A San Valentino non voleranno cuori. Il 14 febbraio è prevista la partita di hockey tra Stati Uniti e Danimarca all’Arena Santa Giulia a Milano. Un gioco sul ghiaccio che scalderà gli animi, visti i recenti rapporti tesi tra i due Paesi per il possesso della Groenlandia. Non è la prima volta, però, che dissapori internazionali si intrecciano con lo sport, anzi. Spesso una vittoria in campo ribalta il verdetto politico.
STATI UNITI V.S DANIMARCA
Manca sempre meno all’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e i Danish Lions dovranno scontrarsi contro la squadra statunitense USA Hockey in una partita del turno preliminare al Santa Giulia Ice Hockey Arena di Milano, il 14 febbraio. L’incontro sportivo si inserisce in un quadro internazionale complesso, dopo che il presidente americano Donald Trump ha fatto pressioni per acquistare la Groenlandia, al momento territorio della Danimarca. Secondo la NBC, il tycoon sarebbe disposto a comprarla per 700 miliardi di dollari, e ha minacciato di introdurre nuovi dazi per i Paesi europei che hanno inviato un loro contingente militare sull’Isola artica per difendersi da un possibile attacco Usa. In tutto ciò, i groenlandesi continuano a rifiutare le avance americane. Se finora sembra averla spuntata il Paese Nato, sul ghiaccio la situazione potrebbe ribaltarsi.
RIVINCITE SPORTIVE STORICHE
Non sarebbe la prima volta che accade. Torniamo alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, quando si doveva giocare la partita di pallanuoto tra Ungheria e Urss. La squadra ungherese ha saputo che i carri armati sovietici avevano invaso Budapest (dopo le libertà che il Paese si era preso in seguito alla morte di Stalin) soltanto quando sono arrivati in Australia, innescando una rivalità profonda che se da un lato si combatteva in Ungheria con le armi, dall’altra si consumava durante la semifinale sportiva.

È stata una partita combattuta e violenta, tanto che sono stati espulsi quattro giocatori. Verrà ricordata come il “Bagno di sangue di Melbourne” per via del sangue che ha tinto l’acqua dopo pugni e ferite. La più grave quella sul viso di Ervin Zador (inferta dal sovietico Dezso Gjarmati) che aveva bisogno di 13 punti di satura. Non solo tra i giocatori: la tensione era alta anche sugli spalti tra i tifosi che hanno dato vita ad una maxi-rissa. L’Ungheria ha vinto 4-0 contro l’Urss, prendendosi una piccola rivincita nei confronti del nemico Urss.
Un altro riscatto sul campo c’è stato nel 1969 durante i Mondiali di Stoccolma, quando la nazionale cecoslovacca ha battuto 2-0 l’Urss (allora campione olimpica), conquistando il titolo mondiale nell’Hockey su ghiaccio. Solo l’estate prima i sovietici avevano stroncato la Primavera di Praga con i carri armati.
MIRACOLO SUL GHIACCIO
Nel 1980 c’era stato un inasprimento della Guerra Fredda tra Usa e Urss dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Tanto che il presidente americano Jimmy Carter aveva preparato una fase di riarmo statunitense e imposto un ultimatum al governo sovietico. Se entro il 21 marzo non avesse ritirato le proprie truppe dall’Afghanistan, gli Stati Uniti avrebbero boicottato le Olimpiadi di Mosca, e così accadde.
Ma un mese prima, il 22 febbraio, la tensione si era concretizzata durante una partita di hockey su ghiaccio tra Stati Uniti e Urss nei Giochi Invernali di Lake Placid. In quel caso la squadra russa fatta di campioni, tra cui Boris Mikhailov e il portiere Vladislav Tretjak, sembrava la favorita rispetto ai giocatori americani. Lo stesso New York Times era di questo parere: «A meno che il ghiaccio non si sciolga, ci si attende che i russi conquisteranno un altro titolo». Eppure l’incontro è finito 4-3 per gli Stati Uniti, un’impresa storica a cui verrà dedicato anche il film “Miracolo sul ghiaccio” nel 2004.

Un “Miracolo sul ghiaccio” che potrebbe ripetersi alle Olimpiadi di Milano-Cortina, dove una vittoria dell’una o dell’altra parte forse non cambierà gli equilibri geopolitici, ma avrà un peso simbolico. Perché nello sport, come già accaduto in passato, il confronto in campo diventa anche una vetrina di forza e di orgoglio nazionale.