Gli under 30 restano a casa dei genitori: immaturità o problema reale?

In Italia quattro under 30 su cinque vivono ancora con i genitori. Si tratta del 79% dei giovani fra i 20 e i 29 anni: una delle percentuali più alte, superata solo dalla Corea del Sud (82%). Sono altri cinque gli Stati in cui la quota di ragazzi ancora a casa supera il 70%: Spagna, Slovacchia, Grecia, Polonia e Slovenia. La media Ocse è invece intorno al 50%, mentre quella Ue al 55%.

Il dato italiano, inoltre, risulta allineato a quello dell’intera Europa mediterranea, area geografica che evidenzia specifiche difficoltà nell’emancipazione giovanile. Nel Nord del continente, infatti, la situazione è ben diversa: tra i Paesi con le percentuali più basse si trovano Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca con la quota minore, intorno al 12%. Anche Germania (33%) e Francia (44%), però, presentano dati molto inferiori a quello italiano.

Il costo della casa

Il documento Ocse che fotografa la situazione, depositato presso la commissione Casa del Parlamento europeo, restituisce l’immagine di un’Italia in cui i giovani faticano a costruire la propria autonomia. Le cause principali? Affitti inaccessibili, disoccupazione, salari bassi e un mercato immobiliare complesso. In particolare, l’elevato costo della casa è una delle principali ragioni per cui i giovani non riescono ad andare a vivere da soli. A tal proposito, il documento sottolinea che il 60% degli italiani fra 18 e 24 anni teme di non trovare una sistemazione adeguata nel prossimo futuro. Dati più alti si registrano soltanto in Grecia e Spagna, superando il 60%.

La crisi abitativa è un fenomeno strutturale che incide molto sulle scelte delle generazioni future e sulla loro possibilità di costruirsi una vita indipendente. Inoltre, il costo degli affitti in Italia non è per nulla allineato agli stipendi medi e i mutui sono difficili da ottenere senza garanzie solide. Chiari ostacoli all’autonomia, che fanno sì che non solo chi non ha i mezzi economici sufficienti, ma anche chi se lo può permettere scelga, per convenienza, di rimanere nella casa della famiglia d’origine.

In Italia quattro under 30 su cinque vivono con i genitori
L’instabilità professionale

Altre cause del fenomeno sono difficile accesso al mercato del lavoro e precarietà professionale. Contratti brevi, tirocini mal pagati, percorsi di carriera lenti e tortuosi rendono estremamente complicato assumersi spese fisse. Secondo i dati Istat, negli ultimi vent’anni, il tasso di occupazione italiano è salito a livelli massimi, raggiungendo circa il 62%. Tuttavia, i 25-34enni sono stati gli unici, fra tutte le classi d’età, a non essere coinvolti dall’aumento degli occupati, risultando in diminuzione a dicembre 2025. Inoltre, anche chi riesce a trovare un impiego, spesso non guadagna a sufficienza per permettersi svaghi oltre alle spese incomprimibili quali, ad esempio, affitto e bollette.

La famiglia: supporto economico e relazionale

Un’emergenza sociale che fa sì molti italiani, pur avendo una vita professionale stabile, scelgano di affidarsi al sostegno ai genitori. Secondo un’analisi di Moneyfarm, il valore medio degli aiuti corrisposti dalla famiglia di origine ai propri figli supera i 19.800 euro. La piattaforma, volta alla gestione del patrimonio, mostra dati non molto confortanti: il 72% degli intervistati dichiara di aver ricevuto sostegno economico dai genitori.

I cinque paesi con più under 30 che vivono con i genitori:

Gli aiuti più frequenti riguardano case e affitti, auto, spese per il matrimonio e di medie entità, come cure mediche e sanitarie. Situazione che conferma, ancora una volta, il ruolo centrale della famiglia in Italia come ammortizzatore sociale.

Tuttavia, le ragioni per cui i giovani tendono a vivere più a lungo nella casa genitoriale, rispetto alla media Europea, non sono soltanto economiche. Ci sono anche fattori culturali. In Italia e in altri Paesi mediterranei, la famiglia è considerata un nucleo di supporto fondamentale anche in età adulta. In contesti come il nostro, inoltre, è più comune prolungare gli studi, cercare stabilità nel lavoro prima di lasciare la casa e posticipare scelte importanti come convivenza e matrimonio. Tale pattern è definito da alcuni studiosi come “Mediterranean model of transition to adulthood”.

Emergenza abitativa: pretesto o reale difficoltà?

In ogni caso, i dati dell’Ocse presentano un reale problema strutturale più che una semplice scelta generazionale. Problema che non coinvolge soltanto il nostro territorio, ma si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà diffusa a livello globale. L’immagine di eterno adolescente risulta, quindi, insufficiente a descrivere la realtà italiana. La permanenza a casa dei genitori non è infatti sintomo di pigrizia o scarsa volontà, ma specchio di vere e proprie barriere strutturali che rallentano l’autonomia e il passaggio all’età adulta.

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