Trump lancia l’ultimatum e l’Iran è sempre più debole

Continua ad aumentare la tensione tra Iran e Stati Uniti. Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran. «Il tempo sta per scadere», ha detto, suggerendo che se il Paese non dovesse accettare le richieste del governo americano potrebbe essere attaccato «con velocità e violenza». Il presidente americano parla di una «massiccia Armada» che si starebbe dirigendo verso l’Iran.

L’ARMADA DI DONALD TRUMP
Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti

«Un’importante Armada si sta avvicinando all’Iran, si muove rapidamente con grande potenza e determinazione». Così il presidente americano sta gestendo la questione internazionale con l’Iran, dopo la protesta popolare che ha scosso il Paese. L’Armada di cui parla il tycoon sarebbe più grande di quella utilizzata nel blitz in Venezuela. Ma di gran lunga inferiore a quella mobilitata durante le crisi mediorientali degli ultimi due anni. Gli strumenti di cui la Casa Bianca parla sarebbero 50 velivoli F35 e F18 della portaerei “Lincoln”, insieme ai missili imbarcati su sei caccia e un paio di sottomarini a propulsione nucleare. Armi sufficienti per un attacco contro più obiettivi, ma non per una compagna prolungata contro l’Iran.

Secondo il New York Times, fonti americane ed europee affermano che le richieste che l’amministrazione Trump fa all’Iran sono tre. La prima riguarda lo stop permanente ad ogni arricchimento dell’uranio; vuole limiti alla gittata e al numero di missili balistici; infine chiede di terminare il supporto a milizie come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Da notare che, tra le richieste, manca qualsiasi riferimento alle proteste avvenute nel Paese e alle migliaia di manifestanti uccisi dalla polizia iraniana. Gli stessi manifestanti a cui Trump aveva promesso il suo aiuto.

LA RISPOSTA ISLAMICA

La Repubblica Islamica non sembra pronta a cedere alle richieste di Trump e ha risposto alla Casa Bianca con toni di sfida. Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri, ha scritto su X che le forze armate dell’Iran hanno «Il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con la forza a qualsiasi aggressione». Ha poi aggiunto che non hanno ancora preso una decisione sui negoziati, ma che «la diplomazia non può arrivare a risultati attraverso le minacce militari». Inoltre, il consigliere di Khamenei, Ali Shamkhani, ha detto che ogni azione militare Usa verrà considerata «l’inizio di una guerra».

L’IRAN SEMPRE Più ISOLATO

Sono passate tre settimane dal bagno di sangue con cui Teheran ha reagito alle manifestazioni. La popolazione, inizialmente, è scesa nelle strade per la crisi economica in cui il Paese verte, ma poi la protesta si è tramutata in un dissenso sempre più forte nei confronti del regime di Khamenei. Proprio lui ha ordinato di sedare le rivolte, sparando sulla folla. La strage avvenuta tra il 7 e l’8 gennaio, secondo il Time, ha causato almeno 30mila vittime, a cui vanno aggiunti gli arrestati e i feriti. Dopo questo il silenzio: le strade adesso sono vuote nelle trentuno province iraniane, ma questa non è davvero una vittoria per il regime.

Infatti, l’accaduto ha scatenato l’indignazione internazionale e un progressivo isolamento del Paese, che adesso si trova a dover affrontare dure conseguenze. Da un lato un possibile intervento Usa e dall’altro sanzioni europee contro i Guardiani della rivoluzione, il principale apparato militare ed economico.

Le manifestazione in Iran contro il regime

E se uno dei motivi delle manifestazioni era la svalutazione del Rial iraniano, il 27 gennaio la moneta ha toccato un nuovo minimo storico e il costo dei beni di prima necessità è aumentato del 60% rispetto a dicembre. A peggiorare la situazione è anche il prolungato blocco di Internet, il terzo blackout digitale più lungo della Storia. È preceduto solo dai 35 giorni in Sudan nel 2021 a causa della guerra civile, e i 22 giorni in Mauritania nel 2024 per un guasto nazionale. Il blocco iraniano, attuato dal regime per isolare la popolazione dal resto del mondo, sta però danneggiando le entrate digitali annuali, pari a circa un miliardo di dollari.

PROBLEMI INTERNI

Significativo il fatto che le rivelazioni fatte al Time di 30mila morti siano arrivate da fonti governative iraniane. Questo fa supporre che qualcuno dentro il regime sia in disaccordo con Khamenei e la stessa Intelligence Usa ha descritto la Repubblica Islamica come «mai così debole». Intanto, Reza Palhavi, figlio dello Scià deposto nel 1979, parla di un crescente numero di ufficiali che gli promettono fedeltà. Da qui l’ipotesi che qualcosa a Teheran stia effettivamente avvenendo e si fa sempre più forte il dubbio che l’Iran stia minacciando una pioggia di missili su Usa e Israele proprio per distogliere l’attenzione dall’indebolimento interno.

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