Il racconto a metà del corteo pro Askatasuna: quando la violenza di pochi oscura la marcia di 50.000 persone

«Poveri innocenti con maschere, caschi e scudi di fortuna: siete voi i veri fascisti». «Complimenti per quello che tutti quelli di sinistra hanno fatto alla polizia. Vergognatevi». «Questa è la sinistra, ricordiamolo in cabina elettorale». Sono solo alcuni dei commenti apparsi sotto le migliaia di post che hanno invaso i social dopo la manifestazione di sabato 31 gennaio a Torino, organizzata contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Foto e video che raccontano una realtà parziale, dove vengono modificati gli eventi, esaltando un accaduto e oscurandone degli altri, mettendo in risalto dei feriti e ignorandone degli altri. Così, una minoranza violenta ha finito per rappresentare — agli occhi di molti — un corteo di oltre 50 mila persone che ha marciato pacificamente per più di tre ore.

Un racconto a metà

Sui social e nelle dichiarazioni politiche, il racconto della protesta torinese si è concentrato su pochi secondi di violenza. «Le immagini del vigliacco e infame pestaggio di un poliziotto da parte di questi squadristi rossi», ha scritto su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, parlando di «antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente» che rappresentano un «pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia». A rincarare la dose ci ha pensato il vicepremier Matteo Salvini: «Manifestanti? No, terroristi». E come lui anche il ministro della difesa Guido Crosetto, che ha fatto riferimento alle Brigate Rosse. Etichette nette, che non lasciano spazio ad altre interpretazioni.

 

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Eppure quel video, diventato virale, racconta solo una parte della storia. A ricostruire ciò che è accaduto è stata Rita Rapisardi, giornalista de Il manifesto, presente sul posto. In un lungo post su Facebook emerge una dinamica diversa: «vedo arrivare venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci (manifestanti, ndr.) più vicini, ormai deboli di numero» spiega. «Uno di questi esce dallo schieramento per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un’asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde il casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto». Si sentono le di altri militanti che chiedono di fermarsi. Solo quando si allontanano arrivano gli agenti ad aiutare il collega.

Ci sono vittime di serie A e vittime di serie B?

È questa la domanda che molti utenti del web si sono posti nelle ore successive agli scontri di Torino, dopo aver visto circolare immagini, commenti e prese di posizione istituzionali. La mattina seguente la premier Giorgia Meloni è andata all’ospedale Le Molinette per incontrare due degli agenti feriti: Alessandro di 29 anni e Lorenzo di 28. Gli ha stretto la mano, ringraziandoli «per l’impegno», mentre sotto al video pubblicato su Instagram ha scritto: «L’Italia giusta è al vostro fianco e vi sostiene. Sempre». In un altro post ha parlato di «criminali organizzati», citando martelli, molotov, bombe carta e chiedendo una risposta ferma dello Stato, fino a evocare il reato di tentato omicidio. Sottolineando le parole di un poliziotto «Erano lì per farci fuori».

 

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Parole e gesti che hanno acceso il dibattito. Perché accanto ai video rilanciati dalle istituzioni, sui social ne circolano molti altri. Filmati e testimonianze che mostrano lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo, cariche contro manifestanti a terra, persone rannicchiate e colpite mentre chiedono di fermarsi. Tra i feriti non ci sono solo manifestanti, ma anche passanti rimasti intrappolati in una zona congestionata, con la polizia che avanzava da più lati e la paura di restare schiacciati contro i cancelli.

La reazione della sinistra

Nel suo lungo post il ministro dell’Interno ha parlato di «coperture politiche ben identificabili» e della tendenza a minimizzare le responsabilità dei «delinquenti», attraverso «ipocriti e surreali ragionamenti». Eppure la risposta da parte della sinistra è stata netta e immediata. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha espresso «la più ferma condanna» per «un’aggressione delinquenziale da parte di frange violente organizzate e a volto coperto». Nella speranza che «gli aggressori vengano individuati». Inoltre, ha manifestato piena solidarietà «agli agenti delle forze dell’ordine, ai giornalisti colpiti e alla città». Allo stesso tempo ha messo in guardia dalle strumentalizzazioni politiche, sottolineando come «in questi momenti le istituzioni dovrebbero unire e non dividere».

Torino, 31 gennaio: oltre 50.000 persone hanno marciato in maniera pacifica contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna

Parole dure anche da Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 stelle ha definito «inqualificabili» le immagini arrivate da Torino, ribadendo che non c’entrano «con il dissenso democratico». Ancora più netto Andrea Orlando: «Non c’è nulla di rivoluzionario nel picchiare un poliziotto a terra in venti. Avete dato solo argomenti alla repressione». E sulla stessa linea anche la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, che ha parlato di «criminali vigliacchi», rimarcando come la violenza di pochi finisca per «vanificare il valore delle manifestazioni per la tutela dei diritti umani e civili».

Non solo la politica. A prendere le distanze sono stati anche molti utenti sui social, che non accettano di essere rappresentati da gruppi violenti e incappucciati, che alimentano odio e paura. Valori ben lontani da quelli per cui lottano in maniera pacifica.

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