Il primo ministro più longevo d’Europa potrebbe essere arrivato a fine corsa. C’è aria di cambiamento in Ungheria che si appresta a vivere le elezioni presidenziali più equilibrate dell’ultimo decennio. L’appuntamento è per il prossimo 12 aprile, quando i magiari andranno a votare per eleggere il loro nuovo premier.
Per Viktor Orbán, che ricopre quel ruolo dal 2010, si prospetta il duello più complicato. Il suo avversario Péter Magyar è segnalato avanti nei sondaggi con il suo partito Tisza. Per il leader di Fidesz si tratta dell’esempio più classico di fuoco amico: fino al febbraio 2024, infatti, l’attuale antagonista faceva parte del suo partito. Il risultato è stato pressoché immediato. Alle Europee del 2024 il neonato Tisztelet és Szabadság Párt (Partito del Rispetto e della Libertà) ha ottenuto il 30% dei voti (44,8% per Fidesz).
Elezioni in Ungheria: chi è Magyar
L’impegno pubblico e politico per Péter Magyar è stato come un’eredità familiare. Il nonno Pal Erőss, infatti, è stato giudice della Corte Suprema, mentre la madre Monika Erőss ha svolto il ruolo di Vicepresidente dell’Ufficio Giudiziario Nazionale. Il personaggio più influente della famiglia è stato però Ferenc Mádl, suo prozio, che dal 2000 al 2005 ha ricoperto il ruolo di Presidente della Repubblica d’Ungheria.
I primi passi in politica li ha mossi all’interno di Fidesz che, fino a qualche anno fa, aveva un orientamento di centrodestra più moderato. Divenuto avvocato nel 2006, inizia a ricoprire delle posizioni in ambito statale con l’ascesa del partito di Orbán, in primis come “legislatore dell’UE presso il ministero ungherese degli Affari esteri e del commercio”.
La nascita di Tisza e l’indirizzo politico
Il motivo principale della dipartita di Magyar è stato uno scandalo che ha visto coinvolto il suo attuale rivale tra il 2023 e il 2024. Sotto l’impulso del governo, la presidente Katalin Novak ha concesso la grazia a Endre Kónya, uomo che ha nascosto a lungo gli abusi sessuali su minori e i ricatti del direttore di una Casa per l’infanzia, poi condannato a 8 anni di detenzione. Abusi che venivano perpetrati sin dai primi anni 2000. Il caso è diventato di dominio pubblico solamente nel 2016. Nel febbraio 2024 è stata resa pubblica la concessione di grazia in forma anonima dopo meno di un anno dalla condanna (3 anni e 6 mesi). Novak si è poi dimessa.
A legare ancor di più l’attuale leader dell’opposizione al caso è l’ex moglie Judit Varga, ex ministro della Giustizia che aveva controfirmato quella grazia, salvo poi essere costretta alle dimissioni. I due sono stati sposati dal 2006 al 2023 e successivamente la donna ha accusato l’uomo di abusi domestici, frutto di comportamenti violenti. Magyar ha sempre respinto queste accuse, derubricandole a tentativi di screditarlo politicamente.
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Con Tisza ha creato un’alternativa al potere, capace di sfruttare il malcontento sempre più diffuso della popolazione. Non sviluppa posizioni totalmente contrapposte al rivale. Si identifica come un partito di centrodestra, ma con un orientamento decisamente più europeista e meno filorusso. Se per il rivale l’UE è vista come un ostacolo verso il sovranismo, per il 45enne è un mezzo per raggiungere la sovranità nazionale. Non cambia l’obiettivo, cambiano i mezzi per ottenerlo.
I cinque mandati di Orbán
Di fronte a Magyar c’è uno dei politici più longevi in tutta Europa, reduce da cinque mandati come primo ministro, quattro dei quali consecutivi. Se, come affermato in precedenza, Fidesz è stato per anni un partito di centrodestra, nell’ultimo decennio la corrente ultraconservatrice, illiberale e antieuropeista ha preso il sopravvento.
Orbán guida il governo ungherese ininterrottamente dal 2010 e ha operato un cambiamento sostanziale in vari ambiti della società magiara. La magistratura è considerata oggi un organo sempre meno indipendente, sia per gli attacchi del premier in caso di posizioni contrapposte alla sua che per l’inserimento di funzionari strettamente connessi al governo.

È noto ai più il problema dei diritti civili e la forte opposizione nei confronti della comunità Lgbtiq+ e dei migranti. Al contempo il rapporto con i partner europei, perlomeno quelli che non condividono gli ideali sovranisti, è ai minimi termini, contrariamente a quanto accade con attori come Vladimir Putin.
La perdita di popolarità di Orbán è però più legata a questioni economiche. Nonostante la decrescita del tasso fatta segnare nel mese di febbraio (1,4% rispetto al 2,1% di gennaio), il fenomeno dell’inflazione degli ultimi anni ha causato non pochi problemi alla popolazione. Una popolazione che ha maturato malcontento nei confronti del premier, acuito in seguito agli scandali di corruzione emersi negli ultimi mesi. Il risultato sono i sondaggi odierni che propongono Tisza e il suo avversario Magyar avanti di diversi punti percentuali a poche settimane dal voto.
Dove si gioca il duello Tisza-Fidesz
Secondo le rilevazioni dell’istituto demoscopico Median, risalenti a circa un mese fa, Tisza si troverebbe in vantaggio di circa 20 punti percentuali con il 55%, in aumento rispetto al 51% del mese di gennaio. Fidesz, invece, era segnalato in calo con il 35% (39% a gennaio). Negli ultimi giorni, l’Istituto filogovernativo Nézőpont ha fornito nuove rilevazioni su un campione di 1.000 persone, contattate telefonicamente. La particolarità? La situazione si ribalta, perché il partito di Orbán, in coalizione con KDNP (Partito Popolare Cristiano Democratico), è segnalato al 46%, mentre quello di Magyar al 41%. Dove si gioca la sfida?
Secondo i dati forniti da 21 Kutatóközpont, Tisza si trova in netto vantaggio tra i giovani under 30 (65% contro il 14%) e tra gli uomini (49% contro il 29%). Fidesz sarebbe avanti tra i pensionati (50% contro il 19%) e tra le donne (34% contro il 25%). La partita si gioca nella fascia d’età media (40-64 anni) e nei villaggi, mentre nelle città e a Budapest Magyar è dato in vantaggio.
Difficile immaginare al momento altri attori protagonisti in Parlamento. L’unica realtà che potrebbe ottenere dei seggi è Mi Hazánk Mozgalom, movimento di estrema destra che è segnalato al 6%, poco sopra la soglia necessaria del 5%. Quelle del 12 aprile in Ungheria sono elezioni che possono rivelarsi storiche in ambito interno e, di riflesso, possono ridefinire anche gli equilibri interni dell’Unione Europea. Ecco perché Bruxelles, e non solo, osserva attentamente quanto accade a Budapest.