CHI Ѐ MOJTABA KHAMENEI? LA FUTURA GUIDA DELL’IRAN DALLE MACERIE ALLA PROVA DEL POTERE

Sono passati cinque giorni dall’operazione che il 28 febbraio ha portato all’uccisione di Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran. Se la speranza dell’amministrazione Trump però era quella di poter scardinare rapidamente il regime dei pasdaran senza ricorrere a un’azione militare boots on the ground, tutto sembra ora molto più complicato. Secondo il New York Times, l’Assemblea degli Esperti potrebbe eleggere nelle prossime ore come successore Mojtaba Khamenei, secondogenito dell’ex ayatollah.

Ascesa silenziosa

Noto per i suoi stretti legami con i pasdaran, Mojtaba Khamenei è entrato a far parte del corpo militare dei “Guardiani della Rivoluzione” intorno al 1987, dopo aver terminato le scuole superiori. Ha prestato servizio durante l’ultimo periodo della lunga guerra tra Iran e Iraq (1980-1988). L’anno successivo, suo padre è stato nominato Guida Suprema, in sostituzione del defunto ayatollah Ruhollah Khomeini.

Mojtaba ha poi studiato con i più stimati chierici del Paese a Qom. Ha anche insegnato lui stesso in un seminario, stringendo legami con la leadership religiosa e guadagnando stima ai loro occhi, in parte grazie alla posizione del padre. Tuttavia, si tratta di una figura non nota. Mojtaba ha operato per lo più nell’ombra, gestendo l’ufficio della guida suprema dietro le quinte e finendo sui giornali solo occasionalmente negli ultimi decenni.

Nel 2005, dopo l’elezione a presidente del candidato conservatore Mahmoud Ahmadinejad, i riformisti accusarono Mojtaba Khamenei di aver collaborato con i leader religiosi e i pasdaran per garantire la vittoria del candidato, allora relativamente sconosciuto, da loro preferito. Mehdi Karroubi, un riformista e uno degli sfidanti di Ahmadinejad, criticò Mojtaba, accusando il «figlio del padrone» di aver interferito nelle elezioni. All’epoca, la guida suprema Ali Khamenei difese il figlio, affermando che egli «è un padrone lui stesso, non il figlio di un padrone».

Erede tra le macerie

Nel 2024, l’Assemblea degli Esperti dell’Iran si è riunita per pianificare la successione della Guida Suprema. L’ayatollah Khamenei dichiarò in quell’occasione che suo figlio avrebbe dovuto essere escluso dalla rosa dei candidati. La sua eventuale selezione avrebbe irritato molti in Iran evocando dinamiche di successione familiari. La rivoluzione islamica del 1979 destituì lo Scià, Mohammad Reza Pahlavi, e con lui, a quanto sembrava, la trasmissione dinastica del potere, sostituendola con il governo dei chierici.

 L’insediamento del giovane Khamenei potrebbe però far infuriare gli iraniani che sono scesi in piazza per protestare contro il regime. Tuttavia, la scelta di Mojtaba Khamenei manderebbe un messaggio preciso. Secondo alcuni analisti, i falchi legati alle Guardie della Rivoluzione resterebbero così al comando: quindi difficilmente cambieranno le cose nel breve termine. La moglie di Mojtaba Khamenei, Zahra Adel, sua madre Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, e un figlio sono rimasti uccisi insieme al padre negli attacchi di sabato, secondo quanto dichiarato dalle agenzie di stampa e dal governo iraniano.

Miliardari in nome della rivoluzione

Secondo un’inchiesta di Bloomberg, Mojtaba Khamenei sarebbe legato a un vasto impero immobiliare internazionale. Solo nel Regno Unito il valore delle proprietà attribuite alla sua rete supererebbe i 100 milioni di sterline. I fondi, secondo la ricostruzione giornalistica, proverrebbero in gran parte dalle vendite di petrolio iraniano. Il denaro poi sarebbe transitato attraverso conti bancari in Gran Bretagna, Svizzera, Liechtenstein ed Emirati Arabi Uniti, utilizzando società offshore registrate a Saint Kitts and Nevis e nell’Isola di Man.

Tra gli immobili più documentati figura una villa su The Bishops Avenue a Londra, soprannominata «Billionaire’s Row», acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline. Il portafoglio immobiliare comprenderebbe anche hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, una villa in una zona esclusiva di Dubai e proprietà che in passato sarebbero state detenute a Toronto e Parigi. Nessuno di questi beni risulta formalmente intestato a Mojtaba Khamenei: il suo nome non compare nei documenti, sostituito da intermediari e società schermo. Secondo Bloomberg, uno dei principali nodi della rete sarebbe il banchiere iraniano Ali Ansari. Il governo britannico lo ha sanzionato nell’ottobre 2025 con l’accusa di aver finanziato i Guardiani della Rivoluzione.

Roberto Manella

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