«Sono così stupidi, quasi mi sento in colpa ad approfittarmi di loro». Queste parole riferite ai clienti di Live Nation si possono leggere in una chat tra due dipendenti dell’azienda. Le conversazioni sono state portate come prova al processo che vede il colosso degli eventi dal vivo accusato di monopolio da oltre 40 stati americani.
DI NUOVO A PROCESSO
Risale al 9 marzo scorso la notizia dell’accordo tra Live Nation e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Tra i tanti punti era però assente l’obbligo di separare Ticketmaster da Live Nation. Gli stati accusatori ritenevano la scissione l’unica vera soluzione al monopolio soffocante nei confronti delle aziende concorrenti. Questo ha fatto sì che solo sette Stati abbiano aderito all’accordo, con quelli rimanenti intenzionati a continuare la battaglia legale fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Nonostante l’adesione di altri sette Stati, il giudice ha sospeso le testimonianze per una settimana, tentando invano una negoziazione con gli oltre 30 contrari. In assenza di progressi, il processo è ripreso il 16 marzo. Le aziende continuano a negare di mettere in atto forme di monopolio, attribuendo ai team degli artisti la responsabilità di stabilire i prezzi e le modalità di vendita dei biglietti. Dall’altra parte gli Stati accusatori aggiungono che Live Nation e Ticketmaster soffocassero il settore anche attraverso minacce e ritorsioni.
Two Live Nation ticketing directors boasted about “robbing” fans blind and “taking advantage of them” with high fees in newly unsealed chat records tied to the company’s antitrust lawsuit.https://t.co/UtZ2jlgDMp
— Rolling Stone (@RollingStone) March 12, 2026
LE CHAT TRA I DIPENDENTI
Tra le prove sono comparse anche le chat tra due dipendenti di Live Nation emerse dalle indagini. Si tratta di scambi in cui si deridono i clienti disposti a pagare i prezzi folli che l’azienda applica ai biglietti. In una delle conversazioni, parlando dell’accesso all’area VIP di un anfiteatro in Florida, uno dei due interlocutori definisce i prezzi «scandalosi» e dice di sentirsi quasi in colpa ad approfittarsi degli acquirenti. L’altro risponde con una risata in caps lock. Nei messaggi si percepisce una certa fierezza, un vanto che culmina nell’eloquente: «Li derubiamo, baby».
Live Nation e Ticketmaster si erano dette contrarie all’inclusione delle chat tra le prove al processo. Le aziende sostenevano che i dipendenti si parlassero dei prezzi di prodotti accessori disponibili per gli spettatori in occasione di alcuni eventi in due anfiteatri. Il Dipartimento di Giustizia ha respinto l’obiezione. Secondo il giudice «l’esperienza complessiva del fan è rilevante» e gli artisti «potrebbero non volere esibirsi se si addebitassero ai fan prezzi eccessivi» per servizi aggiuntivi come aree VIP o sedie da giardino. L’emergere di questi nuovi elementi suggerisce che la vicenda non avrà di certo una conclusione rapida e bisognerà aspettarsi molti altri sviluppi.