Alla vigilia del vertice informale Ue sulla competitività, Berlino alza il muro contro gli Eurobond proposti da Emmanuel Macron. Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz il nodo dell’Europa non è il debito, ma il deficit di produttività che frena crescita e innovazione. Così la Germania dice no a un nuovo piano di prestiti congiunti in vista del summit del 12 febbraio nel castello di Alden Biesen, a un’ora di macchina da Bruxelles. È l’ennesimo braccio di ferro tra Parigi e Berlino: dopo commercio e rapporti con Donald Trump, ora lo scontro si sposta sul terreno del debito comune.
La proposta francese: un debito comune da 1.200 miliardi
Gli Eurobond, ovvero i titoli di debito comune garantiti dagli Stati membri dell’Unione europea, tornano al centro del dibattito. Emmanuel Macron ha rilanciato l’idea di una nuova capacità di indebitamento europea, stimata in circa 1.200 miliardi di euro l’anno, per finanziare difesa, transizione ecologica, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. In un’intervista a sette quotidiani europei, il presidente francese ha sostenuto che senza uno strumento finanziario comune l’Europa rischia di restare indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione e completare il mercato unico, anche attraverso una maggiore integrazione industriale e una preferenza europea negli acquisti pubblici. La proposta arriva alla vigilia del vertice di Alden Biesen, convocato per discutere come rilanciare la competitività del continente.

La replica tedesca: prima le riforme, poi le risorse
La risposta di Berlino è stata immediata. Un funzionario vicino al cancelliere Merz ha definito gli Eurobond una distrazione rispetto al vero nodo europeo: la scarsa produttività. La Germania riconosce la necessità di investire, soprattutto in difesa e innovazione, ma ritiene che le risorse vadano trovate all’interno del bilancio pluriennale dell’Ue, intervenendo sulla sua struttura. Dal 2028 il servizio del debito del Next Generation Eu peserà per circa 24 miliardi l’anno, pari al 15% del bilancio europeo. Inoltre, sottolineano fonti tedesche, restano fondi non ancora utilizzati tra programmi strutturali e strumenti per la difesa. Prima di chiedere nuovo debito, è la linea di Berlino, occorre spendere meglio quello già disponibile e accompagnare ogni nuova richiesta a riforme profonde.
Il vertice sulla competitività e le divisioni tra i Ventisette
Il summit informale voluto dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa punta a evitare l’ennesima strategia senza effetti concreti. Sul tavolo ci sono misure per rafforzare il mercato unico, ridurre la burocrazia, abbassare i costi dell’energia e accelerare gli accordi commerciali. Roma, Berlino e Bruxelles spingono per risultati già al Consiglio europeo di marzo, con mandati e scadenze precise. Ma le divisioni restano: oltre alla Germania, anche diversi Paesi del Nord guardano con scetticismo a nuovo debito comune e alla “preferenza europea” sostenuta da Parigi. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e una competizione globale sempre più aspra, l’Unione è chiamata a scegliere se rafforzare l’integrazione finanziaria o puntare prima sulle riforme strutturali. Il confronto è appena cominciato.