Un’alleanza regionale contro i cartelli della droga e il crimine organizzato. È la coalizione «Shield of the Americas», o meglio l’«Escudos de las Americas», l’accordo geopolitico firmato da Donald Trump e dodici leader dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
Cos’è lo Scudo
Lo Shield è stato presentato durante il summit a Miami come uno strumento per promuovere libertà, sicurezza e prosperità nel Sud America. Ma soprattutto per coordinare i governi partner nella lotta ai cartelli della droga, alla migrazione irregolare verso gli Stati Uniti e alla criminalità transnazionale. Trump ha così lanciato la creazione della Coalición contra los Cárteles en las Américas (CCCA, Coalizione contro i cartelli nelle Americhe).
COMMITMENT TO COUNTERING CARTEL CRIMINAL ACTIVITY
President Donald J. Trump, together with leaders from Latin America, sign the proclamation in Miami, Florida, committing to the dismantling of cartels & foreign terrorist organizations operating in the Western Hemisphere. pic.twitter.com/uTqCSEu27w
— The White House (@WhiteHouse) March 7, 2026
Oltre all’alleanza, il tycoon ha annunciato anche la rimozione di Kristi Noem dal Department of Homeland Security per dargli l’incarico di inviato speciale. La funzione permette a Noem di portare avanti per conto del presidente l’iniziativa politica, anche se non sono stati ancora dati dettagli sull’ampiezza del mandato e sulle concrete funzioni. Ad oggi, però, il progetto non è un organismo con regole precise: si presenta come una piattaforma politica in fase di costruzione, che tenta di replicare un Board of Peace a livello continentale.
Le parole di Trump
Durante il summit a Miami, Trump ha criticato i governi locali. «I leader di questa regione hanno permesso che vaste aree di territorio nell’emisfero occidentale passassero sotto il controllo diretto di bande transnazionali, che hanno gestito settori del vostro paese». E di fronte a tale prospettiva, per il tycoon «l’unico modo per sconfiggere questi nemici è scatenare la potenza dei nostri eserciti. Dobbiamo usare i nostri eserciti. Dovete usare i vostri eserciti».
Chi l’ha firmato
La linea dura del presidente sul narcotraffico e sulla migrazione è stata condivisa da molti leader delle destre sud-americane, che privilegiano misure repressive al dialogo con le parti interessate. Con l’obiettivo di rafforzare la rete di governi di destra dell’America Latina, lo Scudo è stato firmato dall’argentino Javier Milei, il salvadoregno Nayib Bukele, l’ecuadoriano Daniel Noboa, il paraguayano Santiago Pena, il panamense José Mulino, il boliviano Rodrigo Paz, l’honduregno Nasry Asfura e il cileno José Antonio Kast. L’accordo, però, a esclude a priori alcuni attori del continente in cui prevale una concezione politica di sinistra. Al vertice erano assenti il Brasile di Luiz Inacio Lula da Silva, la Colombia di Gustavo Petro e il Messico di Claudia Sheinbaum.

Contro la Cina
Lo Sheld si propone quindi come il tentativo statunitense di consolidare la propria influenza nel Sud America e di contrastare l’espansione della Cina nel continente. Pechino, infatti, mantiene rapporti commerciali con il mondo latinoamericano per circa 518 miliardi di dollari. A questi, si sono aggiunti recentemente oltre 120 miliardi di prestiti ai governi. Una pressione influente da parte della Cina, che imponendosi in porti, progetti tecnici e nel settore energetico ha spinto la Casa Bianca ad accrescere la sua pressione a livello locale.
Gli Usa nel Sud America
Trump, quindi, non sta intervenendo casualmente. E soprattutto lo “scudo” arriva dopo interventi mirati da parte del tycoon nel Sud America. A gennaio il blitz statunitense a Caracas ha portato alla caduta del regime di Nicolas Maduro e alla successiva creazione del governo guidato da Delcy Rodriguez, riconosciuto da Washington. All’intervento statunitense in Venezuela, si sono aggiunte le operazioni militari e i sopralluoghi nella mega-prigione di Bukele a El Salvador, nota per la detenzione di presunti criminali senza processo. Due azioni congiunte che si inseriscono nell’obiettivo dello Sheld di contrastare il narcotraffico.
Ma il tycoon non si è fermato qui. Dall’inizio dell’anno sta facendo pressione su Cuba per portare alla caduta del regime comunista, che secondo Trump sta «vivendo i suoi ultimi momenti». Con il blocco petrolifero all’isola e l’abbandono degli alleati, minacciati dalla Casa Bianca con dazi per l’invio del greggio, l’isola si trova ora in una crisi economica, energetica e umanitaria.