La data del voto al referendum sulla giustizia, previsto per il 22 e il 23 marzo, si avvicina. E l’unica cosa certa è che il risultato sarà valido a prescindere da quanti elettori andranno a votare. Detto in parole semplici non ci sarà il quorum. Non sarà necessario che almeno il 50% più uno degli aventi diritto vadano a votare, come succede invece nei referendum abrogativi, perché il risultato sarà valido a prescindere.
La differenza tra referendum abrogativo e confermativo
A prima vista questo meccanismo può sembrare controintuitivo. Perché per cancellare poche parole da una legge serve un certo numero di votanti mentre per modificare la Costituzione no? In realtà questo limite è stato inserito nella stessa Costituzione per evitare che una minoranza organizzata di elettori possa cancellare una legge approvata dal Parlamento sfruttando la scarsa affluenza alle urne. La sua funzione quindi è quella di tutelare la volontà del parlamento dall’interesse di gruppi ristretti di cittadini.
Il discorso è diverso per il referendum confermativo. Perché in questo caso la legge che va a modificare la costituzione è già stata promulgata dal parlamento secondo delle regole apposite. Lo stesso testo deve essere approvato due volte sia dalla Camera che dal Senato e le votazioni devono essere distanti almeno tre mesi l’una dall’altra. Il referendum può essere chiesto solo se nella seconda votazione non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti di entrambe le camere. A richiederlo possono essere un quinto dei parlamentari di una Camera, cinque consigli regionali o 500mila elettori.