BRILLA (TROPPO) L’ORO. I METALLI COMUNI SI PRENDONO LA RIVINCITA

Gli investitori faranno sogni d’oro in queste notti. Il 29 gennaio è stato registrato un nuovo record per il metallo prezioso, che ha toccato i 5.625 dollari l’oncia, chiudendo poi la giornata con un valore che si è assestato sui 5.400 dollari, con una diminuzione del 5% rispetto ai massimi della giornata.

Un’oscillazione che fa del “Bene rifugio” per eccellenza il protagonista di un mercato estremamente volatile. E se da un lato la volatilità incoraggia gli investitori, dall’altro intimidisce il mondo dell’industria orafa.

LA CORSA ALL’ORO, TRA VINCITORI E VINTI

Le statistiche del mercato dell’oro restituiscono due andamenti diversificati: se nel breve periodo la volatilità si mantiene alta, nel lungo periodo l’oro mostra un trend stabile di crescita, con fasi di stagnazione o fasi di ribasso complessivamente meno rilevanti rispetto alla crescita media annua misurata, che – nel decennio dal 2015 al 2025 – è stata pari a circa 12,6%.

La risposta degli utenti alla scalata del metallo prezioso è stata chiara: rispetto al 2024, nel 2025 – complice la crisi geopolitica che ha aumentato la volatilità del mercato – gli investimenti sull’oro sono cresciuti dell’84%. E non si tratta solo dell’acquisto di ETF (il c.d. oro finanziario) ma anche del bene fisico: stando a quanto riferito il 22 gennaio dal World Gold Council nel 2025 la domanda globale di oro è aumentata dell’1%, raggiungendo le 5.002 tonnellate, il numero più alto mai registrato.

I lingotti d’oro

Un entusiasmo che tuttavia non è condiviso dall’industria orafa italiana che, con un fatturato in ribasso (calato, nel 2025, del 4,1%), una diminuzione della produzione (dell’11,8%) e un calo delle esportazioni (del 29,4%), vive oggi una fase complessa, una sfida alla duttilità delle imprese artigiane.

Nel 2025 la metà di esse ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali e, secondo i dati Cna, vi sarebbero tutti i presupposti perché facciano ampio ricorso alla cassa integrazione anche nel 2026. Intanto, l’industria orafa cerca di reagire e lo fa ricorrendo a design diversi da quelli tradizionali, con la creazione di monili dalle forme raffinate ma dal peso più leggero oppure con il ricorso all’uso di leghe. Un tipo di produzione, questo, che sembra incontrare maggiormente la domanda attuale dei consumatori che, pur non rinunciando a questo tipo di investimento, sono oggi in cerca di prodotti più economici.

L’ANDAMENTO DEI METALLI COMUNI E IL RUOLO DEL DOLLARO

Anche gli altri metalli preziosi hanno iniziato a guadagnare terreno: mercoledì 28 gennaio le quotazioni del platino hanno superato i 2.592 dollari l’oncia, mentre il 29 gennaio quelle dell’argento hanno raggiunto i 120 dollari l’oncia.

Metalli comuni

Ma a stupire sono soprattutto i metalli comuni che, con la prospettiva di guardare a mercati più stabili, registrano a loro volta importanti rialzi. Tra questi il bronzo – che, pur non avendo una quotazione sul mercato, ha registrato un aumento del prezzo medio delle esportazioni (nel 2024 la media mondiale si aggirava sui 9.650 dollari per tonnellata) – e il rame, che il 29 gennaio ha superato i 14.500 dollari per tonnellata e, a fine giornata, si è assestato sui 13.700 dollari. Metalli preziosi e metalli comuni mantengono comunque un filo conduttore che si sostanzia nel crollo del valore di cambio del dollaro in relazione all’oro: tra i tagli ai tassi di interesse annunciati dalla Fed per maggio e le politiche del presidente americano Donald Trump sui dazi – che alterano i flussi commerciali dei metalli concentrandoli negli USA – il prezzo dell’oro è destinato a salire ancora.

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