previsto, una lite con un compagno in cui il ragazzo non si è sentito difeso. Situazioni comuni nella vita scolastica, ma che, nella sua percezione, si sono trasformate in profonde ingiustizie.

Il ragazzo di 13 anni non risponderà del reato commesso

«Visto che a quanto pare i “ragazzi” non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è 14 anni. Non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare: uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo». È un’idea delirante quella che ha mosso il ragazzino di 13 anni, eppure è al tempo stesso un piano lucido, consapevole. L’età per essere considerati penalmente imputabili, in Italia, è 14 anni. Ciò implica che solo quando l’autore del reato ha compiuto 14 anni può essere sottoposto a processo penale presso il Tribunale per i Minorenni ed essere destinatario di una sanzione penale, seppur attenuata rispetto a quella prevista, per lo stesso reato, per un soggetto pienamente imputabile.

La professoressa di 57 anni Chiara Mocchi

Al di sotto di quella soglia, invece, il nostro ordinamento prevede in capo al reo solo l’applicazione di misure rieducative, che non hanno in alcun modo valore repressivo.  Allo stesso tempo, in capo ai genitori – o ai tutori – sorge una responsabilità civile per il risarcimento dei danni cagionati dalla condotta del minore e, nei casi più gravi, possono essere disposte anche la sospensione o la revoca della responsabilità genitoriale.  È un quadro, quello attuale, che risulta non in linea con l’aggressività e la pericolosità sociale che si registra sempre più spesso tra coloro che appartengono alle nuove generazioni.

La criminalità tra i minorenni

«Le regole non sono qualcosa che dovrei seguire, sono qualcosa che dovrei infrangere», continua il tredicenne nella dichiarazione d’intenti che affida ai social. «Ho sempre amato infrangere le regole […] e se qualcosa sfida la mia libertà lo sento come un attacco personale alla mia autonomia. Se qualcuno mi dice di non fare qualcosa, il più delle volte mi sento ancora più incline a farlo».

Sono parole che rispecchiano un dato allarmante: incrociando i dati del Ministero dell’Interno, dell’Istat e del Servizio Analisi Criminale, risulta che dal 2022 il numero dei minorenni segnalati – con un’età fino ai 17 anni – è in forte crescita e che, secondo le stime, tra il 15% e il 25% dei reati sarebbero stati commessi da under 14.

La possibile evoluzione dell’istituto dell’imputabilità

Per cercare di contrastare il fenomeno della criminalità diffusa tra ragazzi più giovani, a gennaio di quest’anno è stato presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge che propone di abbassare l’età dell’imputabilità a 13 anni, con contestuale modifica delle relative norme del codice penale e del codice di procedura penale. Lo scopo è quello di attualizzare le norme dell’ordinamento tenendo conto della maturità e della consapevolezza dei ragazzi che oggi commettono reati, decisamente maggiori rispetto al passato. 

Come era prevedibile, tuttavia, si tratta di una proposta che ha sollevato diversi dubbi e perplessità non solo tra i giuristi, ma anche tra gli psicologi e gli assistenti sociali. Il timore è che si tratti di una riforma priva di carattere deterrente e capace, per lo più, di trasformare il disagio sociale in una vicenda penale.

 

Diadora Alacevich

Nata a Genova nel 2003, sono laureata in IULM in Comunicazione, media e pubblicità. Mi piace la cronaca, soprattutto nera e un giorno vorrei lavorare nel mondo del giornalismo televisivo. Al Master conduco il podcast MasterX News!

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