Il salto proibito e il quadruplo axel: il fenomeno Ilia Malinin

Ilia Malinin, il “quad-god” fa impazzire gli spettatori dell’Ice Skating Arena di Milano. Non è solo l’esibizione – quasi – perfetta a stregare gli appassionati del pattinaggio di figura e i profani dello sport colpiti dalla febbre olimpica. Non è la sua presenza scenica e neanche l’avvincente programma portato in gara. È la facilità con cui esegue il salto più difficile di tutti e il salto proibito, solo per il gusto di farlo.

Ilia Malinin e l’oro olimpico
Ilia Malinin, 2004, vince l’oro olimpico nel team event di Milano Cortina 2026

Malinin, statunitense classe 2004, pattina da quando ha 6 anni, spinto sul ghiaccio dai genitori che in passato hanno rappresentato l’Uzbekistan nel pattinaggio olimpico. Infatti stare sul ghiaccio è per lui quasi come camminare e l’oro olimpico nel team event di domenica 8 febbraio è un coronamento di una vita sui pattini. Ha ricevuto 200.03 punti per il suo programma, su una musica tratta dal videogioco di azione e avventura “Prince of Persia: The Lost Crown”. A valere il punteggio per Malinin è un salto che pochissimi oltre lui sanno fare, il quadruplo axel.

Il quadruplo axel

A livello di spettacolarità, coefficiente di difficoltà e insidiosità tecnica niente batte il quadruplo axel, complesso fin dalla preparazione: è l’unico salto che presuppone una partenza in avanti. In questo modo le rotazioni effettuate sono complessivamente 4 e mezzo. La complessità di questo salto è tale da scomodare la fisica e la biomeccanica per comprendere come sia possibile portarlo a termine, come ha studiato una ricerca della Toin University di Yokohama.

Il salto secondo la fisica

L’elemento fondamentale per eseguire questo salto, secondo lo studio, è l’altezza: solo raggiungendo una determinata quota è possibile completare tutte le rotazioni attorno all’asse longitudinale grazie al prolungamento del tempo di volo. Malinin raggiunge il massimo della sua velocità di rotazione quasi immediatamente una volta staccatosi dal ghiaccio, raggruppando le braccia al petto per essere il più aereodinamico possibile.

Malinin al termine della sua esibizione

La velocità e l’ampiezza del salto contano perché i giudici di gara valutano anche questi elementi. Quindi per ottenere la perfezione dell’esecuzione e della tecnica (per come viene valutata dai giudici) occorre combinare la spinta verticale a quella orizzontale. Per fare ciò il pattinatore dovrebbe, secondo lo studio di Yokohama, padroneggiare i salti con un numero maggiore di rotazioni concentrandosi sull’altezza, per poi passare in un secondo momento a salti più ampi per migliorare la qualità dell’esecuzione.

Un salto per il pubblico

Ilia Malinin condensa uno studio di biomeccanica nell’autoconsapevolezza: «Se entri nel salto con il 50% di insicurezza allora hai il 50% di possibilità che andrà storto». Il suo quadruplo axel ha ricevuto un punteggio pieno, convogliando velocità, altezza, ampiezza e tanta sicurezza di sè. D’altronde si auto proclama “quad-god” (Dio del quadruplo [axel]). A far scatenare l’Ice Skating Arena non è stato solo questo, ma anche l’esecuzione di un backflip, un salto mortale all’indietro. Questo salto mette a rischio l’atleta ed è per questo che non vale alcun punto per la gara. Malinin ha comunque deciso di effettuarlo per il gusto di farlo, per far vedere che lui può, per far mettere le mani nei capelli a tutti gli spettatori. Fra cui niente meno di Novak Djokovic, presente alla finale della competizione a squadre. Il pattinatore commenterà nel post gara: «Ho visto Djokovic in tribuna. È irreale. Ho sentito dire che dopo il mio salto mortale si è messo le mani nei capelli. È incredibile».

Djokovic in tribuna reagisce live al backflip di Malinin
Il salto proibito

Il backflip è illegale dal 1976 fin dalla prima volta che è stato eseguito dallo statunitense Terry Kubicka. Fu proibito per la sua pericolosità e perché “privo di valore artistico”, secondo l’Unione Internazionale del Pattinaggio. Nel 1998 la pattinatrice francese Surya Bonaly ha comunque eseguito il salto durante la sua esibizione alle Olimpiadi. Un atto di ribellione per un’atleta che è stata anche inserita nel Guinness World Records. Per di più Bonaly lo ha fatto atterrando su un piede, per poi voltarsi e guardare il pubblico impazzito e i giudici interdetti. Il salto le è costato una penalità nel punteggio. «Volevo che fosse legale prima o poi. O almeno che tutti scrivessero che “Surya lo ha fatto” perché ero una rivoluzionaria». Entrambi i suoi desideri sono stati esauditi e Malinin porta avanti la sua eredità vincendo in un backflip, solo per il gusto di farlo.

Surya Bonaly esegue un backflip: è l’unica al mondo ad atterrare su un piede solo

 

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