Australian Open: Alcaraz sopravvive, Djokovic supera Sinner in rimonta

Due maratone. Una conferma e una sorpresa. Alcaraz sopravvive ai crampi e supera Zverev dopo cinque ore di battaglia. Sinner si fa rimontare da un eterno Djokovic e perde un match a Melbourne a distanza tre anni. Lo spagnolo e il serbo si giocheranno il primo slam stagionale domenica 1 febbraio. Carlos per completare il grande slam, vincendo l’unico dei quattro che ancora gli manca. Novak per conquistare il 25esimo major della carriera e riscrivere un’altra, l’ennesima, pagina di storia.

Montagne russe spagnole

Incredibile quanto successo nella prima semifinale di giornata. Carlos Alcaraz ha sconfitto Alexander Zverev col punteggio di 6-4 7-6 6-7 6-7 7-5 in 5 ore e 23 minuti. Il numero 1 al mondo è andato in vantaggio di due set, entrambi combattuti ma sempre dando l’idea di avere la partita in controllo. Sul 4-4 del terzo lo spagnolo ha iniziato ad accusare dei crampi alla gamba destra.

Il tedesco ha quindi allungato la partita, vincendo sia terzo che quarto set al tiebreak. Alcaraz ha gradualmente ricominciato a trovare brillantezza fisica, ma è stato Zverev ad andare avanti di un break nel quinto. Il numero 3 del mondo ha alzato come forse mai in carriera il livello del dritto, ma sul più bello ha iniziato ad essere più stanco del suo avversario.

Il tedesco ha servito per il match sul 5-4, ma Alcaraz gli ha strappato il servizio. Un altro break dello spagnolo sul 6-5 ha chiuso la partita. Lo spagnolo raggiunge la prima finale in Australia. È il 12° tennista dell’Era Open a raggiungere la finale in tutti i tornei Slam: l’11° era stato Sinner, l’anno scorso a Wimbledon.

Lo spagnolo è ora ad una sola partita dal compiere il Career Grande Slam (vincere almeno una volta tutti gli Slam), e sarebbe il più giovane di sempre a riuscirci. Per Zverev invece gli Slam rimangono una maledizione. A quasi 29 anni, è ancora senza titoli Major in bacheca, con 10 semifinali raggiunte e 3 finali perse, l’ultima lo scorso anno proprio a Melbourne contro Sinner.

Capolavoro e rimpianti

Un capolavoro, quello di Dkojovic. All’alba dei quarant’anni giocare a questo livello trascende l’umanità e sfiora l’irreale. Soprattutto se si considera lo svantaggio per due set a uno. E una partita che sembrava ormai persa. Il serbo, però, ha saputo trovare quella fluidità di gioco che non gli si vedeva sfoderare da tempo, almeno un paio di anni.

Non ha più sbagliato e con il servizio ha rispedito al mittente qualsiasi tentativo di rientrare di Sinner. Il serbo ha annullato 16 palle break su 18. E sul 5-4 del quinto, dopo un match point sprecato clamorosamente, non si è disunito. Ribadendo di non essere ancora pronto ad abdicare. Almeno non completamente.

Djokovic firma un’impresa e batte Sinner

Se i meriti di Nole sono innegabili, i rimpianti per Sinner sono molti. Per una volta, Jannik non ha gestito la partita con la maestria che lo ha reso il fenomeno che conosciamo. Poco cinico in molte occasioni della partita. Soprattutto a inizio quarto set, quando il rivale era alle corde e sarebbe bastata un’ultima spallata. E il servizio, che nel torneo ha funzionato ha molto bene, non è stato d’aiuto in quelle poche occasioni in cui Djokovic si è reso pericoloso nei turni di risposta.

Nessuna tragedia o grido allo scandalo. Ma alcune cose da sistemare per il resto della stagione, della carriera. Soprattutto la capacità di vincere le partite “sporche”, quelle in cui il piano tattico lascia spazio a una lotta serrata e bisogna rispondere colpo su colpo. Non è un caso che di 17 volte in cui è stato trascinato al quinto set, le vittorie siano “solo6.

La finalissima

L’allievo affronta il maestro. Anche se ormai già da tempo l’apprendista spagnolo ha superato l’insegnante serbo. Che però fiuta un’occasione irripetibile. Forse l’ultima. E farà di tutto per non lasciarsela sfuggire. Dall’altra parte Alcaraz vorrà approfittare dell’assenza del suo principale antagonista per mettere la sua firma anche in quel di Melbourne. Entrambi arriveranno con il serbatoio parzialmente svuotato. Vincerà chi saprà trarre il massimo da ciò che ne rimane. L’ultimo canto del cigno o il primo binomio Alcaraz-Australian Open?

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