Era scritto, così è stato. Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson vince l’Oscar come miglior film. Non solo. Forte delle sue 11 candidature, si porta a casa la statuetta anche per miglior regia, miglior montaggio (Andy Jurgensen), miglior sceneggiatura non originale, ha regalato l’Oscar a Sean Penn come miglior attore non protagonista e si è aggiudicato anche la statuetta per la nuova categoria del 2026: miglior casting (a Cassandra Kulukundis). A mani vuote per il film di Anderson invece sono rimasti Leonardo DiCaprio e Teyana Taylor.
Delle 16 candidature ottenute (segnando un nuovo record) Sinners – I Peccatori di Ryan Coogler si porta a casa “solo” quattro statuette: dal meritato Oscar per miglior attore protagonista a Micheal B. Jordan, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia (Autumn Durald Arkapaw), miglior colonna sonora (Ludwig Göransson).
Gli altri premi sono andati a Jessie Buckley che ha vinto la statuetta come miglior attrice protagonista per Hamnet. Amy Madigan che è la miglior attrice non protagonista in Weapons. Miglior film internazionale è stato Sentimental Value (Norvegia) surclassando il favorito L’agente segreto (Brasile) di Kleber Mendonça Filho. Tre statuette sono andate a Frankenstein di Guillermo del Toro: miglior scenografia, migliori costumi, miglior make-up ed hairstyling.
KPop Demon Hunters di Maggie Kang e Chris Appelhans vince come miglior film d’animazione e il suo brano “Golden” è la miglior canzone. Migliori effetti visivi come prevedibile ad Avatar: fuoco e cenere mentre il sonoro a F1 – Il film. Concludono la lista The Girl Who Cried Pearls come miglior cortometraggio d’animazione. Mr. Nobody Against Putin è il miglior documentario mentre All the Empty Rooms è il miglior documentario corto. A ex aequo vincono la statuetta come miglior cortometraggio The Singers e Two People Exchanging Saliva.