Dopo gli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran e la successiva rappresaglia di Teheran, il trasporto aereo globale vive la più grande crisi dalla pandemia. Le autorità hanno cancellato oltre 5mila voli e ne hanno costretti circa 20mila a subire cancellazioni, ritardi o deviazioni, mentre hanno chiuso lo spazio aereo di gran parte del Medio Oriente e hanno colpito l’aeroporto internazionale di Dubai.
Le principali compagnie aeree di Europa, Asia, Nord America e Golfo hanno sospeso numerosi collegamenti, mentre l’EASA ha raccomandato di evitare l’area per motivi di sicurezza. Si tratta della più grande interruzione mondiale del trasporto aereo. Una dinamica che si riflette anche nell’andamento dei mercati azionari delle compagnie aeree mondiali.
Turbolenze
Compagnie aeree in picchiata nelle Borse europee a causa del conflitto in Medio Oriente, che ha provocato l’annullamento di migliaia di voli. A Parigi Air France-Klm perde il 7,2%, a Francoforte Lufthansa il 6,8%. A Londra le vendite bersagliano IAG (Iberia e British Airways) che arretra del 6,2% e Wizz Air (-6%). Consistenti, ma più contenute, le perdite per Easyjet (-4%) e Ryanair (-3,5%). Non ne esce illeso neanche il mercato americano che cede terreno con American Airlines e Delta, entrambe in calo del 6% nel premercato. United perde quasi il 7%.
Gli attacchi aerei lanciati sabato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la successiva ritorsione di Teheran hanno costretto le compagnie aeree globali a cancellare i voli in tutto il Medio Oriente, mentre il nuovo conflitto si estende ad altri Paesi. Il traffico aereo globale è interrotto anche nella giornata odierna, poiché la guerra ha costretto alla chiusura dei principali hub mediorientali, tra cui Dubai, Doha e Abu Dhabi, per il terzo giorno consecutivo, bloccando decine di migliaia di passeggeri in tutto il mondo.

Diverse big del settore hanno già annunciato stop o forti limitazioni. Le mappe dei tracker di volo mostrano un vuoto quasi totale sopra l’Iran e i Paesi limitrofi, con il traffico deviato su rotte alternative, soprattutto attraverso Egitto e Arabia Saudita. Le tratte più penalizzate sono quelle tra Europa e Asia. Per evitare l’intera regione, i voli sono costretti ad allungare i percorsi, con un conseguente aumento dei tempi di viaggio e dei costi del carburante.
Reggere l’urto
Tra le aziende che hanno reagito meglio al conflitto iraniano ci sono quelle con un comparto specializzato con contratti nel settore della difesa. Dagli attacchi di sabato 28 febbraio Boeing (BA) ha perso solo lo 0,051%. La divisione Defense, Space & Security (BDS) sostiene la difesa globale e beneficia dei crescenti impegni militari degli Stati Uniti, aumentando le proprie quotazioni.
Non si può dire lo stesso per Airbus Group (AIR), con il titolo che è sceso del -4,31%. Nell’andamento del titolo quest’anno pesa anche la crisi dei motori, prodotti da Pratt & Whitney, verificatasi a febbraio 2026. La società europea ha dovuto fronteggiare una battuta d’arresto nella produzione e nelle consegne soprattutto degli aerei commerciali, in particolare degli A320 e A321neo, gli esemplari più venduti.
Sotto i riflettori anche Leonardo (LDO) che tiene botta e subisce una modesta contrazione dello -0,72%. Prima della chiusura dei mercati venerdì 27 febbraio la BBC ha preannunciato che il ministero della difesa della Gran Bretagna ha assegnato all’azienda italiana un ordine da 1,15 miliardi di euro per fornire 23 elicotteri AW149. La chiusura dell’operazione con il governo britannico da parte di Leonardo non fa altro che aumentare la fiducia nei confronti della società italiana, che da inizio anno ha fatto registrare una crescita del +13,00%.