IL CALCIO ITALIANO È IN CORTOCIRCUITO, E INTER-JUVE LO HA DIMOSTRATO

Storicamente il “Derby d’Italia” non è mai finito al triplice fischio. Tra polemiche arbitrali e spostamenti ai vertici della classifica, si è sempre trattato di una sfida diversa dalle altre. Quello di quest’anno però, non solo unisce entrambi questi aspetti ma va ben oltre. È lo specchio di gran parte di ciò che non funziona nel calcio italiano oggi, esasperato all’ennesima potenza. E se questo era il fondo da toccare, la speranza è che tutto il movimento calcistico nel nostro paese riesca a risalire da qui in avanti.

IL FATTO

Al 42’, La Penna espelle Pierre Kalulu, estraendo il secondo giallo per un presunto fallo a bloccare una ripartenza di Alessandro Bastoni. Le immagini hanno immediatamente fatto il giro del web, scatenando l’ira dei tifosi juventini e non solo. Il difensore dell’Inter simula, il contatto tra le gambe non c’è e quello con il braccio è molto leggero. L’arbitro però opta per l’espulsione, compiendo un errore madornale, che influenza in maniera pesantissima una partita crocevia ai fini della lotta scudetto.

L’Inter non aveva mai vinto uno scontro diretto quest’anno, arrivava alla gara di San Siro con il peso di doversi affermare contro la Juve per mantenere il proprio vantaggio in classifica sul Milan. Una sconfitta avrebbe potuto avere un peso non indifferente a livello psicologico per gli uomini di Chivu – visto anche il fitto e pesante calendario tra febbraio e marzo – e, per contro, avrebbe potenzialmente galvanizzato la squadra di Allegri. Una vittoria, il contrario.

Al netto di tutto questo, una premessa è doverosa. La Penna è umano, gli arbitri sbagliavano, sbagliano e sbaglieranno. Fine. Il nocciolo della questione è un altro: una giornata sì e l’altra pure si moltiplicano le polemiche per l’utilizzo del Var, per come vengano sviscerate azioni, rivisti al rallenty dei micro-contatti, di come vengano assegnati rigori che niente hanno a che vedere con il naturale scorrere del gioco. Ma quando c’è un errore di enorme portata come questo, che potrebbe essere corretto con una revisione non superiore ai 5-10 secondi, l’arbitro non può farlo perché l’azione in questione non rientra nel protocollo previsto. Siamo oltre i limiti del paradosso. E pensare che proprio Federico La Penna, nell’intervista rilasciata ad ottobre 2025 a Cronache di Spogliatoio, parlando del Var si era detto «l’uomo più felice del mondo» al momento dell’introduzione di questo strumento.

CALCIATORI E ALLENATORI A RAPPORTO

È cruciale partire da questo chiarimento per arrivare al secondo, grandissimo, problema del nostro calcio. Bisognerebbe, per quanto possibile, cercare di fare fronte comune per il bene di tutto il movimento, a cominciare da chi il movimento lo compone. Il tifoso da sempre si scaglia contro l’arbitro, specialmente quando subisce torti: fa parte del gioco e non si può pretendere diversamente.

Al contrario, calciatori e allenatori dovrebbero cercare quantomeno di alleviare la pressione che grava sui direttori di gara. Perché la simulazione di Bastoni – con annessa tristissima esultanza – non è solo un tentativo antisportivo di ingannare l’arbitro. Ma è l’origine di un gigantesco polverone che, alla fine, permette di parlare di tutto fuorché di calcio. Stesso discorso – in situazioni completamente diverse – per il caso Vergara dell’ultima giornata. Lo sfogo di Rocchi, che ha definito la simulazione di Bastoni «l’ultima di una lunga serie in un campionato in cui cercano in tutti modi di fregarci» racchiude il concetto.

Gianluca Rocchi, designatore arbitrale di Serie A e Serie B

Un netto cambio di mentalità in questo senso è necessario, e dovrebbe partire in primis dagli allenatori. Il designatore arbitrale ha infatti continuato parlando di «un campionato in cui gli allenatori non ci hanno mai aiutato, ma ci hanno messo in difficoltà». Ed è vero. Tant’è che a Cristian Chivu è bastato mostrare davanti ai microfoni un atteggiamento più calmo, meno polemico e anche più aperto verso gli arbitri rispetto ai suoi colleghi, per essere riconosciuto da molti come il simbolo della giusta mentalità da portare in campo. Meno polemiche, lamentele e questioni arbitrali, più fatti e gioco. In maniera quasi premonitoria, nel prepartita della gara Chivu aveva dichiarato «parlerò di arbitri quando qualcuno verrà in conferenza a lamentarsi per un errore arbitrale a proprio favore».

A fronte di questo, il suo approccio al postpartita di Inter-Juve è stato davvero triste. Era un’occasione per ribadire con estrema coerenza quanto era emerso negli scorsi mesi e, allo stesso tempo, di compattare il fronte del calcio italiano. Protestare contro un protocollo Var che non funziona, nel ruolo di favorito da un errore arbitrale, avrebbe dato un segnale fortissimo verso quel cambio di mentalità di cui sopra. Invece, il tecnico nerazzurro ha preferito seguire una linea più “aziendalista”, difendendo il proprio calciatore ed evidenziando le responsabilità dell’avversario. Una scelta comunicativamente perfetta in quanto allenatore dell’Inter, ma molto triste in quanto uomo di calcio.

IL QUADRO

Ai massimi livelli del mondo arbitrale, comunque, qualcosa si sta già muovendo. Il prossimo 28 febbraio si terrà la riunione annuale dell’International Football Association Board (Ifab), nella quale si discuteranno anche i possibili cambiamenti al protocollo Var. Tra questi, il primo nella lista è relativo proprio alla possibilità di mandare il direttore di gara al monitor per rivedere l’assegnazione di un secondo cartellino giallo «chiaramente sbagliato». Casistica che avrebbe portato non la Juventus a rimanere in 10, ma – molto probabilmente – l’Inter.

Non è questione di una striscia colorata in un modo piuttosto che in un altro. Stavolta è protagonista l’Inter ma ci sarebbe potuta essere qualsiasi squadra. Si tratta del bene più grande del nostro calcio, condizionato da un clima sempre più insostenibile. E che piano piano sta facendo scivolare il movimento sempre più in basso. Perdita di fiducia nelle istituzioni calcistiche, drastico calo della qualità delle squadre nazionali e perdita di interesse da parte degli spettatori sono solo alcune delle conseguenze di tutto questo. Per il bene di questo sport nel nostro paese, che qualcuno salvi il calcio italiano.

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