C’è un solo modo per far battere il cuore più forte di un’aritmia: un goal al novantesimo.
Sono le 22:37, il tabellone del Vicarage Road segna il quarto di recupero quando Edoardo Bove raccoglie una conclusione stampatasi sulla traversa, appoggiandola in rete di sinistro e infiammando la Rookery End: è il goal del definitivo 3-1 con cui il Watford ha piegato il Wrexham. Una statistica per il tabellino inglese che sigilla la sua rinascita, non solo calcistica, quattrocentosettantadue giorni dopo quel pomeriggio in cui il tempo, per lui, nel calcio italiano, si è fermato per sempre.
L’ARRESTO CARDIACO
Il cronometro della sua prima vita si era arrestato il primo dicembre 2024, ore 18:19, stadio Artemio Franchi, Firenze. La sfida tra Fiorentina e Inter era iniziata da diciassette minuti, il tabellone, ancora fermo sullo 0-0, rimarrà così fino al 6 febbraio 2025. A terra c’è un uomo, appena più di un ragazzo: Edoardo Bove ha 22 anni quando, nel bel mezzo del rettangolo verde, in maglia viola, si china per allacciarsi le scarpe e, rialzandosi, crolla. Il referto del Careggi di Firenze avrebbe poi dato un nome a quel vuoto: arresto cardiaco da torsione di punta, un’aritmia ventricolare maligna che fa sì che il cuore di Edoardo non si contragga ma si contorca, non pompando correttamente il sangue al cervello che, a sua volta, si spegne.

Bove subisce un intervento chirurgico per l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo e, in Italia, le norme sulla medicina sportiva gli precludono per sempre il professionismo. Così, dopo il recupero, cerca il suo futuro altrove, trovandolo nelle file degli Hornets di Watford, dove i protocolli britannici gli hanno restituito il diritto di sognare.
LA RINASCITA
Ieri sera, subentrato all’ottantatreesimo minuto, ha dimostrato che il destino lo stava aspettando proprio lì, sulla traiettoria di una palla stampatasi sulla traversa e rimbalzata verso il suo mancino.
L’esultanza sotto la Rookery End è stata un rito collettivo: Edoardo, preso sulle spalle da Pollock, è stato portato in trionfo, cercando il contatto con le mani della gente. «Your Hollywood ending», ha commentato il club sui social, ma per il beniamino romano la realtà è stata molto più tangibile: «Quanto mi mancava questa sensazione», ha scritto a caldo. L’ultima volta era stata il 27 ottobre 2024, quando, con la maglia della Fiorentina, aveva firmato il momentaneo 4-1 contro la sua Roma.
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Sugli spalti, tra le sciarpe giallonere, è apparso anche uno striscione che parla la sua lingua: «Even if you leave Rome, you won’t be alone». Il legame con le proprie radici resta intatto, anche se per tornare a correre è stato necessario attraversare la Manica. Edoardo Bove è tornato, e la notizia non è più il suo cuore che si ferma, ma il suo piede che colpisce la palla e torna a gonfiare la rete. La vita, finalmente, ha ripreso il suo ritmo regolare.