Da Springsteen a Taylor: la musica di protesta torna al centro della scena

Nelle ultime settimane c’è qualcosa che si muove nel mondo della musica. Si fa strada sotto le grandi uscite settimanali, dietro ai ritorni degli artisti più attesi. Qualcosa che è riuscito a infiltrarsi, mimetizzato tra i glitter, perfino agli scorsi Grammy Awards. È la protesta, che torna a risuonare nella voce dei musicisti e nel petto di migliaia di ascoltatori più di qualsiasi evento mediatico.

Da fine gennaio a oggi, figure storiche della musica hanno voluto fare da megafono per la rabbia del popolo americano. In molti si sono espressi contro le recenti vicende legate alle politiche attuate da Donald Trump.
Prima Bruce Springsteen, che nella sua Streets of Minneapolis ha voluto denunciare apertamente gli omicidi di Renée Good e Alex Pretti avvenuti per mano dell’ICE.  Il 3 febbraio, invece, Roger Taylor, batterista dei Queen, ha pubblicato il brano Chumps, una critica che sembra essere dedicata proprio al presidente americano.

Il grido di Springsteen in cima alle classifiche

È il 28 gennaio quando Bruce Springsteen pubblica Streets of Minneapolis, un brano scritto di getto, che non teme niente e nessuno. Non parla per metafore, non lascia spazio a interpretazioni. Non ha problemi ad additare l’ICE come un corpo estraneo, che ha invaso senza diritto la città di Minneapolis spargendo terrore e sangue.

Il Boss suona per la prima volta la canzone il 30 gennaio durante il concerto di beneficienza Protect Minnesota. I nomi di Renée Good e Alex Pretti risuonano nell’aria gelida di Minneapolis. Quello stesso giorno la canzone regala a Springsteen il primo numero 1 nella classifica Digital Song Sales, dopo appena due giorni di rilevazioni.  Per la prima volta dopo decenni, l’America ha ritrovato voci alle quali unirsi in coro. Con 678.000 stream e 175.000 ascolti radiofonici, Streets of Minneapolis è arrivata 20esima nella classifica Hot Rock & Alternative Songs.

Roger Taylor contro il nothing man

«Ho una cosa da dire». Così scrive Roger Taylor il 3 febbraio, poco prima che sul canale YouTube dei Queen compaia Chumps, la sua nuova canzone. Non c’è video, solo uno schermo nero. Si tratta di una ballad dalla melodia abbastanza semplice. Solo un pianoforte e delle tastiere accompagnano la voce di Roger Taylor, che canta di quello che lui definisce un “Nothing Man”. Un uomo «privo di morale, senza alcuna qualità. Un uomo vuoto e privo di empatia». A differenza del brano di Bruce Springsteen, Chumps non esplicita nulla, non fa nomi. Tuttavia, in molti vedono nella descrizione il ritratto di Donald Trump.

I sospetti si acuiscono anche in funzione delle precedenti uscite del batterista. Infatti, proprio nel mezzo delle vicende di Minneapolis, Taylor aveva condiviso il testo della sua canzone Gangsters Are Running This World. I fan non hanno dubbi su chi sia il destinatario, soprattutto dopo che in Chumps tuonano le parole: «affoghiamo nella tua autostima, nelle tue bugie, nella tua pomposità, nelle tue atrocità».

la canzone di roger taylor

Jesse Welles: la voce dei giovani

Le nuove generazioni nel frattempo cosa fanno? È possibile che queste battaglie debbano essere portate avanti ancora dai giganti della vecchia guardia? La risposta arriva potente. La generazione Z americana ha trovato la sua voce nel 2023. È l’anno in cui Jesse Welles ha aperto il suo profilo TikTok. Il giovane cantautore dell’Arkansas che voleva «mettere in rima il telegiornale» ha iniziato a pubblicare cover. Nel 2024 ha iniziato a pubblicare contenuti originali. Il suo canale è diventato quello di un cantastorie dell’attualità americana. Riesce a catturare in una canzone gli aspetti più profondi e universali di un fatto a poche ore dal suo svolgimento. La generazione Z trova in lui una voce che esprima la rabbia e l’incertezza spesso condivise in silenzio. Diventa anche un mezzo in più che consente ai giovani di informarsi e sviluppare una visione critica in un mondo pieno di rumori di fondo.

Il 2025 è l’anno del successo nazionale per Jesse Welles. Raccogliendo tutte le sue demo riesce a pubblicare 5 album in un anno. La sua canzone War Isn’t Murder è diventata un inno generazionale e lui ha suonato ai più importanti festival di musica folk. Grazie alla sua presenza e al ritrovato interesse per figure come Bob Dylan, il Newport Folk Festival 2025 ha registrato il sold out in meno di un’ora.  A novembre Welles ha acceso il dibattito con la sua esibizione al The Late Show. Per l’occasione ha presentato l’inedito Join ICE, una critica ironica e pungente alle politiche migratorie di Trump.

Novembre 2025, Jesse Welles canta con Joan Baez a San Francisco

Jesse Welles si è guadagnato quattro candidature agli scorsi Grammy Awards. Su TikTok la sua eredità è passata nelle mani di migliaia di giovani musicisti che cantano il proprio bisogno di rivalsa. Scrivono nella speranza che le loro parole possano diventare quelle di tutti.

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