Negli ultimi giorni il costo del gasolio ha largamente superato quello della benzina. Con la guerra in Iran e le tensioni geopolitiche, il prezzo del petrolio è infatti schizzato verso l’alto, toccando la soglia dei 120 dollari al barile.
Questa instabilità dipende in larga misura dal fatto che dall’Iran, e in particolare dallo Stretto di Hormuz, transita circa il 20% del consumo mondiale di greggio, che viene poi raffinato nei vari carburanti che si utilizzano ogni giorno.
Secondo i dati dell’osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi 11 marzo 2026, in Lombardia il prezzo medio della benzina si attesta a 1,807 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto i 2,035 euro al litro.
Ma quali sono le ragioni concrete dietro questa differenza di prezzo? Si possono identificare quattro fattori chiave.
La dipendenza del trasporto pesante
Il gasolio è il carburante del trasporto pesante: camion, navi e macchine agricole funzionano quasi esclusivamente con questo carburante
A differenza dei consumi privati, il trasporto merci non può fermarsi: i beni devono essere consegnati indipendentemente dal costo del pieno. Questa domanda “rigida” fa sì che, in caso di interruzioni (o rischi di interruzioni) nelle rotte energetiche, il prezzo del gasolio salga molto più velocemente rispetto a quello della benzina, influenzando a cascata il costo finale dei prodotti trasportati.
Il nuovo assetto delle accise
Un cambiamento fondamentale è avvenuto a livello fiscale. Per anni, il gasolio ha beneficiato di accise, ovvero tasse statali, inferiori rispetto a quelle imposte sulla benzina. Tuttavia, con la Legge di Bilancio 2026, il governo ha deciso di allineare le accise per entrambi i carburanti a 0,672 euro al litro. Questo intervento ha eliminato lo storico vantaggio competitivo del gasolio, contribuendo al rincaro finale alla pompa.
I limiti strutturali delle raffinerie
Non è possibile produrre gasolio in quantità illimitata solo perché la domanda aumenta. Le raffinerie hanno vincoli strutturali: questi limiti riguardano la proporzione di carburanti prodotti rispetto alla quantità di petrolio che deve essere raffinato. Infatti, in una raffineria europea media, da 100 barili di petrolio si ricavano circa il 40–50% di benzina, il 25–35% di gasolio, il 10% di carburante per aerei (cherosene), il 5% di GPL e il restante 10–20% di olio combustibile, bitume e altri derivati.
Quindi la produzione di gasolio è inferiore rispetto a quella della benzina e questo tende a porre i prezzi del gasolio sotto maggiore pressione quando la domanda è elevata.
A peggiorare il quadro c’è la situazione industriale europea: negli ultimi 15 anni, nel Vecchio Continente, sono state chiuse ben 25 raffinerie, riducendo drasticamente la capacità produttiva interna e rendendoci più vulnerabili alle fluttuazioni del mercato globale.
La filiera e il rischio speculazione
Infine, un ruolo centrale è giocato dalla trasmissione dei prezzi lungo tutta la filiera, dal barile al distributore. Le autorità competenti monitorano costantemente che i singoli gestori e le compagnie non applichino rialzi ingiustificati rispetto ai listini ufficiali. E quando i rincari non sono coerenti con l’andamento del mercato, si parla di speculazione.