Matsby: «Essere FUORICORSO è un atto di libertà, non un fallimento»

“Vivere è un lavoro e mi sento come uno stagista”. Con questa frase, tratta dal singolo Serie A, si potrebbe condensare l’essenza artistica di Matteo Martire, in arte Matsby. In un’epoca dominata dall’ansia della performance e dalla necessità di apparire sempre arrivati, il cantautore genovese va controcorrente e canta il diritto di essere fuori corso. Non è un inno al fallimento, ma una rivendicazione del proprio ritmo naturale. Matsby usa la metafora calcistica della sua Sampdoria — una squadra che fatica in un campionato che non le appartiene — per raccontare una generazione che si sente costantemente sotto esame, schiacciata dalle aspettative che non lasciano spazio all’errore.

Il suo nuovo progetto discografico, intitolato FUORICORSO, nasce proprio da qui: una fotografia di due anni intensi in cui il sentirsi “in ritardo” diventa un atto di libertà e di ascolto interiore. Attraverso un sound che ha progressivamente abbandonato i beat sintetici per abbracciare il calore degli strumenti suonati, Matsby si mette a nudo senza filtri, eliminando i featuring per lasciare che a parlare sia solo la sua verità, costruita tra i vicoli di Genova e i nuovi stimoli che gli regala Milano.

Partiamo dal tuo nome d’arte. Com’è nato “Matsby”?

«In modo molto semplice e quasi per scherzo. Nel 2011 mi stavo iscrivendo a Instagram e il mio nome e cognome non erano disponibili. Guardavo molti film con DiCaprio e così ho scelto “The Great Matsby”, sostituendo la G di Gatsby con la M di Matteo. Crescendo ho tolto il “The Great”, ma Matsby è rimasto. Inizialmente era solo uno username, poi ho iniziato a scrivere canzoni e, in maniera ingenua ed diventato il mio nome d’arte»

Prima di questo progetto, qual è stata la tua storia e come ti sei avvicinato alla musica?

«Scrivo da quando avevo dieci anni. Verso i 14 ho iniziato con le prime canzoni, ma non le pubblicavo; mi facevo chiamare Soulmask. Prima di capire che questa urgenza espressiva sarebbe diventata la mia vita ho fatto molte altre esperienze: mi sono laureato, ho lavorato e ho vissuto ad Amburgo. Solo da poco ho capito che la musica è l’unica cosa che mi fa sentire davvero in linea con i miei valori. Il primo approccio lo devo a mia sorella, che mi faceva ascoltare i Red Hot Chili Peppers, poi ho scoperto il rap, il cantautorato e band come i Radiohead o Sam Fender»

C’è stato uno stacco netto tra i tuoi primi brani e la produzione attuale. Da cosa dipende questo cambio di stile?

«È stata un’evoluzione graduale. All’inizio scrivevo su basi già pronte perché avevo solo voglia di dire delle cose. Poi conoscendo musicisti e facendo i primi live con una band, mi si è aperta una finestra nuova. Mi sono affezionato alla musica suonata, agli strumenti veri. Oggi tutto quello che senti è organico: ho unito la mia urgenza di scrivere alla parte emotiva che solo il “suonato” riesce a trasmettere»

Che ruolo gioca la tua città (Genova) nella musica?

«È centrale, anche ora che vivo a Milano, in Porta Genova (scherza nda.). Mi rendo conto che a noi genovesi viene riconosciuta una cura particolare per le parole, cosa a cui io non avevo mai pensato consapevolmente.

Forse è qualcosa di intrinseco.

«Penso di sì. Genova è intrisa di questa attenzione verso il testo. È un’urgenza di raccontare il quotidiano che trasuda da molti artisti della mia città, anche quando se ne prendono le distanze.»

Nel nuovo disco hai scelto di non avere featuring. Perché?

«Avevo bisogno di conoscermi meglio e di fare un’analisi interiore profonda. Mi sembrava strano inserire qualcun altro in un momento in cui stavo scavando così a fondo dentro di me: era un piatto che dovevo preparare da solo. Però c’è stata molta collaborazione dal punto di vista musicale e produttivo con Manini, Macs e Sic. Anche se credo che si possa fare musica da soli, ma è più triste. Il team che abbiamo costruito è stato fondamentale, sotto tutti i punti di vista»

Hai aperto i concerti di artisti come Alfa e Lucio Corsi. Com’è il rapporto con un pubblico che non ti conosce?

«Mi piace tantissimo perché è un rapporto molto sincero e meritocratico. Quando apri per un altro artista non ti è dovuto niente, il pubblico può ascoltarti o parlare con gli amici. Ma se riesci a creare un legame, sai che allora non c’è finzione. È stimolante avere la possibilità di farsi conoscere partendo da zero, senza promesse pregresse»

In “Serie A” usi una metafora calcistica pur senza parlare di calcio, attorno a cosa ruota il senso?

«Io vado spesso allo stadio e vedo che i tifosi si aspettano sempre che la Samp vinca e torni in Serie A, ma a volte non succede perché semplicemente siamo “scarsi”. Ho notato che questa pressione è la stessa che proviamo io e i miei amici: l’ansia di sentirsi realizzati e di trovare un posto nel mondo a tutti i costi. Ho usato il calcio per parlare della mia generazione e di quel peso che ci portiamo addosso»

E “FUORICORSO”?

«Il disco si chiama così perché ho cercato di scattare una fotografia a questi ultimi due anni fatti di aspettative. Se nella vita reale essere “fuoricorso” è visto come un fallimento, un ritardo negativo rispetto alla tabella di marcia della società, io vorrei ribaltare questo concetto e renderlo quasi qualcosa di cui essere fieri. Il che non significa invitare a perdere tempo, ma rivendicare il diritto di ascoltare il proprio ritmo naturale e capire chi si è davvero, senza l’imposizione di dover essere “arrivati” a 25 anni»

Come un monito.

«Esatto perché il mondo cambia velocemente e i percorsi non possono più essere lineari per tutti. Vorrei che essere “FUORICORSO” – come il titolo dell’album scritto volutamente in maiuscolo e tutto attaccato – diventasse sinonimo di libertà senza bisogno di seguire schemi o ritmi imposti, ma di prendersi il tempo necessario per abitare la propria vita con consapevolezza. È un invito a non aver paura di essere in ritardo, perché quel ritardo, spesso, non è caratterizzato da una componente negativa o tantomeno fallimentare»

Matsby all’Altronde Festival di Genova il 28 giugno 2025 aprendo il concerto di Lucio Corsi
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