Fondi al Comitato per il No: Nordio chiede i nomi, il Pd accusa: « È intimidazione»

La battaglia politica sulla riforma della Giustizia è sempre più accesa. A soffiare sul fuoco dello scontro è ora Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto. Da via Arenula, sede del Ministero della giustizia, è stato mandato un documento indirizzato all’Associazione Nazionale Magistrati: bisogna rendere noti i finanziamenti ricevuti dal Comitato Giusto dire No da parte di privati cittadini. L’accusa è quella di «un potenziale conflitto di interessi tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori».

Il Comitato per il No
Il logo di presentazione del Comitato per il No

Il Comitato Giusto Dire No nasce a gennaio, promosso dall’Anm. Sul sito, nella pagina dove si possono fare donazioni, viene chiesto di dichiarare due cose: di non ricoprire attualmente incarichi politici e di partecipare alla donazione in qualità di privato cittadino. E poi di avere preso visione dell’informativa sulla privacy, che fra le altre cose afferma: «Non è consentita alcuna forma di diffusione dei dati personali». Le cifre che si possono donare sono 10, 20, 50 oppure 100 euro, per dare di più è necessario ripetere l’operazione. Lo scopo del Comitato è ovviamente il finanziamento della campagna referendaria, a cui si aggiungono anche dagli 800 mila euro stanziati dall’Anm.

L’accusa di via Arenula
Il documento firmato da Bartolozzi e inviato al Comitato per il no

Il deputato di Forza Italia Enrico Costa sottolinea la possibilità che ci sia un conflitto di interessi. Nel caso in cui un magistrato iscritto all’Anm si trovasse a giudicare i finanziatori del Comitato, «ci sarebbe una pioggia di astensioni per gravi ragioni di convenienza?». Il presidente del sindacato delle toghe Cesare Parodi replica: «Non sono nelle condizioni di rispondere perché il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è autonomo».

La lettera inviata da Bartolozzi è mossa da un’idea di Costa, che è la mente strategica dietro al partito del al referendum e che smentisce le dichiarazioni di Parodi: «Il punto è il rapporto organico che c’è tra Anm e Comitato. Hanno sede nello stesso posto, uno finanzia l’altro, lo statuto del Comitato dice che le direttive generali le dà il Comitato direttivo dell’Anm e il presidente Parodi sta nel direttivo. C’è un impasto evidente».

La risposta delle opposizioni

Parodi sottolinea che la richiesta di «rendere pubblici i dati privati cittadini sia contrario alla privacy». Ma a prescindere da ciò i finanziamenti e l’operato del Comitato sono trasparenti. Secondo le opposizioni la mossa del ministero sa di intimidazione e la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani dice che la richiesta è «un atto molto grave che sa tanto di liste di proscrizione». E c’è chi sottolinea che nessuno ha chiesto ai comitati del Sì di rendere pubblici i nomi dei donatori.

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio

Il clima sul referendum si fa sempre più teso e le parole di Carlo Nordio danno nuova linfa allo scontro. Il ministro attacca il Csm: le correnti della magistratura hanno creato «un sistema para-mafioso». Da Schlein a Conte, Da Bonelli a Calenda, arriva un’alzata di scudi corale. L’opposizione definisce il ministro «un irresponsabile» per aver portato il confronto a livello di scontro istituzionale e per aver offeso i magistrati, molti dei quali sono stati uccisi proprio dalle mafie.

No Comments Yet

Leave a Reply