Più di 35 mila comuni in Francia hanno votato domenica 15 marzo durante il primo turno delle elezioni amministrative per la scelta dei sindaci. La battaglia si è combattuta sul fronte della sinistra da un lato, e della destra estrema dall’altro. Le elezioni comunali rappresentano una sorta di test a livello nazionale per i principali partiti, in vista delle elezioni presidenziali previste per il 2027.
I RISULTATI DELLA SINISTRA
Ad aver avuto la meglio nella capitale francese è stato il candidato di sinistra Emmanuel Gregoire del Partito Socialista (38% dei voti), lo stesso dell’attuale sindaco di Parigi, Anne Hidalgo. È davanti alla sua avversaria, l’ex Ministro della Cultura Rachida Dati (dimessasi il 26 febbraio), che rappresenta invece il Partito Repubblicano. Per aggiudicarsi la vittoria contro la destra al secondo turno (in calendario per domenica 22 marzo), Gregoire potrebbe essere costretto ad allearsi con la candidata di estrema sinistra di La France Insoumise, Sophia Chikirou, che ha ottenuto quasi il 12% dei voti. Chikirou, commentando i risultati, ha detto di essere «in attesa della chiamata» del candidato socialista. A Lione, il sindaco uscente, l’ecologista di sinistra Grégory Doucet si contrappone al conservatore indipendente Jean-Michel Aulas, presidente della squadra di calcio dell’Olympique Lione.

Il partito di estrema sinistra ha ottenuto buoni risultati a Lille, nel nord della Francia, dove la candidata di La France Insoumise, Lahouaria Addouche, ha ottenuto circa il 25% dei voti, superando le previsioni. Anche a Roubaix, il deputato David Guiraud ha raccolto il 45% delle preferenze. I rapporti tesi tra Partito Socialista e La France Insoumise rischiano di cambiare gli equilibri politici in alcune città. Il coordinatore di La France Insoumise, Manuel Bompard, ha proposto alleanze con le altre liste di sinistra dove destra ed estrema destra rappresentano una minaccia. La leader dei Verdi, Marine Tondelier, si è detta favorevole a questa strategia. Il leader socialista Olivier Faure ha però escluso un accordo nazionale con La France Insoumise al secondo turno, lasciando aperta solo la possibilità di intese locali.
I RISULTATI DELLA DESTRA
A Marsiglia, seconda città francese per popolazione e storicamente di sinistra, il candidato di estrema destra di Rassemblement National, Franck Allisio, ha sfidato il sindaco uscente Benoît Payan, indipendente di sinistra, ma quest’ultimo ha avuto la meglio con il 36,7% contro il 35% di Allisio. Anche se Payan parte da favorito per il secondo turno, quello di domenica è un ottimo risultato per la destra, in grande avanzamento rispetto alle elezioni del 2020, dove aveva totalizzato solo un 20%. Il partito di Marine Le Pen potrebbe invece avere la meglio a Tolone, città storicamente di destra, dove la candidata di Rassemblement National, Laure Lavalette, ha preso il 42% dei voti, battendo la lista civica di destra guidata da Josée Massi fermatasi al 29%.

L’estrema destra prevale anche a Nizza, dove il sindaco uscente Christian Estrosi, neogollista, è stato superato dall’alleato di Le Pen, Eric Ciotti, che ha ottenuto il 43% dei voti. Ciotti è a capo di un partito da lui stesso fondato, l’Unione delle destre per la Repubblica, che è diventato un partito satellite del Rassemblement National. Il partito di estrema destra continua a governare a Perpignan, dove ha fatto rieleggere al primo turno il sindaco Louis Aliot. Secondo Marine Le Pen ci sono «reali possibilità di vittoria» nel secondo turno del 22 marzo in diverse città. L’estrema destra mira a soppiantare la destra in alcune aree o a stringere alleanze con essa, come ha confermato l’altro leader di Rassemblement National, Jordan Bardella.
COME STA IL CENTRO?
Per i centristi si registra il buon risultato di Edouard Philippe, sindaco uscente a Le Havre, con il 43% delle preferenze. L’ex primo ministro ha dichiarato che, se non verrà riconfermato, ritirerà la propria candidatura alle elezioni presidenziali del 2027. Philippe è considerato uno dei principali favoriti dell’area centrista, soprattutto ora che Macron non potrà ricandidarsi. Come avevano ipotizzato le previsioni, i candidati della coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron hanno ottenuto per lo più risultati deludenti. Negli ultimi dieci anni la loro forza locale non si era mai consolidata, e in queste elezioni hanno perso voti a favore dell’estrema destra in diverse città che amministravano.

Questo primo turno delle elezioni ha confermato il fenomeno che i media francesi hanno definito «dissociazione», ossia il divario sempre più marcato tra politica nazionale e locale. Secondo i sondaggi, l’affluenza è stata la più bassa del Paese, stimata tra il 56 e il 58,5%, rispetto al 63,55% registrato nelle elezioni del 2014, escludendo però il voto del 2020, tenutosi durante la pandemia di Covid.