A MILANO TUTTO PRONTO PER L’INIZIO DELLE OLIMPIADI, O QUASI  

La prima medaglia d’oro di queste Olimpiadi è già stata assegnata: ad aggiudicarsela, ritardi e inefficienze. Ci sono cronometri che contano più di altri, occasioni più uniche che rare per scrivere un pezzo di Storia italiana e sportiva. Vent’anni esatti dopo Torino, i Giochi olimpici e paralimpici invernali tornano in Italia. Milano-Cortina 2026 segnerà una prima volta nella storia dei Giochi invernali: sarà un’edizione diffusa, con campi gara dislocati tra Milano, Cortina d’Ampezzo, Livigno, Bormio, Val di Fiemme, Anterselva e Verona. Tra cantieri ancora aperti, ritardi strutturali, costi lievitati, l’ombra di inchieste sulla trasparenza, limitazioni e disagi per cittadini e pendolari e polemiche sui prezzi dei biglietti, come sta vivendo Milano l’avvicinarsi dell’inizio dei Giochi Olimpici e Paralimpici?

È tutto un grande cantiere 

Un labirinto di transenne e mezzi pesanti. Così si presenta dall’esterno, vista dalla tangenziale che la costeggia, l’arena Santa Giulia. Promossa come l’emblema di Giochi per il capoluogo lombardo, quella che dovrebbe essere una delle opere centrali risulta piuttosto l’emblema dei paradosso milanese. Quanto sta accadendo a Rogoredo non è un caso isolato. Cortina e Livigno giocano la stessa partita.  

I luoghi delle competizioni sportive di Milano Cortina 2026

Tra le 98 opere previste per i Giochi – di cui 47 impianti sportivi e 51 opere infrastrutturali -, solo 50 sono già terminate. Cinquanta sono cantieri ancora aperti (e così rimarranno almeno fino al termine delle competizioni); i restanti sono progetti ancora da mettere a bando. Tema scottante è il capitolo dei costi. A meno di una settimana dal via ufficiale, è emersa la necessità di ulteriori 75 milioni di euro per completare le infrastrutture essenziali in Veneto. Altri 3 miliardi di euro, per il completamento delle infrastrutture in ritardo, si aggiungono ai già investiti 3,5 miliardi.

L’allarme è arrivato anche alla stampa estera, che non si perde in giri di parole. «The unfinished Winter Olympics: Just one day before events begin, photos expose how the Games looks like giant construction site with schools forced to close and ice rinks made too small!» (“Le Olimpiadi invernali incompiute: a un solo giorno dall’inizio delle gare, le foto mostrano come i Giochi sembrino un enorme cantiere, con scuole costrette a chiudere e piste di pattinaggio realizzate troppo piccole!”) titola invece il Daily Mail, in un servizio di denuncia pubblicato il 3 febbraio.

Stato avanzamento lavori dei cantieri olimpici al 1 febbraio 2026
Arena Santa Giulia: «Verrà conclusa solo con la fine dei giochi»

Sarà l’ice hockey femminile, ospitato al nuovissimo palazzetto di Santa Giulia, a inaugurare il calendario delle competizioni olimpiche. Lunedì 2 sono arrivate le delegazioni nazionali, le atlete hanno iniziato i loro allenamenti, e il 5 febbraio si parte. A far sorgere timori e preoccupazioni, tra chi in quel palazzetto c’è stato e ci sta lavorando senza sosta, è lo stato di (non) avanzamento dei lavori.

«Si lavora il più possibile, con squadre più grandi e anche nei festivi, per cercare di portare a termine il più possibile entro l’inizio dei Giochi». A raccontarlo sono gli operai. Il Santa Giulia Ice Hockey Arena è stato oggetto di discussione per il protrarsi dei lavori di realizzazione.

Alcuni scatti dell’arena Santa Giulia

I lavori per la costruzione sono iniziati nel 2023, e, ad oggi, il palazzetto è pronto ad accogliere atleti e spettatori in vista delle competizioni olimpiche. Ciò nonostante, secondo fonti anonime tra chi nella costruzione ci ha messo mano, i lavori non sarebbero effettivamente conclusi, ma solo “quanto basta” per dare inizio ai giochi. «Faretti mancanti, rivestimenti alle porte e ai pavimenti, qualche luce e relativi impianti elettrici» sarebbero alcuni dei dettagli mancanti al palazzetto, la cui realizzazione è stata momentaneamente posticipata alla fine dei giochi. «Il piano è tornare nella pausa tra Giochi Olimpici e Giochi Paraolimpici per portare avanti i lavori, ma verranno conclusi solo a marzo, con la fine di tutti i Giochi».

La mobilità a Milano

Tra sedi di gara, installazioni olimpiche e le tappe obbligatorie per chi è di passaggio a Milano, spostarsi in città con mezzi propri potrebbe essere più complesso del solito nelle prossime settimane. Con Fondazione Milano-Cortina da un lato, Trenord e Atm dall’altra, pendolari, turisti, residenti, lavoratori e studenti più o meno occasionali in città si trovano caldamente invitati a optare per mezzi pubblici anziché spostamenti con la propria automobile.

Trenord, stando alle comunicazioni diffuse nelle ultime settimane, garantisce potenziamento dei treni nelle tratte più affollate; potenziamento che però i pendolari non sembrano aver colto. Atm invece dal 5 febbraio fino alla fine dei Giochi paralimpici prolungherà l’orario notturno di circolazione della metropolitana. Decisione pressoché obbligata se si considera, ad esempio, l’arena di Santa Giulia a Rogoredo: il parcheggio del palazzetto resterà chiuso e, dalla fermata della metropolitana, le possibilità per raggiungere il campo gara sono shuttle riservati, autobus 88 e una passeggiata di circa 30 minuti.

Fa discutere – e suscita perplessità e indignazione – la zona off limits che il 6 febbraio prenderà vita intorno allo stadio di San Siro e che renderà inaccessibile il quartiere per l’intera giornata in vista della cerimonia di inaugurazione della serata.

La sostenibilità non partecipa ai Giochi

Il rapporto Open olympics 2026 (redatto da una squadra di associazioni tra cui Libera, Legambiente, Wwf, Italia nostra e Mountain Wilderness) boccia in toto la bontà dell’approccio seguito dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti per queste Olimpiadi.

«Questi giochi invernali sono da bocciare – sostiene Legambiente – per la sostenibilità ambientale ed economica e per la poca attenzione alla crisi climatica sull’arco alpino». Tra le opere più criticate ci sono la pista da bob costruita in Veneto e la cabinovia Socrepes. «In un territorio vulnerabile si porta avanti un modello obsoleto e miope».

Prima e dopo da luglio 2019 a ottobre 2025 dell’impronta ecologica dei cantieri olimpici di Cortina d’Ampezzo (via Altreconomia)

Altra zona ostile è la questione trasparenza. «Non c’è chiarezza sull’impronta di Co2 per singola opera, non sono pubblicati i valori dei subappalti e chi pagherà gli extra costi». 

Fondazione Milano Cortina non diffonde questo genere di dati, limitandosi al solo valore complessivo (un milione di tonnellate di CO2 per l’intero ciclo dell’evento) stimato nel 2024. «Il dato è riferito, nelle intenzioni di Fondazione, rispetto all’intero ciclo dell’evento, distinguendo tra emissioni operative della Fondazione, ossia riferite a realizzazione dei Giochi, energia, mobilità operativa, logistica e servizi temporanei (circa il 30%), infrastrutture permanenti (29%) e mobilità di pubblico e stakeholder (41%). Occorre sottolineare di come si tratti di una stima pre-evento, basata su scenari previsionali, per i quali non abbiamo quindi il dettaglio scorporato per singola opera o per singolo ambito. Come se tutte le persone che abitano a Milano facessero un volo Roma – New York andata e ritorno» il commento da Open olympics.

Prima e dopo da luglio 2019 a ottobre 2025 dell’impronta ecologica dei cantieri olimpici di Milano Rogoredo per l’arena Santa Giulia (via Altreconomia)
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