Donald Trump alza il tiro in Iran. Il tycoon sarebbe intenzionato a colpire i siti dei programmi nucleari e missilistici iraniani, depositando l’ayatollah Ali Khamenei. E mentre in Medio Oriente si parla di una possibile escalation, l’Unione Europea inserisce i Pasdaran nella lista nera dei terroristi.
Le richiesta degli Usa
Secondo il New York Times, Washington avrebbe stilato una lista ampliata delle possibili opzioni militari contro l’Iran, schierando quella che lo stesso tycoon ha definito «un’armata potente». Fino a qualche settimana fa, Trump aveva espresso la sua intenzione di intervenire nella Repubblica per aiutare la popolazione, repressa dall’azione cruenta del regime dopo le proteste scatenate contro la Guida Suprema. La promessa non è mai stata mantenuto e anzi il presidente statunitense ha alzato il tiro innescando nuovamente una lotta con l’Iran per l’accordo nucleare. L
e richieste di Trump sono tre. Lo stop definitivo ad ogni arricchimento dell’uranio e la consegna della scorta, limiti alla gittata e al numero di missili balistici e la fine dell’appoggio a milizie per procura come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Ma la Repubblica Islamica appare ora molto indebolita per questioni interne, come le proteste cittadine, e per quelle geopolitiche internazionali. E l’Iran non sembra disponibile ad accettare le richieste del tycoon.

Tre ipotesi sul tavolo
Se l’Iran non dovesse accettare le richieste avanzate dagli Stati Uniti, la Casa Bianca non esclude un attacco «con velocità e violenza», molto più duro rispetto a quello attuato nel giugno scorso contro i siti nucleari. Il New York Times parla di tre ipotesi di azione del governo americano. La prima è la possibilità di distruggere parti del programma nucleare iraniano. La seconda riguarderebbe attacchi mirati a obiettivi specifici, come le sedi delle forze di sicurezza del Governo per depotenziare l’ayatollah, con una tattica simile a quella adottata per porre fine al regime di Nicolas Maduro in Venezuela. Proprio il tycoon ha paragonato i due Paesi, affermando che nel caso di Teheran sarebbe «una flotta più grande, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln, rispetto a quella inviata in Venezuela». Uno scenario, però, più complesso di Caracas in cui non è stato individuato un possibile successore. Infine, una terza possibilità riguarderebbe anche Israele, che si unirebbe a Washington per colpire un programma di missili balistici iraniani, ricostruiti dopo la guerra dei 12 giorni dello scorso giugno.
Lo schieramento della Casa Bianca
«Abbiamo molte navi molto grandi e molto potenti che stanno navigando verso l’Iran proprio ora, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle» ha scritto Trump sul suo social Truth. E ancora: «Speriamo che l’Iran si sieda presto “al tavolo” e negozi un accordo giusto ed equo — NESSUNA ARMA NUCLEARE… Il tempo sta scadendo». Alla portaerei Abraham Lincoln si aggiungono tre incrociatori armati con missili Tomahawk a lungo raggio, che raggiungono fino a 2500 chilometri di distanza, tre cacciatorpediniere, aerei Stealth F-35c e altre sei navi da guerra. Il New York Times, inoltre, ha rintracciato la pozione della portaerei e del resto della flotta invita da Washington in Medio Oriente. In particolare, le foto satellitari mostrano navi nella Muwaffaq Salti in Giordania.
L’Ue decide
Nel frattempo anche l’Unione Europea ha colpito l’Iran inserendo i Pasdaran nella lista nera dei terroristi, al pari di Al Qaeda, Isis e Hamas. Dopo il massacro avvenuto nella Repubblica, il Consiglio dei ministri dell’Ue ha deciso di intervenire perché «chi opera attraverso il terrore – ha detto l’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas – deve essere trattato come terrorista». Inizialmente c’era stato un rinvio della decisione a causa dei dubbi di Francia, Italia, Spagna e Belgio. Ma Kallas ha ribadito: «Quando le atrocità sono diventate evidenti, allora è stato chiaro che doveva esserci una risposta molto forte da parte europea».
Le reazioni
In un primo momento, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è mostrato intimorito per i connazionali presenti a Teheran, ma in seguito ha cambiato idea a causa delle «migliaia e migliaia di morti. Si parla di una carneficina. Se a Gaza sono ci sono stati sessanta mila morti e in Iran trentamila allora è una situazione paragonabile a Gaza». Non sono mancate poi le risposte dell’Iran. Secondo il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, è «un grave errore strategico» dell’Unione Europea. Mentre per Reza Palhavi, il figlio dell’ultimo Scià «invia un messaggio al regime criminale: non ha legittimità a livello globale».