C’è il nome di un indagato nell’inchiesta italiana sui “safari a Sarajevo”. Si tratta di un uomo, oggi di 80 anni, residente in provincia di Pordenone. Tra il ‘92 e il ‘96 l’uomo lavorava per una ditta di autotrasporti con importanti affari nei Balcani. La Procura sta indagando l’ottantenne per «omicidio volontario continuato e aggravato». Il caso dei “cecchini del weekend” era scoppiato all’inizio di novembre scorso, avviato dall’esposto del giornalista Ezio Gavazzani, dopo la conversazione avuta con un ex agente segreto bosniaco Edin Subašić. Secondo l’ex agente, il Sismi, Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare, era venuto a conoscenza di questi viaggi ed era riuscito a fermali.
Il caso
Sempre secondo Subašić, i servizi bosniaci avrebbero comunicato a quelli italiani che i “tiratori turistici” partivano dal confine italiano. Attraversavano, con voli privati, Croazia e Serbia per poi raggiungere Sarajevo e prendere parte al massacro di civili dalle colline circostanti. Sempre secondo lo 007 bosniaco erano girate delle carte con anche l’identificazione dei responsabili. Un’informazione su cui gli investigatori sono ancora al lavoro, per recuperare atti e ricostruzioni utili.
Come riporta Open, l’uomo di 80 anni è accusato dalla Procura di Milano di aver causato la morte di civili inermi, incluse donne, anziani e bambini, «in concorso con altre persone allo stato ignote» e nell’ambito di un «medesimo disegno criminoso». Sul reato pensa anche l’aggravante dei motivi abietti. Secondo le testimonianze raccolte, l’ottantenne si sarebbe vantato con altre persone di andare «a fare la caccia all’uomo» nella città assediata. Proprio per questi racconti e altri elementi raccolti dal Ros, l’anziano è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario e continuato. Il suo interrogatorio è stato fissato per il 9 febbraio. La perquisizione della sua abitazione sono state trovate sette armi da fuoco (due pistole, una carabina e quattro fucili) tutte regolarmente detenute.