Droni sul giacimento di Shah: Teheran punta alla produzione di combustibili

Per la prima volta in tre settimane l’Iran è riuscito a colpire un centro di produzione di gas e petrolio. Da quando è esploso il conflitto con Israele e Stati Uniti la Repubblica Islamica si era concentrata sui siti di stoccaggio e sulle infrastrutture per l’esportazione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fatto sapere che un drone ha colpito il centro di estrazione di Shah. L’impianto produce gas naturale da uno dei giacimenti più grandi del pianeta e l’attacco ha causato un incendio che le autorità stanno ancora cercando di domare.

Il rischio di rimanere tagliati fuori dal commercio

L’attacco all’impianto di Shah è solo l’ultimo di una serie di interruzioni alle infrastrutture estrattive del Paese. Anche l’importantissimo porto di Fujairah, sul Golfo dell’Oman, è stato colpito e costretto a interrompere le operazioni. La città è il più importante terminal per il petrolio emiratino e in grado di gestire oltre un milione di barili di greggio al giorno, quasi 1,5% della domanda globale. L’importanza di Fujairah è nella sua posizione: è l’unico porto al di fuori del Golfo Persico e quindi non condizionato dal blocco navale iraniano.

Il deposito di petrolio del porto di Fujairah, EAU

Il conflitto, con la chiusura dello stretto di Hormuz e i continui attacchi iraniani, rischia di interrompere anche quel poco petrolio che riesce ancora ad uscire dagli Emirati Arabi Uniti. Dall’inizio del conflitto la produzione nel Paese si è più che dimezzata. Un rischio per l’economia mondiale: gli Emirati sono il terzo produttore dell’Opec, circa 3,4 milioni di barili al giorno.

Le conseguenze nel resto del mondo

Il blocco alle esportazioni di petrolio sta avendo effetti importanti a livello globale. La crescita del costo dell’energia, con il barile che ha superato i 100 dollari, sta già causando diversi problemi ai Paesi asiatici, principale meta del greggio in transito per Hormuz. In Sri Lanka – riporta il Guardian – il governo ha dichiarato una vacanza pubblica tutti i mercoledì per limitare il consumo di carburante. Mentre il Bangladesh ha attivato un piano di blackout per conservare più energia.

 

Andrea Pagani

Laureato in Storia, ma con la passione del giornalismo sin da bambino. Con il vizio per gli esteri, dopo l'esperienza di stage al Fatto Quotidiano, ho deciso di sfidare la mia allergia alla matematica approfondendo l'economia, convinto che sia la chiave per capire dove va il mondo.

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