L’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran, nella notte del 28 febbraio 2026 in seguito a un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele denominato “Ruggito del Leone”, ha innescato immediatamente delle forti reazioni sui mercati azionari. L’operazione, preparata da mesi e accelerata da una “finestra d’opportunità”, ha avuto luogo sabato mattina alle 9:40 (ora italiana), quando una pioggia di missili ha colpito Khamenei e numerosi alti dirigenti di Teheran. Fonti dell’intelligence americana, rivelate dal New York Times, hanno fornito i dettagli di questa operazione.
L’eliminazione del vertice politico-militare iraniano non rappresenta soltanto un evento di portata storica sul piano geopolitico. Si apre un’altra fase di profonda instabilità regionale con conseguenze sistemiche per l’economia globale e i mercati finanziari, concentrandosi soprattutto nel comparto energetico.
Le dinamiche dell’operazione
La Central Intelligence Agency (CIA) monitorava Khamenei da tempo, raccogliendo informazioni sulle sue abitudini e i suoi rifugi, presumibilmente tramite agenti sul campo e una vasta rete di informatori, dissidenti e doppiogiochisti all’interno del potere iraniano. Una segnalazione cruciale è arrivata alla CIA: un incontro della leadership iraniana si sarebbe tenuto la mattina di sabato 28 febbraio nel cuore di Teheran, con la presenza di Khamenei. È possibile che una o più “talpe” all’interno del sistema iraniano abbiano passato informazioni in tempo reale alle spie americane e israeliane.
La riunione era convocata nell’edificio che ospita la presidenza iraniana, gli uffici del leader supremo e il consiglio nazionale di sicurezza. Il Mossad, l’agenzia di spionaggio israeliana, ha fornito la lista completa dei partecipanti, tra cui Mohammad Pakpour, comandante in capo delle Guardie della Rivoluzione, Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa, l’ammiraglio Ali Shamkhani, capo del consiglio militare. L’Iran ha poi confermato la morte sia di Pakpour sia di Shamkhani. Mohammad Shirazi, vicedirettore dell’intelligence, sembra essere sopravvissuto all’attacco, mentre la maggior parte degli altri sono morti o rimasti gravemente feriti.
Iran confirmed that U.S.-Israeli attacks had killed Ayatollah Ali Khamenei, the nation’s supreme leader who ruled the country for nearly 37 years. Follow live updates. https://t.co/fY5jnQPaEV
— The New York Times (@nytimes) March 1, 2026
L’operazione “Ruggito del Leone” è iniziata alle 6:00 del mattino in Israele con il decollo di cacciabombardieri armati di missili a lungo raggio ad alta precisione. Due ore e cinque minuti dopo il decollo, alle 9:40 a Teheran, i missili hanno colpito il compound. Khamenei si trovava in una parte dell’edificio e i ministri e consiglieri in un’altra, ma i razzi hanno polverizzato tutto. La rete di intelligence utilizzata era la stessa che aveva permesso di eliminare alti dirigenti iraniani l’anno precedente, e si era ulteriormente rafforzata. Spiando la reazione iraniana all’attacco del 2025, la CIA e il Mossad hanno scoperto bunker e nascondigli. Questi bersagli sono stati colpiti da una seconda ondata di missili subito dopo il raid iniziale.
Doppia cifra
I titoli della difesa hanno storicamente funzionato come coperture geopolitiche. L’iShares US Aerospace & Defense ETF è già salito del 14% nel 2026, con un’accelerazione del rally dopo lo scoppio delle ostilità. Questo riflette le aspettative degli investitori di un aumento della spesa militare. Lockheed Martin (LMT) ha guadagnato circa il 14,9%, beneficiando della domanda di sistemi di difesa missilistica, aerei da combattimento e munizioni di precisione.
Northrop Grumman (NOC) è salita di oltre il 10,9%, grazie alla sua specializzazione in sistemi autonomi, guerra cibernetica e programmi di deterrenza strategica. Anche Boeing (BA) ha visto il suo business della difesa attrarre nuovo interesse, nonostante le sfide nella divisione dell’aviazione commerciale.
Il settore tecnologico presenta un quadro più sfumato. Le aziende di cybersecurity potrebbero beneficiare di un aumento della spesa per la protezione delle infrastrutture critiche e la difesa contro potenziali ritorsioni informatiche iraniane. I fornitori di cloud computing e le aziende di software-as-a-service con contratti di difesa potrebbero vedere una maggiore domanda.
Lo stretto di Hormuz sotto pressione
L’attacco contro l’Iran e la conseguente rappresaglia di Teheran contro i Paesi del Golfo hanno scatenato uno shock sui mercati e sul commercio internazionale. Il settore energetico è al centro delle reazioni del mercato. La chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del consumo globale di petrolio, crea una pressione al rialzo sui prezzi. Anche senza una chiusura completa, l’aumento dei premi di rischio, i requisiti di reindirizzamento delle navi e i costi assicurativi elevati manterranno i prezzi del greggio elevati. ExxonMobil (XOM) e Chevron (CVX) sono tra i principali beneficiari, con entrambi i titoli che hanno guadagnato oltre l’11% subito dopo l’escalation delle tensioni. Il settore energetico più ampio ha registrato un rally, con l’Energy Select Sector SPDR Fund (XLE) che ha ottenuto guadagni significativi.

Secondo un report di Goldman Sachs, i prezzi del gas naturale in Europa potrebbero raddoppiare se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz venisse interrotto per un mese. Il passaggio marittimo è cruciale, con circa un quinto del GNL (Gas Naturale Liquefatto) mondiale che transita da lì. Una chiusura di trenta giorni potrebbe spingere i prezzi europei e asiatici verso un aumento del 130%, raggiungendo i 25 dollari per milione di unità termiche britanniche. L’impatto sul mercato statunitense rimarrebbe contenuto. Il prezzo del gas ad Amsterdam è salito del 25%, attestandosi a 39,85 euro al megawattora, i massimi da febbraio 2025.
Parallelamente, i prezzi del greggio hanno registrato un’impennata. Il Brent ha toccato un rialzo massimo del 13%, scambiato a 78,80 dollari (+8,28%). Il WTI invece ha segnato un aumento del 7,79%, passando di mano a 72,24 dollari al barile. Gli analisti prevedono che i prezzi del Brent potrebbero raggiungere i 110 dollari al barile in caso di interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz.
Riflessi
Al contrario, le compagnie aeree e i titoli dei trasporti sono sotto pressione. Delta Air Lines, United Airlines e American Airlines hanno visto i loro prezzi azionari diminuire a causa dell’aumento dei costi del carburante e della potenziale riduzione della domanda. Le tensioni geopolitiche portano a una diminuzione dei viaggi d’affari e di piacere.
Anche le compagnie di navigazione e i fornitori di logistica con esposizione alle rotte commerciali del Medio Oriente sono vulnerabili, affrontando premi assicurativi più elevati, costi di reindirizzamento e potenziali ritardi nei carichi.
In sintesi, l’attacco USA-Israele all’Iran ha innescato una significativa volatilità sui mercati globali, con un forte impatto sui prezzi del petrolio e del gas, un rally nel settore della difesa e pressioni sui settori dei trasporti.