Meloni in visita a Niscemi: “Il governo agirà celermente”

«Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere». È la rassicurazione espressa dalla premier Giorgia Meloni durante l’incontro con il sindaco, il prefetto e la protezione civile a Niscemi, la zona, colpita da una terribile frana che ha causato 1500 sfollati. Prima di arrivare al municipio della cittadina in provincia di Caltanissetta, Meloni ha sorvolato le zone colpite dal ciclone Harry nei giorni scorsi.

Niscemi dopo la frana del 2026
La visita di Meloni in Sicilia

Il problema più grande è che finché la frana rimarrà attiva sarà impossibile identificare con esattezza l’area su cui intervenire e stabilire le modalità di intervento. Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha confermato che la premier Meloni tornerà di nuovo nel paese in provincia di Caltanissetta, chiedendo la massima attenzione e il rispetto di una tempistica precisa. Nel frattempo, la procura di Gela ha aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento. Dopo la visita a Niscemi Meloni è andata alla capitaneria di porto di Catania per un vertice con il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, il presidente della Sicilia Renato Schifani e il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano per parlare dei danni causati dal ciclone Harry. Intanto, gli sfollati dormono nel palazzetto dello sport e nella casa di riposo “Giugno”.

Le reazioni politiche

I deputati di Sud chiama Nord, durante l’assemblea regionale, hanno proposto di utilizzare i fondi stanziati per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. In questo modo i soldi andrebbero ad aiutare  per la ricostruzione di Niscemi e di tutte le zone colpite dal ciclone Harry. La richiesta specifica è di fornire subito 1,3 miliardi di euro. Il governo, al momento, ha l’intenzione di stanziare 100 milioni di euro per le regioni colpite dall’evento distruttivo. Il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, ha dato la disponibilità di offrire le aree libere al confine per la ricostruzione dei quartieri franati a Niscemi.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha sottolineato l’urgenza. Ha ricordato  che i danni del ciclone Harry ammontano complessivamente a 2,5 miliardi di euro. Dal suo punto di vista lo stanziamento dei 100 milioni del Consiglio dei ministri è totalmente insufficiente.

La frana del 1997

Il 12 ottobre 1997, poco prima delle 14, c’era stato un’altra frana a Niscemi. Il vulcanologo Franco Barberi, a quei tempi sottosegretario alla Protezione Civile, parlò di «ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico». La procura aprì un fascicolo per disastro colposo e ai 400 sfollati. Furono offerte 600 mila lire per tredici mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000, 48 case e la chiesa Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe si avvicinarono al luogo di culto alcune persone provarono a fare da scudo per evitare la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste la chiesa fu poi abbattuta.

Scatti fotografici nella frana a Niscemi nel 1997
Scatti fotografici della frana a Niscemi nel 1997
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