Mentre il mondo aveva gli occhi puntati sul Medio Oriente, martedì 3 marzo si sono aperte a Pechino le annuali “Due Sessioni”. Si tratta dell’evento politico più importante dell’anno per i cinesi, che vede riunirsi i due massimi organi, legislativo e consultivo, del sistema politico: la Conferenza politica consultiva del Popolo Cinese e il Congresso Nazionale del Popolo (CNP). In questo evento, al quale presenziano più di 2000 funzionari con i principali esponenti del governo e il presidente Xi Jinping, vengono analizzati i risultati ottenuti nell’ultimo anno, si fissano i nuovi obiettivi di crescita per l’anno a venire e quelli del nuovo piano quinquennale 2026-2030.
TARGET DEL PIL
Sul piano economico, è stato discusso il target di crescita del prodotto interno lordo (PIL). Negli ultimi 3 anni era stato fissato intorno al 4,5-5%. Il premier Li Qiang, nel discorso che ha tenuto durante la prima giornata delle Due Sessioni, ha abbassato il target del PIL per il 2026 intorno al 4%. La scelta deriva da un progetto più ampio, spiegato poi dal Presidente Xi tramite il concetto di “liberarsi dall’ossessione del PIL”.
Se è vero che la Cina a partire dalla stagione delle riforme di Deng Xiaoping ha sempre utilizzato la crescita economica come metro per verificare lo sviluppo del paese, Xi ritiene che non ci si possa basare solo su un punto percentuale per misurare l’evoluzione interna. Da una parte, queste politiche di spinta economica hanno permesso alla Cina di crescere in modo esponenziale negli ultimi decenni. Dall’altra, lo sviluppo rapido e concentrato ha portato a sovracapacità industriale, debiti locali elevati, bolle immobiliari, degrado ambientale e competizione tra territori. Il messaggio che vuole mandare la Cina è che non si concentrerà più sulla “crescita ad ogni costo”, ma sulla “crescita di qualità”.

FOCUS MERCATO INTERNO
Considerate le tensioni commerciali globali e i dazi che non accennano a diminuire, il focus della Cina si sposta dall’export al mercato interno. Il governo ha stanziato circa 250 miliardi di yuan (circa 31 miliardi di Euro) per incentivare il “trade-in” (la permuta) di beni di consumo ed elettrodomestici, cercando di sbloccare il risparmio privato. Per convincere i cinesi a spendere, il piano quinquennale 2026-2030 punta su nuove leggi per l’assistenza sanitaria e i servizi per l’infanzia. Se i cittadini si sentono protetti dal welfare, smetteranno di accumulare risparmi precauzionali e inizieranno a consumare. Inoltre, Il tasso di urbanizzazione ha raggiunto il 67,9%, e l’obiettivo ora è integrare meglio i nuovi residenti urbani nei mercati del consumo.
AUTONOMIA TECNOLOGICA
Il cuore politico di queste prime giornate di sessioni del 2026 è racchiuso nel concetto di “Nuove Forze Produttive”. Il governo ha sancito che la sicurezza nazionale e lo sviluppo economico sono ormai due facce della stessa medaglia. Per questo, la Cina non può più permettersi di dipendere da tecnologie estere nei settori critici. L’obiettivo dichiarato è il superamento dei cosiddetti “colli di bottiglia” (strozzi tecnologici), con un focus massiccio su semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale generativa e calcolo quantistico. Questa spinta verso l’autarchia tecnologica mira a trasformare la Cina da “fabbrica del mondo” a polo d’innovazione autonomo. La leadership cinese scommette sulla capacità di integrare l’AI non solo nell’industria, ma anche nelle infrastrutture civili e militari, creando una “fortezza tecnologica” resiliente a eventuali shock geopolitici o blocchi commerciali.