Sembra essere sfumato in nulla il primo riscontro per il caso “cecchini di Sarajevo”. L’interrogatorio a Giuseppe Vegnaduzzo, per il momento ancora unico iscritto nel registro degli indagati, si è concluso in appena un’ora. L’ottantenne, indagato per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti dalla Procura di Milano, ha negato tutto. Non solo di essere stato nella capitale bosniaca, ma anche di conoscere l’uomo che ha portato alla polizia la sua storia e una donna che lavorava con lui nella ditta di trasporti.
L’interrogatorio
L’interrogatorio si è svolto davanti al pm Alessandro Gobbis, al procuratore capo Marcello Viola e agli investigatori del Ros dei carabinieri. A parlare alla stampa è stato il suo avvocato Giovanni Menegon, che ha ribadito la «totale estraneità» di Giuseppe Vegnaduzzo ai fatti e la fiducia che la magistratura possa chiarire la vicenda al di là del clamore mediatico. Secondo la difesa, l’uomo ha risposto a tutte le domande confermando la propria posizione e ora starebbe valutando eventuali iniziative legali nei confronti degli organi di informazione.
L’inchiesta è nata grazie ad alcune testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine negli ultimi anni. Agli atti risulterebbero racconti attribuiti all’indagato, che si sarebbe vantato con conoscenti di aver partecipato, negli anni dell’assedio a Sarajevo, a una sorta di “caccia all’uomo”. Ma secondo l’anziano – come riporta l’Ansa – il tutto nasce da interpretazioni esagerate da chicchere al bar. Dalla perquisizione della sua abitazione i carabinieri avevano trovato diverse armi da fuoco: quattro fucili da caccia, due pistole e una carabina calibro 22. Tutte armi regolarmente registrate e inutili per i tiri a lunga distanza.
Nuove informazioni da Trieste
Dal capoluogo friulano, intanto, emergono nuove informazioni che arricchiscono il quadro. Come riporta l’Ansa, Roberto Ruzzier era entrato in contatto con persone che organizzavano viaggi sulle alture di Sarajevo. «Ci proposero di sparare ai bimbi, ma denunciammo. Esisteva una tariffa ogni tre pallottole» – ha affermato l’uomo. «C’era la possibilità di andare a Sarajevo pagando una certa quota, un paio di milioni di lire. – Ha poi aggiunto – Ti avrebbero consegnato un fucile di precisione e tre proiettili. Con quella roba si poteva fare quello che si voleva». Ruzzier denunciò immediatamente e come ha detto lui stesso «la cosa finì lì».
Al momento nel registro degli indagati è presente solo l’ottantenne e non sono stati inviati altri avvisi di garanzie. Ma altre persone sono già state individuate dagli inquirenti, che starebbero svolgendo tutti gli accertamenti necessari.