Chi l’avrebbe mai detto a inizio stagione che l’Inter sarebbe stata delusa di una sconfitta del Napoli? I rimpianti nerazzurri per il mancato accesso diretto agli ottavi per un punto si mescolano alla neve che cadeva sul Westfalenstadion. Al 80’, dopo la meraviglia su punizione di Federico Dimarco davanti al Muro giallo di Dortmund, la squadra di Chivu si trovava ottava nella classifica generale di Champions League. Certa della qualificazione agli ottavi di finale. Come in tutti i sogni tuttavia tocca svegliarsi e non poteva esserci sveglia peggiore. Al Maradona Joao Pedro trafigge con un diagonale spietato Meret, condannando il Napoli all’uscita dalla Coppa dalle grandi orecchie e l’Inter ai play off.
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Atalanta e Juve un’occasione persa
I rimpianti più grandi però li ha l’Atalanta. 16 punti sarebbero bastati per qualificarsi agli ottavi, ma la sconfitta in Belgio contro l’Union Saint-Gilloise, relega la Dea al quindicesimo posto con 13 punti. Gli stessi della Juventus, che esce dalla sfida col Monaco con uno 0-0 insipido in cui si salva solo il decimo clean sheet consecutivo, ma fa riflettere Spalletti sulle seconde linee bianconere.
Conte, dottor Jekyll e mister Hyde
Mai nessuna squadra Campione d’Italia era riuscita a non passare la fase a gironi di Champions League a parte la Juventus nel 2013. Che cosa hanno in comune? Antonio Conte. Il tecnico leccese tanto dominante in campionato con 6 scudetti e una Premier League vinte non riesce a barcamenarsi col doppio impegno settimanale.

In Champions il suo più grande traguardo è un quarto di finale con la Juventus, il resto è una storia anonima, non dal Conte vincente del campionato. Decisivi gli infortuni, pesantissimi quelli di Lukaku e De Bruyne, che hanno condannato la squadra, ma sicuramente anche una cattiva gestione del doppio impegno.
Mou l’ha fatto ancora
La storia più assurda dell’ultima schizofrenica serata di Champions è quella del Benfica di Mourinho. Nonostante la rimonta a danni del Real Madrid non sarebbe bastata per staccare un pass per i play off. Il Marsiglia di De Zerbi, travolto dalla valanga del Brugge, era infatti avanti di un gol nella differenza reti. Serviva un gol alla squadra del vate di Setubal per qualificarsi, e il gol è arrivato dal più improbabile.

Al 97’ il Benfica ottiene una punizione al limite dell’area. Mou urla dalla panchina al portiere Trubin di salire anche lui in area. Piove il pallone in mezzo e Trubin stacca di testa. Gol. Mou impazzisce e urla alla panchina: «È merito mio». Il Benfica passa e ora come nelle migliori storie Mou potrebbe incontrare il suo passato, l’Inter e Chivu, con cui ha conquistato il Triplete.