Il lusso nel Golfo in crisi con la guerra. È la fine dell’oasi intoccabile?

Per anni le grandi metropoli del Golfo e i nuovi poli turistici del Medio Oriente sono stati raccontati come un’eccezione geopolitica: oasi di lusso, innovazione e sicurezza, apparentemente immuni dai dissidi cronici della regione. Tuttavia l’escalation bellica degli ultimi giorni dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran sta incrinando questa condizione di invulnerabilità. Quello che era il “nuovo Eldorado” per investitori e viaggiatori internazionali si trova oggi a fare i conti con una realtà complicata: la stabilità non è più un dato di fatto ma una variabile che dipende dagli eventi di una guerra

Il più brusco crollo dei flussi dal Covid

Il turismo, pilastro dell’economia per paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar stanno subendo un colpo durissimo. Secondo le ultime proiezioni di Oxford Economics, il conflitto potrebbe innescare una contrazione dei visitatori stranieri compresa tra l’11% e il 27% per il 2026. Questo calo si traduce in una perdita stimata tra i 34 e i 56 miliardi di dollari in termini di spesa turistica.

Aerei della compagnia Emirates a terra all’aeroporto di Dubai e sullo sfondo il fumo delle bombe

La chiusura degli spazi aerei e la cancellazione di oltre 11.000 voli hanno trasformato gli hub globali di Dubai e Doha da snodi per il turismo mondiale (per noi europei verso l’estremo oriente e l’Oceania) a zone di estrema incertezza, dove non solo non è possibile arrivare ma neppure fare scalo per poi volare altrove. Sebbene governi come quello di Abu Dhabi stiano cercando di mitigare l’impatto offrendo ospitalità gratuita ai passeggeri rimasti bloccati per preservare la propria reputazione, la percezione di sicurezza — che è da sempre considerato il vero “asset” della regione — è profondamente messa in discussione.

Immobiliare di lusso: dal paradiso sicuro al rischio geopolitico

In maniera parallela e quasi conseguente, il mercato immobiliare, che fino a pochi mesi fa registrava crescite record e transazioni miliardarie con nuove residenze e hotel che nascevano nel giro di pochissimo tempo rischiano di entrare in una fase di brusca frenata. Il settore del lusso, in particolare a Dubai, era considerato un rifugio sicuro per i capitali globali. Ora gli analisti prevedono una riduzione del volume delle transazioni tra il 20% e il 40%, con una possibile flessione dei prezzi degli appartamenti fino al 15%.

Grafica che mostra la distribuzione della ricchezza nei paesi del Medio Oriente via Corriere

L’aumento dei premi al rischio e il clima di incertezza stanno spingendo molti investitori internazionali a “congelare” le operazioni in attesa di una de-escalation che non si sa quando arriverà. La scommessa di trasformare il deserto in una cassaforte immobiliare globale deve ora affrontare la sfida più difficile: dimostrare di poter sopravvivere a un conflitto che non bussa più alle porte ma ne attraversa i cieli.

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