Rogoredo: accusa di premeditazione per Cinturrino, due nuovi indagati

Si aggrava la posizione di Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato dell’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso da un colpo di pistola lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Dalle nuove testimonianze emerge un quadro inquietante: l’agente sarebbe stato sulle tracce della vittima già dall’ottobre del 2024. «Dì a Zack che se lo becco lo uccido», avrebbe riferito Cinturrino a uno spacciatore della zona, arrivando a minacciare direttamente il giovane: «O ti arresto o ti ammazzo». Oltre al 41enne originario di Messina, l’inchiesta coinvolge altri sei poliziotti del commissariato Mecenate. Quattro erano presenti al momento dello sparo, mentre altri due devono rispondere di falso e arresto illegale (tra cui un episodio sospetto risalente a maggio 2024). In totale, i capi di imputazione salgono a 31 per Cinturrino e a 43 per i suoi colleghi.

Un sistema collaudato all’interno del commissariato Mecenate

L’indagine ha scoperchiato un vero e proprio “vaso di Pandora“. All’accusa di omicidio premeditato per Cinturrino si aggiunge ora quella di sequestro di persona: l’agente avrebbe rinchiuso un indagato in una stanza del commissariato per poi percuoterlo ripetutamente. Ma c’è di più: secondo gli inquirenti, alcuni poliziotti si contendevano il territorio con i clan per gestire lo spaccio. Cinturrino, soprannominato “Thor”, avrebbe usato il suo status per terrorizzare i pusher, picchiandoli con un martello per sottrarre loro droga e contanti. Un modus operandi sistematico fatto di verbali falsi, perquisizioni inventate e arresti illegali.

La Procura ha ora chiesto l’incidente probatorio per ascoltare le parti lese: una mossa necessaria per cristallizzare le prove prima del processo, dato che molti testimoni sono senza fissa dimora o detenuti. Nel frattempo, dal carcere dove è recluso dal 23 febbraio, Cinturrino continua a professarsi innocente: «Ho sparato per paura, è stata una tragica fatalità».

Maria Sara Pagano

Tutto è iniziato a 15 anni con un sogno: raccontare la notte degli Oscar. Oggi quella passione per il cinema è cresciuta, accogliendo tra le sue fila la musica e la politica interna. Non mi accontento della superficie: scavo a fondo per trovare il lato umano dietro ogni fatto. Dicono che io sia testarda, ma credo che nel giornalismo la tenacia non sia un difetto, bensì l'unico modo per arrivare alla verità.

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