Il 24 marzo 1976 l’Argentina fu scossa dal colpo di stato del militare Jorge Rafael Videla. Da lì è iniziata una dittatura militare durata sette anni che ha cambiato profondamente la società con una violenza sistematica. E se dopo 50 anni c’è chi chiede ancora giustizia, il presidente Javier Milei cerca di “spegnere” quella memoria.
La dittatura

Dal 1976 al 1983 la popolazione argentina ha vissuto un cambiamento radicale. I numeri parlano di 30 mila desaparecidos, 500 bambini apropiados e migliaia di prigionieri politici. A cui si aggiunse un modello neoliberista che trasformò la struttura economica. Questi anni hanno segnato una frattura sociale e vengono raccontati ancora oggi dalle Abuelas e le Madres de Plaza de Mayo, le nonne e le madri delle persone scomparse che operano con il movimento Nunca Más. Ad oggi, sono ancora in corso 13 procedimenti giudiziari, 63 cause attendono dibattimento e altro 280 sono in fase di indagine. Più in generale in questi cinquant’anni sono state pronunciate 360 sentenze per crimini contro l’umanità e 1200 condanne. Partendo dal basso, l’Argentina ha creato un modello di giustizia basato sulle testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime.
Milei contro la memoria
Nonostante la volontà della società di ricordare, dall’insediamento di Milei a dicembre 2023 il governo ha tentato di reprimere le iniziative dedicate alla memoria degli orrori vissuti. Tra le misure principali la riduzione del 40% del personale che si occupa delle gestione di queste iniziative e la declassazione della Segreteria dei Diritti Umani, organismo del governo nazionale incaricato di attuare le misure del Nunca Más, a Sottosegreteria. L’amministrazione ha poi colpito la parte giudiziaria, licenziando gli avvocati che rappresentavano le vittime dei crimini compiuti dallo Stato e smantellando l’Equipo de Relevamiento y Análisis Documental (ERyA), che identificava i documenti probatori e li consegnava ai funzionari giudiziari. La motosega di Milei colpisce ancora e questa volta a livello ideologico. E a completare il quadro, quest’anno il governo ha scelto di non partecipare ufficialmente alle commemorazioni con l’obiettivo di ridefinire il passato.
Il governo

La scelta di revisionare gli orrori della dittatura si inserisce in un quadro più ampio di discontento da parte della popolazione argentina. Il primo elemento di scontro è l’economia. Con il governo Milei, l’inflazione è diminuita, arrivando a febbraio 2026 al 33%: un dato che seppur in calo rimane alto e genera il malessere generale. Passando al livello internazionale, invece, l’amministrazione procede secondo una strategia precisa: adesione allo Shield of the Americas di Donald Trump, viaggi in Europa e incontri con leader come Viktor Orban. Scelte precise che rafforzano la sua identità di presidente anti-establishment della destra globale. E ne è la prova la decisione di uscire dall’Organizzazione mondiale della sanità per non essere sottoposto a vincoli multilaterali, ma mantenere la sua autonomia.