Corona contro Mediaset: come nasce il caso e i possibili sviluppi

La diatriba Mediaset-Corona continua. L’ultima azione legale vede infatti il colosso televisivo italiano avviare, insieme a MFE – MediaForEurope, una causa civile di 160 milioni di euro contro l’ex agente fotografico e le sue società. I capi d’accusa verterebbero su presunti danni reputazionali e patrimoniali derivanti dai contenuti pubblicati da Fabrizio Corona su YouTube, all’interno del suo noto canale Falsissimo. Il casus belli? La puntata del format dedicata ad Alfonso Signorini e a quello che viene definito come “Sistema Mediaset”.

Sistema di cui, secondo le dichiarazioni di Corona, il direttore di Chi sarebbe uno dei principali fautori. Tra i soggetti lesi, che hanno intentato l’azione civile, compaiono anche Pier Silvio e Marina Berlusconi, nonché figure note della televisione italiana, quali Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui.

La denuncia per il caso Signorini

«Un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento, una violenza verbale inaudita». Così il gruppo Mediaset ha definito in una nota le affermazioni dell’ex re dei paparazzi.

Alfonso Signorini, conduttore del Grande Fratello Vip

Secondo il polo televisivo privato, il format Falsissimo non si limiterebbe, infatti, al semplice gossip o pettegolezzo, ma costituirebbe «un meccanismo organizzato e sistematico nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro». Tutto è iniziato il 15 novembre 2025, quando sui canali social di Falsissimo viene pubblicata la puntata “Il prezzo del successo – parte 1”. Qui Fabrizio Corona denuncia l’esistenza di un presunto meccanismo di potere all’interno del gruppo di Cologno Monzese, in particolare nel reality show “Il Grande Fratello Vip”, presentato proprio da Signorini.

L’ordinanza del Tribunale

Le reazioni dei legali del conduttore non si sono fatte attendere: Daniela Missaglia e Domenico Aiello hanno prontamente presentato ricorso al Tribunale civile di Milano. Ricorso che è stato accolto: Corona ha dovuto rimuovere immediatamente ogni contenuto riguardante Alfonso Signorini, nonché rispettare il divieto di diffondere ulteriori materiali sullo stesso.

Fabrizio Corona, creatore del format Falsissimo

Il giudice del Tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha stabilito che le informazioni divulgate dall’ex re dei paparazzi sono di carattere diffamatorio o comunque lesive, direttamente o indirettamente, del diritto e della persona del ricorrente (Alfonso Signorini).

Meta interviene: social disattivati

In seguito, è stato disposto anche l’obbligo di consegna di «tutti i supporti fisici in suo possesso, contenenti documenti, immagini e video» relativi al caso. Nonostante l’imposizione del giudice Roberto Pertile, il 26 gennaio 2026 appare su Falsissimo un nuovo video, intitolato “Il prezzo del successo – parte finale”, con ulteriori contenuti inerenti al tema, ritenuti anch’essi diffamatori. Per questo motivo, la multinazionale statunitense Meta, dopo una nuova querela presentata da Signorini, ha applicato la tempestiva cancellazione e disattivazione dei profili social di Corona, mentre YouTube quella di tutte le puntate dell’intero format.

Il commento dell’avvocato Chiesa
Ivano Chiesa, legale di Fabrizio Corona

«Censura preventiva», commenta su Instagram Ivano Chiesa, storico avvocato di Fabrizio Corona. E ancora: «Penso che sia un provvedimento profondamente sbagliato perché si muove da un presupposto errato». Da una parte la sentenza stabilisce che l’inchiesta di Corona non è di interesse pubblico, dall’altra, sempre secondo le dichiarazioni del legale, lo scopo delle puntate era proprio denunciare l’esistenza di un presunto sistema illecito ed estorsivo. Affermazioni «rafforzate dalla presenza di una serie di testimoni, oltre a chat e filmati. Se un cittadino dice qualcosa di diffamatorio può farlo e, in seguito, essere querelato. Non è consentito invece impedirgli preventivamente di parlare» conclude Chiesa.

Bisogna però specificare che, nel nostro ordinamento, la reiterazione di condotte diffamatorie, come nel caso dell’ultima puntata di Falsissimo in relazione alle precedenti, può giustificare interventi repressivi e sanzionatori sempre più incisivi per tutelare la personalità del diffamato. Tuttavia, secondo altri legali, ciò non legittima di regola un divieto generalizzato e preventivo di espressione.

Un nuovo tassello: la diffida alle discoteche

Nel frattempo, Mediaset ha inviato anche una diffida a diverse discoteche per impedire che Corona, spesso ospite delle serate, possa parlare nuovamente delle tematiche già vietategli dal Tribunale. La causa è da attribuire, a detta dell’emittente televisiva, alle condotte minacciose, oltraggiose e offensive già verificatesi in passato, di cui i gestori dei locali rischiano di diventare corresponsabili.

«Un fatto molto grave, una condotta inesigibile dal punto di vista giuridico e difficilmente praticabile anche da quello materiale» commenta ancora Chiesa sui social. «Chi riceve la missiva in questione, non avendo studiato legge, si intimidisce: il rischio è che Corona non possa proprio partecipare alle serate. Hanno cercato di silenziarlo sui social, ora vogliono farlo anche negli esercizi pubblici, domani che faranno? Questo non intacca solo la libertà d’espressione, ma anche il diritto al lavoro». Da qui la decisione di Fabrizio Corona di denunciare Mediaset per tentata estorsione.

E adesso?

L’ex agente fotografico sembra non fermarsi: «Non mi spaventano. I 160 milioni di euro? Un atto intimidatorio». Dal canto suo, il gruppo di Cologno si riserva di procedere anche contro chi «incentiva, amplifica o diffonde consapevolmente tali contenuti».

E ancora: «Mediaset e MFE agiranno in ogni sede per contrastare questo meccanismo, che può colpire chiunque, persone note e comuni. Con una differenza sostanziale: mentre un grande gruppo come il nostro può permettersi strumenti di tutela adeguati, moltissime persone non hanno le risorse economiche necessarie per difendersi». Infine, comunicano che eventuali risarcimenti saranno destinati alla creazione di un fondo per assistere legalmente le vittime di stalking, cyberbullismo e degli altri reati rientranti nel Codice Rosso.

In attesa di futuri sviluppi, resta da scoprire come si evolverà la diatriba, ormai diventata di interesse generale.

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