Dopo le polemiche, il comico Andrea Pucci rinuncia a Sanremo

Il comico milanese Andrea Pucci

«Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!». Il comico Andrea Pucci, “l’unico comico di destra” come si definiva, noto per la sua comicità pungente e irriverente, è stato accusato di omofobia, sessismo e posizioni di estrema destra. Da qui la scelta di rinunciare alla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo 2026

“ANCHE SANREMO è TELEMELONI?”

La vicenda ha avuto vita breve:venerdì l’annuncio, domenica la rinuncia. Tutto ha avuto inizio il 6 febbraio 2026 quando Andrea Pucci, comico milanese classe 1965, è stato annunciato come co-conduttore di Sanremo. Subito i parlamentari del Partito democratico hanno sollevato con indignazione la questione in Vigilanza Rai. «I vertici Rai spieghino la scelta del comico Pucci, palesemente di destra, fascista e omofobo, già sulle cronache per aver preso in giro un ragazzo dello spettacolo per essere omosessuale. Un tripudio di volgarità mista a razzismo. Anche Sanremo è diventato TeleMeloni?». 

Commissione parlamentare di vigilanza Rai
Commissione parlamentare di vigilanza Rai

L’opinione pubblica ha subito seguito la strada aperta dai Dem, con reazioni violente nei confronti di Pucci e dell’intera famiglia. Parlando di “onda mediatica negativa” che “altera il patto fondamentale con il pubblico” Pucci, a meno di quarantotto ore dall’annuncio ufficiale della sua co-conduzione a Sanremo, ha annunciato il passo indietro. 

La rinuncia, secondo quanto dichiarato dal comico, avrebbe come base la mancanza del presupposto essenziale per salire sul palco dell’Ariston. D’altronde, un comico dovrebbe far ridere. «Il mio lavoro – sottolinea Andrea Pucci – è quello di far ridere la gente, da 35 anni, ma potrei dire da sempre!!! E da sempre ho portato sul palco usi e costumi del mio paese, beffeggiando gli aspetti caratteriali dell’uomo e della donna. Attraverso il mio lavoro ho raggiunto obiettivi e traguardi con l’intenzione di regalare sorrisi e portare leggerezza a chi è sempre venuto a vedere i miei spettacoli».

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Il comico ha chiuso il suo messaggio di rinuncia con una riflessione sul clima socio-politico italiano. «Nel 2026 il termine ‘fascista’ non dovrebbe esistere più, esiste l’uomo di destra e l’uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese! Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno». Immediata è stata la reazione della premier Giorgia Meloni, che ha espresso solidarietà al comico attraverso un messaggio su X.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scagliato frecce contro il politicamente corretto, rafforzando la solidarietà della maggioranza di Governo verso Pucci e sottolineando l’importanza della libertà di espressione. Sempre su X si è espresso Matteo Renzi, commentando l’ordine di priorità dell’agenda mediatica del Governo. 

Le reazioni di Antonio Tajani e Matteo Renzi alla rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione del Festival di Sanremo
Le reazioni di Antonio Tajani e Matteo Renzi alla rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione del Festival di Sanremo

«Avevo chiesto a Meloni di dirci cosa vuole fare contro il boom di cassa integrazione e la perdita di 6mila euro netti in media per i lavoratori ma nulla. Ora deve parlare del comico Pucci per distrarci tutti ancora un po’ con la grancassa mediatica in mano ai partiti di maggioranza al seguito», ha scritto Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. «Cari italiani – prosegue l’ex premier – dei vostri problemi con la sanità, le bollette, i bassi salari a questo governo interessa davvero poco o nulla. I loro problemi sono i comici che andranno a Sanremo».

Rai preoccupata per il “clima di intolleranza e violenza verbale”

Anche il Codacons non si lasciato sfuggire l’occasione, rivendicando il proprio protagonismo nella vicenda. «Proprio l’associazione di consumatori ha sollevato subito dubbi circa l’opportunità della presenza del comico all’Ariston, dopo le tante proteste arrivate da più parti. Tuttavia, la Rai e Carlo Conti hanno commesso l’errore: ancora una volta, nella rincorsa all’audience, hanno scelto per il festival personaggi divisivi che in passato si sono distinti per affermazioni e messaggi sbagliati». 

La Rai ha invece affidato ad una nota ufficiale la propria preoccupazione verso il clima di violenza e intolleranza. «Comprendiamo la sua decisione maturata nell’ambito di una valutazione responsabile, volta alla tutela della propria integrità personale e di quella della sua famiglia, nonché della propria immagine professionale». Inoltre, l’azienda si è detta preoccupata «per il clima di intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista che ha fatto della satira e della comicità non conformiste il suo modo di esprimere libertà di pensiero. Questa forma censura nei confronti di un artista dovrebbe preoccupare chiunque lavori nello spettacolo». 

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